Mio figlio non obbedisce: perché e come fare

bimbo disobbediente -
Disciplina Dolce

Mio figlio non obbedisce: perché e come fare

Ci sono bambini che, agli occhi di noi adulti, appaiono più obbedienti di altri, e bambini (spesso i nostri) che ci sembrano dei piccoli anarchici, assolutamente non in grado di fare ciò che chiediamo loro di fare.
Che lo chiediamo con calma, con l’alto contatto, con la diplomazia che un genitore sperimenta ogni giorno o con le cattive, dalla botta sul culetto allo strillo, ci sembra che non cambi niente, i bambini non obbediscono. (NB: repetita iuvant: lo schiaffo sul culetto è sempre una perdita di controllo da parte nostra, un atto violento, un abuso)

Facciamo chiarezza sul concetto di obbedienza nei bambini, che è diverso dal senso di obbedienza di noi adulti; facciamo luce sulle nostre aspettative fino ad arrivare a qualche soluzione pratica ed efficace per far sì che i nostri bambini, “di tanto in tanto”, facciano quello che chiediamo loro di fare.

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Ciao, io sono Elena Cortinovis, pedagogista e divulgatrice, ferma sostenitrice della Disciplina Dolce come approccio ad una pedagogia e genitorialità sana.

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Cosa vuol dire obbedire

Dizionario Treccani –
ubbidire (o obbedire, letter. ubidire) v. intr. [lat. oboedire, comp. di ob e audire «ascoltare»] (io ubbidisco, tu ubbidisci, ecc.; aus. avere).
– 1. a. Agire in modo conforme a quanto è o viene comandato

La definizione linguistica aiuta e ci dà la base per comprendere il senso dell’obbedienza.

Obbedire vuol dire eseguire quanto chiesto senza esprimere domande, in modo più o meno immediato (almeno, questo ci aspettiamo dai nostri bambini affinché li possiamo considerare obbedienti), in base ad un senso di gerarchia. Si obbedisce a chi si ritiene “superiore” su una scala gerarchica. L’obbedienza è legata ad un rapporto di potere, nell’infanzia come nelle relazioni adulte e nel tessuto sociale.

Proviamo a scorporare le caratteristiche fondamentali dell’obbedienza:

violenza e disciplina dolce - soldatini di starwars
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Non porsi domande

L’assenza di domande di fronte ad una richiesta è una prima importante barriera comunicativa tra chi dà un comando e chi lo esegue.
L’esecuzione del comando non prevede necessariamente la comprensione del comando stesso: chi chiede non spiega e chi esegue non sa.
Le conseguenze di un rapporto con le figure genitoriali in cui la comunicazione è interdetta, comporta il rischio di adulti che non si pongono domande e non sanno comunicare.
Paradossalmente, un bambino obbediente oggi potrebbe essere un adulto molto sprovveduto e incosciente, perché non abituato a pensare a causa-effetto delle azioni.

Il senso della gerarchia

Le abitudini educative dei nostri genitori e nonni ci hanno probabilmente trasmesso l’idea che, ai bei vecchi tempi, l’adulto diceva e il bambino eseguiva.
Abbiamo già parlato del motivo per cui, con questo metodo, non siamo affatto venuti bene lo stesso (gli adulti spesso hanno problemi di comunicazione, di autostima, di rispetto delle regole, pensa un po’…).

L’adulto si deve porre verso il bambino come guida sicura, leader affidabile. Un adulto che si pone solo in senso gerarchico (i.e “si fa così perché lo dico io”) insegna al proprio bambino che nel mondo c’è chi conta più di te (in famiglia oggi, a scuola domani, sul lavoro e nelle relazioni dopo domani). Crea un adulto che subisce supinamente i comandi di chi è in posizione di potere, e questa è la base sulla quale camminano tutti gli abusi di potere.

Il senso della paura

Un bambino che obbedisce sempre, è un bambino che ha paura.
Se un bambino obbedisce perché ha paura delle conseguenze (punizioni) e non perché capisce il senso dell’azione richiesta, potrebbe diventare un adolescente o un adulto abusante o suscettibile ad abusi, per non parlare delle conseguenze devastanti che la paura in famiglia provoca sull’autostima.

Tutto questo è quanto di più antitetico esista rispetto alle caratteristiche dei bambini.

Ricordiamo velocemente le caratteristiche che accomunano tutti (ma proprio tutti) i bambini.

bambini alla scuola primaria unsplash
  • i bambini sono esploratori (anche dei limiti); è indole del bambino voler sperimentare i limiti propri e degli adulti. Esplorano i limiti anche perché ne hanno bisogno per sentirsi sicuri;
  • i bambini sono bisognosi di capire ciò che li circonda, anche le regole: i bambini stanno imparando tutto, anche il linguaggio, anche la comunicazione e le regole di vita e di comunicazione.. Più che pretendere cieca obbedienza, cerchiamo di fare di tutto affinché il nostro bambino capisca, con i suoi strumenti, il limite che gli stiamo dando o ciò che stiamo chiedendo. In questo, le regole della comunicazione non violenta possono essere sempre preziosissime.
  • i bambino sono bisognosi di comunicare; lo fanno a loro modo, con il corpo, con l’esternazione delle emozioni, ancora poco con la parola ma stanno imparando, e imparano a comunicare con il nostro esempio,
  • i bambini sono bisognosi di regole sane e chiare

Dall’obbedienza alle regole sane

I bambini hanno bisogno di regole, le vogliono anche per capire i propri limiti e come dove e quando è possibile superarli. Hanno bisogno di regole coerenti da genitori e guide coerenti, perché in un mondo a loro estraneo, dove è tutto nuovo e quasi tutto fuori dalla loro portata, hanno bisogno di riconoscere guide sicure.

Come devono essere le regole e come devono essere date?
Lo spiego nel dettaglio in un articolo in cui spiego perché i bambini hanno bisogno di routine e regole .

Puoi anche leggere: Aiuto, mio figlio non ama le regole!

Affinché i bambini imparino a fare quello che è giusto per il loro bene, come mangiare sano, lavare i dentini prima di andare a nanna, dormire il giusto numero di ore, guardare la tv un numero ponderato di ore, giocare senza farsi male, è importante stabilire delle routine che siano costruite insieme e, insieme, gradualmente cambiate a seconda dell’età e dello sviluppo del bambino e dei ritmi della famiglia.

Questo esce fuori dalla dinamica del bambino che fa qualunque cosa gli chieda il genitore, in qualunque momento, per il semplice fatto che lo pretende il genitori.
Frasi come “adesso basta parlare”, “adesso smetti di giocare”, “stai seduto, basta correre” restano fuori contesto e fuori dalla loro comprensione, se non spiegati.

Invece di dare regole, spesso diamo comandi senza senso e decontestualizzati

bambini gelosi

A volte, il motivo per cui a noi genitori sembra di avere dei bambini disobbedienti non è tanto legato al reale comportamento del bambino ma al nostro modo di gestire la rabbia e le nostre emozioni.
Siamo stanchi (comprensibilissimo, lo so bene), siamo arrabbiati con i colleghi o con il partner, siamo nervosi e chiediamo con rabbia ai nostri bambino di fare cose che, in realtà, non hanno senso.
Urlare ad un bambino di smettere di urlare è un paradosso persino per la logica di un bambino.
Urlare ad un bambino di abbassare la voce perché noi abbiamo il mal di testa è un comando senza senso.
Diverso è suggerire piccolo, controllando in primis la nostra frustrazione e rabbia, di fare ad esempio un gioco meno rumoroso, come colorare o fare le costruzioni, perché la mamma/il papà si sente stanca e ha bisogno di riposare qualche minuto o fare una telefonata.

L’importanza di lavorare su noi stessi come genitori è imparare a dare il buon esempio non è la scorciatoia per avere dei bambini obbedienti, ma sicuramente per avere dei bambini che si fidano di noi, senza temerci, che danno fiducia alle nostre raccomandazioni e alla nostra esperienza, che deve guadagnare peso nel loro cervello, a discapito della nostra “autorità”.

Si tratta di strategie difficili, ma utili a lungo termine, soprattutto da adolescenti e adulti quando questa fiducia sarà ancora più importante.

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