bimbi autonomi e indipendenti: l’importanza dei primi tre anni

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Disciplina Dolce

bimbi autonomi e indipendenti: l’importanza dei primi tre anni

Avere bimbi autonomi, bambini indipendenti e sicuri, che possano poi diventare adulti in grado di prendersi responsabilità, di affidarsi agli altri e di essere affidabili a loro volta: il sogno di ogni genitore, in teoria; ma quanto, in realtà, l’autonomia e anche l’attitudine all’indipendenza dei nostri bambini ci spaventa più di quanto ci attiri?

Certo, prima i bambini si evolvono tanto da riuscire a restare una serata senza di noi, ma con i nonni, più restano sereni quando andiamo a lavorare, più sono in grado di mangiare da soli, migliore è la qualità della nostra vita…. e la possibilità di mandarli serenamente al nido appena possibile.
Ma cosa si nasconde dietro la non-autonomia di molti bambini?
Tante, tantissime cose.

Ogni aspetto evolutivo della vita dei nostri bambini è la punta di un iceberg meravigliosamente complesso, che noi andiamo ad analizzare insieme articolo dopo articolo, podcast dopo podcast, e ovviamente nei miei libri e nei miei corsi.

Oggi parliamo di autonomia dell’infanzia, come fare per svilupparla in modo non tanto veloce quanto giusto e consapevole e cerchiamo di capire come, spesso, siamo anche noi genitori a non riuscire a staccarci dalla zona di confort che ci lega ai nostri bambini.

Come anticipo nel titolo, una parte importantissima dell’autonomia dei bambini e, ovviamente negli adulti, si innesca e genera nei primi tre anni di vita.
Ma anche dopo… non è troppo tardi.

Alto contatto, primo costruttore di autonomia per i bambini

bambini e vacanze

Altro che “bambini viziati e mammoni”, l’alto contatto scelto da sempre più genitori come approccio pedagogico i primi anni e mesi di vita è un vero e proprio catalizzatore cognitivo dell’elemento centrale nell’autonomia di un bambino e di un adulto: la fiducia (nei genitori e nel mondo).

L’alto contatto è l’insieme di pratiche che, soprattutto nei primi tre anni di vita di un bambino, prevedono la pratica regolare di stabilire contatto fisico e ovviamente emotivo tra genitori (soprattutto mamma, nei primi mesi) e bambino. L’alto contatto passa attraverso il portare in fascia, l’allattamento, il comunicare con sorrisi ed espressioni occhi negli occhi, l’abbassarsi all’altezza del bambino in buona parte della comunicazione verbale.

E poi anche la lettura di libri e fiabe prima di dormire, gli abbracci, il prendere in braccio quando il bambino ne esprime l’esigenza.

La neuro-scienza dell’età evolutiva ha osservato che questo approccio aiuta i bambini a maturare un maggiore senso di fiducia generale, non tanto in se stesso o nei genitori, ma nel mondo circostante; in pratica, fa evolvere la percezione di essere in un universo che ascolta i suoi bisogni.
Questa pratica, lungi dall’essere una forma di vizio, che cresce figli mammoni, crea invece individui sicuri.

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Spannolinamento senza stress

Togliere il pannolino: ce lo raccontiamo come un momento cruciale per l’autonomia di un bambino, per il suo processo verso il diventare “un bimbo grande”. Ma, ammettiamolo perché non c’è nulla di cui vergognarsi, lo spannolinamento è spesso dettato dal nostro bisogno di emanciparci dal cambio pannetto, e per poter portare i bambini alla scuola dell’infanzia (e quindi per poter riprendere alcuni fili della nostra vita, in stand by con la genitorialità).

In realtà lo spannolinamento consapevole è un percorso così delicato e complesso da essere spesso ritardato, paradossalmente, proprio dalla nostra fretta.

Bambini che potrebbero essere prontissimi ad essere spannolinati ben prima dei 24-36 mesi, ritardano perché noi adulti non ne vediamo i segnali.
Poi arriviamo con l’ansia nell’estate antecedente l’ingresso alla scuola dell’infanzia, e stiamo lì ad inseguirli con il vasino per casa per mostrare come si fa la cacca fuori dal pannolino.

Anche questo passaggio è invece fatto di “segnali”.

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Ho creato per te un video corso che ti guida in un percorso di spannolinamento consapevole.

Le lezioni del corso (4 ore totali) saranno a tua disposizione per sempre. Il corso è diviso in due capitoli per renderlo più facilemte fruibile e permetterti di seguire per primi i capitoli che più ti interessano.

Al termine di ogni capitolo troverai contenuti di approfondimento e file scaricabili.

Gioco autonomo

Hai presente un bimbo è solo solo, in silenzio, che sposta i giochi apparentemente senza senso, monta e smonta blocchi di costruzioni, parla con pennarelli e li fa interagire tra loro?
Non ci cercano, sembrano in un mondo tutto loro, quasi assenti.

Molti genitori non reggono questa assenza, la vivono con sentimenti contrastanti che oscillano tra senso di colpa (perché sta giocando solo) e senso di nostalgia, perché lo vedono assente.

Bene, in questi momenti di assenza, detti anche momenti di “flusso”, loro stanno sviluppando la loro presenza a se stessi, la concentrazione, il pensiero astratto.
In pratica, i momenti di flusso, generalmente coadiuvato dal gioco destrutturato, sono i mattoni su cui si costruisce buona parte dell’autonomia di un bambino (e anche buona parte della sua creatività da adulto).

Dunque, quando li vedo in questi momenti… non intervenire, non imporre la tua presenza che interrompe la loro concentrazione.
Resta pure nelle vicinanze, così che percepiscano di non essere soli, ma intervieni solo quando loro te lo chiedono.

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Educazione al consenso

Una locuzione “adulta”, almeno afferente spesso alla sfera del mondo dei grandi, per sistemi emotivi e affettivi anche complessi. Eppure, l’educazione al consenso parte davvero fin dalla prima infanzia.

Ogni bambino deve capire, per sviluppare consapevolezza e autonomia, che il suo spazio e il suo corpo non sono soggetti al mondo adulto.
Dal bacio o abbraccio imposto al cugino di quinto grado “se no ci resta male” (ricatto emotivo), al boccone di pastina scotta infilato in bocca mentre nostri figlio è distratto dai cartoni (distrazione dal nutrimento e inganno), il togliere ai bambini il diritto di esprimere necessità e preferenze relative al proprio contatto con le cose rischia di bloccare una parte importante di sviluppo sul piano di consapevolezza e autonomia.

In un recente articolo ho dato un po’ di esempi di come possiamo agire nel rispetto dei loro spazi e corpi, pur senza lasciarli morire di fame e senza metterli in pericolo.
Ti invito a leggerlo.

Il nostro rapporto con la loro autonomia

I nostri bambini crescono ogni giorno a velocità incredibile: i nostri bimbi ci sembrano sempre più grandi, viviamo spesso la sensazione di perderci pezzi, di vivere una vita velocissima dove la loro infanzia ci scivola dalle mani.

Se da un lato vederli crescere ci rende felici e fieri, dentro viviamo un piccolo dolore che sa sempre più di distacco…. e a volte siamo proprio noi a cercare, senza neanche accorgercene, a volerlo rallentare sempre di più.

Quindi non vogliamo lasciarlo dagli zii anche se i piccoli ne hanno voglia, ci catapultiamo su di loro mentre giocano da soli (quando il giorno prima pensavamo alla fatica di dover giocare con loro al parco).
Nulla di grave, è normalissimo e conosco anche io molto bene questo aspetto della genitorialità, non solo come genitore ma anche come pedagogista.

Ma ti do una buona notizia: essere “vicini”, l’alto contatto che passa attraverso abbracci, restare la sera a leggere fiabe e accoglierli nei momenti in cui hanno bisogno di momenti di regressione è un approccio che asseconda sia il nostro bisogno di tenerli stretti a noi ancora un po’ che il loro bisogno di crescere sicuri e fiduciosi di essere accolti dai loro genitori, prima ancora che dal mondo.

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