Noi genitori “alternativi” alle cene di Natale: prontuario di sopravvivenza 

Disciplina Dolce

Noi genitori “alternativi” alle cene di Natale: prontuario di sopravvivenza 

Noi genitori “alternativi”,percepiti come mezzi fricchettoni, abbiamo delle situazioni sociali da affrontare, durante le quali ci sentiamo se non giudicati, quanto meno nella posizione di doverci costantemente difendere.
Tra queste situazioni periodiche, ci sono le cene e i pranzi di Natale, in cui oltre alla bellezza del ritrovarsi tutti insieme, c’è anche l’oscura ombra del giudizio e della costante messa in discussione di tutte le nostri basi pedagogiche.

Nelle situazioni in cui svariate generazioni delle nostre famiglie, con diversi livelli di esperienza, con diversi background culturali e soprattutto diversi approcci pedagogici si incontrano, noi genitori che optiamo per la disciplina dolce siamo percepiti come poco autorevoli e tendenti a viziare i bambini, colpevoli di portarli verso terribili derive.

In un impeto di empatia, per Natale, vi lascio due regali:
Uno è il la puntata speciale del mio podcast in cui parlo di come rifugiarci in un po’ di pace e silenzio anche nei frenetici (e di certo magici) periodi natalizi.

L’altro è questo articolo, un piccolo prontuario di sopravvivenza per le cene e pranzi di Natale; una piccola guida per essere assertivi ma gentili, far capire il nostro punto di vista senza offendere quello degli altri, e senza accumulare tossicità sociale.

* i riferimenti a zii e cugini e relativi nomi sono puramente casuali e inventati.

Il bimbo riceve un regalo: lo obblighiamo a dire grazie?

dire che babbo natale non esiste

Il cugino Gino fa un regalo al nostro bambino di meno di 5 anni, lui scarta il regalo, lo guarda, lo gira tra le mani, accenna ad un sorriso timido, magari inizia a giocarci… e non dice grazie.
Noi che facciamo? Invitiamo con aria di rimprovero a dire grazie? (Es. E non dici grazie? Non essere maleducato!)

Un bimbo, soprattutto se non vede il cugino Gino quasi mai, situazione tipica di molti Natali in molte famiglie, può essere intimidito e insicuro su cosa si debba dire e fare.
Guarda il nuovo gioco, magari non ha ancora neanche capito di cosa si tratta, ha intorno gente, stimoli… e sì, anche se gli abbiamo insegnato a dire grazie, può dimenticarlo o non “connettersi su quel canale”.

Per i bambini, dire grazie è prima di tutto un automatismo sociale, imparato per prassi; solo in un secondo momento arriva il reale senso di gratitudine, quindi non c’è né da stupirsi né da offendersi se a volte un bambino non dice Grazie.

Se accade, facciamo noi le veci della gratitudine e diciamo “Grazie cugino Gino, sei stato molto gentile”, e magari aggiungiamo una richiesta di conferma e rinforzo positivo da parte del bambino “vero che lo zio è stato tanto carino con noi?”.
In questo modo stiamo ratificando l’esempio che abbiamo già dato in passato e stiamo facendo felice lo zio, che si vedrà gratificato (sì, a volte bisogna fare da psicologi anche ai vari zii Gini, che sono anche permalosi).

Se anche noi abbiamo un regalo per lo zio, poi, possiamo coinvolgere il bambino nel “gioco del dono”:
“Andiamo a prendere il nostro regalo per lo zio Gino? Eccolo qui, lo vuoi dare tu?”

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Anche tu genitore, meriti di farti un regalo:

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La zia vuole un bacio. E il bambino non lo vuole dare; lo costringiamo?

Lo dico chiaramente qui, come nell’articolo relativo all’educazione al consenso fin dall’infanzia: sarà difficile convincere i nostri figli e le nostre figlie pre adolescenti che nessuno può agire sul e con il loro corpo senza il loro consenso, se da 1 a 7 anni li abbiamo costretti ad abbracci e baci forzati a qualunque zio e zia semi sconosciuta, con la forzatura morale del “se no la zia ci resta male” .

Noi adulti possiamo dircelo chiaramente: la zia Amelia se la caverà, riuscirà a riprendersi dallo shock e dalla cocente delusione di un bambino piccolo che questo bacetto proprio non lo vuole dare.

Quindi, nessun bacetto o abbraccio per dire grazie o per semplice saluto, abbassiamoci all’altezza dei nostri bambino e chiediamo “ti va di dare un bacio alla zia?”.
Se si nasconde, guarda altrove, se ne va o dice “no”, non insistiamo..
Alla zia diremo “ora non vuole, non ti dà fastidio, vero zia?” (in modo dolce, rimettiamo la zia nella posizione di adulta che deve gestire un rifiuto senza prendersela)

Il bambino non mangia (abbastanza secondo la nonna)

Siamo a tavola e tutti i bimbi mangiano il piatto di pasta al sugo fatta dalla nonna per loro. E il fatto che l’ha preparata “apposta per loro” non mancherà di essere ribadito.
Ma il tuo bimbo o bimba, proprio non vuole mangiare quella portata.
Perché non è abituatiaa mangiare piatti di pasta di sera, perché la pasta al sugo la annoia, perché non le piace, perché prima ha già mangiato delle patatine e ora non ha più fame.
E noi, con stupore di tutti, quasi sconcerto, le diciamo che non è un problema, che può andare a giocare, che ci sono tante altre cose da mangiare e quando ne avrà voglia mangerà altro.
E iniziano i “ma bisogna insegnare a mangiare tutto”, “ma così vince sempre lei”, “bisogna imparare a stare a tavola e mangiare quello che c’è perché i bambini in Africa muoiono di fame”.

Per altro, potrebbero esserci altri bambini che mangiano eccome, calmi calmi accanto alla mamma… ipnotizzati davanti ad uno smartphone.

Risposta e approccio di sopravvivenza: “Ci sono tante cose da mangiare, oggi è un giorno di riposo dalle regole per noi adulti e anche per loro. Da domani si torna tutti a mangiare come sempre” .
Se ci va di investire energie in pieno rispetto della comunicazione non violenta, possiamo persino consigliare alle altre mamme cosa fare se i loro figli mangiano solo con il tablet (visto che tanto siamo in vena di consigli pedagogici, allora possiamo darne anche noi, no?)

disciplina dolce elena cortinovis

Lo zio Voldemort promette caramelle come premio per qualcosa

Poi arriva lo zio genio, che chiameremo Voldemort, che tira in ballo il suo estro pedagogico pensando di risolvere il problema del piatto di pasta: “bimbi, se mangiate tutto, lo zio vi dà il panettone/caramelle/gelato/patatine fritte”.

Soluzione: trovare gli horocrux e distruggere lo zio Voldemort è cosa troppo lunga (questa similitudine non la capiranno tutti, purtroppo). Quindi bisogna usare i principi della comunicazione assertiva e ribadire
“Grazie zio, ma se non ha voglia di mangiare la pasta non c’è bisogno che la mangi per forza; il panettone se lo vorrà lo avrà lo stesso. In fondo è Natale per tutti, anche i bimbi torneranno a mangiare sano da domani”.

Dentro di noi, vorremmo spiegare tutto il male che si annida dietro alla pratica del dare il cibo come premio; facciamolo solo se abbiamo dei parenti commensali orientati all’ascolto e non allo scontro. Se così non è, lasciamo stare, siamo assertivi e basta.
L’onere educativo lo abbiamo verso i nostri figli, non verso la nostra famiglia.

premiare i bambini con il cibo

Il bambino “fa i capricci”, secondo il nonno

Verrà di certo il momento in cui qualcuno pronuncerà la parola “capricci”.
Il termine arriverà in riferimento al figlio tuo o di qualcun altro, magari pochi minuti dopo aver terminato una conversazione politica in cui le due fazioni opposte hanno alzato moltissimo la voce.
Insomma, subito dopo aver dato saggio di quanto adulti grandi e grossi e con capelli bianchi non siano in grado di gestire le proprie emozioni e la propria comunicazione, si andrà a cercare di capire perché i bambini fanno i capricci, i dispetti, i prepotenti addirittura.

Anche qui, se abbiamo energie, poco vino in corpo e una compagnia aperta, possiamo spiegare perché il capriccio non esiste ma è una nostra percezione dell’espressione di emozioni e sentimenti,

Se invece tutta questa pazienza non la abbiamo, e dicendo che nostro figlio fa i capricci qualcuno lascia passare il sotto testo che li stiamo viziando, usiamo i principi della comunicazione non violenta e rispondiamo qualcosa simile a
“Stiamo facendo del nostro meglio con il nostro approccio, come avete fatto voi, del resto. Lasciami provare ad educare mio figlio a modo mio, e vediamo che succede”.
NB: di come comunicare con nonni invadenti, ne ho parlato qui.

Se ti serve un aiuto sulla comunicazione non violenta, te ne parlo in questo articolo.
Se invece ti serve supporto in più per superare il giudizio degli altri, leggi questo post sulla liberazione dal giudizio che viene da fuori e da dentro, e portalo con te alle cene di famiglia e non solo.

Buone Feste e… buona fortuna!


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