Educare al consenso, fin dall’infanzia

Disciplina Dolce

Educare al consenso, fin dall’infanzia

Quando si parla di educazione affettiva, educazione all’emotività e alla sessualità, si sente sempre, come chiusura a discorsi lunghissimi, “tutto dipende dalla famiglia”.
Vero, verissimo, l’educazione parte in famiglia, e il sistema di pedagogia ed educazione ne deve essere un supporto.
Dunque, come educare al consenso i nostri figli, fin da piccoli?

Questa domanda di enorme valore mi è stata posta direttamente anche durante un dibattito in una delle recenti presentazioni del mio libro “A cuore acceso”.

E si tratta di una domanda importantissima, che tutti dovremmo realmente porci, per cambiare in meglio il mondo attraverso l’educazione dei nostri figli e delle nostre figlie.

a cuore acceso - elena cortinovis

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Una guida pratica e tantissimi spunti di riflessione per migliorare il nostro approccio pedagogico… e la nostra vita da adulti.

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Puoi ascoltare i contenuti di questo articolo anche nell’episodio 101 del mio podcast

Educare al consenso bambini e bambine: come fare

Se per parlare del valore del proprio corpo, del fatto che tutti lo devono rispettare – e tutti dobbiamo rispetto al corpo degli altri- , e per parlare di molti altri concetti correlati (educazione sentimentale, educazione sessuale ed emotiva) nella pre adolescenza ci vengono in aiuto corsi e gruppi, con i bambini il tema è ancora poco trattato, anzi del tutto trascurato.

Eppure è nell’infanzia che si formano le strutture comportamentali più importanti e durature della vita ed è per questo che il tema dell’educazione al consenso parte fin da piccolissimi.
E come?

Con l’arma, anzi, il SUPER POTERE più forte che abbiamo e della quale parlo spessissimo qui, nel podcast, su Instagram e nei miei corsi: il nostro esempio.

Senza addentrarmi come sempre nell’ambito delle neuroscienze, che dimostrano che i bambini al di sotto dei sei anni non apprendono tanto e solo da quello che diciamo ma da quello che vedono ed esperiscono, entriamo semplicemente nel pratico.

Ecco un elenco di esempi e di azioni che possiamo mettere in pratica per insegnare il consenso ai bambini.

mancanza di autostima dei bambini

Esempio 1.
Il tuo bambino o bambina di meno di 4 anni sta giocando da solo o con amichetti; magari è nel pieno flusso del gioco, incurante di cosa avviene intorno, e tu vedi che gli cola il nasino.
Il bimbo non lo toglie perché non sa come fare, forse non ne sente neanche il fastidio, tira su con il naso e soprattutto tira fuori la linguetta per… assaggiarlo.
So bene che anche solo mentalmente vi state già fiondando con un fazzoletto su di lui/lei e, con tanto di mano larga sulla faccia, gli pulite il nasino.
Il bambino vive questa situazione con disagio quando lo facciamo, in genere mugugna o inizia addirittura a piangere.
Cosa possiamo fare, allora?
Ovviamente non lasciamo correre; abbiamo l’onere di cura dei nostri bambini e non vogliamo che soffochino nel loro muco. Ma dobbiamo prenderci cura di loro rispettando il loro corpo.
“Questo nasino è sporco, lo posso pulire?” oppure, se è più grande (diciamo dopo i 3 anni e mezzo) “Hai il naso che cola, tieni il fazzolettino, prova a pulirlo. Vuoi aiuto?”
Ovvio che non avremo risposte da adulto ed è quasi certo che alla fine l’azione di pulire il naso dovremo farla noi, lo stesso.
Ma staremo abituando il bambino all’idea che chiunque, persino la mamma, non può arrivare all’improvviso e mettere una mano in faccia per pulire il naso.

Esempio 2:
Mia figlia è seduta a fare i compiti o i disegno con il cespuglio di capelli davanti alla faccia (una cosa che detesto!! grrr).
Persino io in questi casi tendo a dimenticare che se un bambino ha un fastidio di entità così piccola… è del tutto in grado di risolverla da solo/sola… e mi fiondo con l’elastico a farle la coda:
Così, senza avvisare, senza chiedere, come se fosse uno scopino con le setole rotte e io arrivo a sostituire con quelle nuove. Sì, proprio come se fosse un oggetto inanimato.
Anche in questo caso, siamo certe che non ci siano soluzioni migliori?
Cosa potrei fare allora?
Posso avvicinarmi e dire “Leti, ti danno fastidio i capelli in faccia? Li spostiamo un po’? Come fai a leggere così?”
Oppure, se la bimba è più piccola, possiamo anticipare il nostro arrivo con “Ecco che arrivano dei ferrettini colorati per i capelli! Che dici, li mettiamo? Quale ti piace?”

Esempio 3:
Sentiamo che nella stanza in cui nostro figlio sta giocando insieme ad altri bimbi inizia a fare caldo, e il suo maglioncino è troppo pesante.
Allora ci fiondiamo e glielo togliamo. Senza chiedere. Interrompendo il gioco. Bloccando l’interazione con i suoi compagni.
Davvero, non è difficile capire che questo intervento è poco rispettoso, per quanto fatto “a fin di bene”.

Il punto è chiaro, vero? Se noi agiamo sui loro corpi senza avvisare, senza chiedere, senza interagire intelligentemente con loro, quello che i bambini rischiano di interiorizzare è:

  • anche io (bimbo) posso fare così con gli altri,
  • gli altri (tutti, non solo i miei genitori) possono avere accesso al mio corpo senza chiedere.

Tocchiamo adesso il topic più delicato, sul quale dobbiamo necessariamente imparare ad essere intransigenti:

Il bacino/abbraccio imposto. L’antitesi del consenso

dolci ai bambini come premio

Quante volte avete sentito dire ai bambini (o lo avete detto voi stess*)

“Se non mi dai un bacino piango”
“Se non mi dai un bacino me ne vado”
“Dai un bacio alla zia su, se no si offende” (e magari questa fantomatica zia la vede pochissimo e nemmeno è una zia ma un’amica della collega del padre)

Sarà difficile spiegare ai vostri figli (e sì, soprattutto alle vostre figlie) pre adolescenti che nessuno può imporre un bacio o un contatto fisico e nessuno può chiederlo con pressioni morali e ricatti, se da piccoli sono stati cresciuti a suon di bacini contrabbandati come soluzione per non far piangere i vari zii della vita.

Sarà più difficile far capire davvero, agli adolescenti, che un bacio e un abbraccio sono azioni non meccaniche ma legate all’emotività, ai rapporti che si maturano nel tempo sulla base di fiducia, affetto, stima. E che a prescindere da questi sentimenti, i baci si danno solo quando si ha voglia di darne.

Certo, possiamo rimandare tutto e provare a spiegare queste cose ai nostri figli solo da adolescenti.
Ma mettiamo anche in conto che un adolescente segue i suoi pari più che i genitori, e il seme del rispetto degli altri e di se stesse (e se stessi) va piantato molto prima affinché sia realmente interiorizzato.

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