Stanno uccidendo la Disciplina Dolce e la voglia di tanti genitori di creare un ambiente familiare e sociale non tossico, e sano per lo sviluppo dei bambini e dei genitori.
Alert: articolo sfogo!
Me ne rendo conto ogni volta che leggo finte analisi e commenti che, con tono paternalistico e persino passivo aggressivo, parlano della Disciplina Dolce come un esperimento di pochi fricchettoni che, tanto, prima poi, cambiano idea o “ricadono” nell’efficacia dei metodi tradizionali.
La presa in giro di certa stampa, anche nazionale e autorevole, quando finge di approfondire il tema, verte sempre sullo stesso motivetto retorico: i genitori che provano le “tecniche” della Disciplina Dolce, dopo due o tre volte che provano a ragionare con i propri figli, alla fine cedono e, esasperati, tornano ad urlare, punire, essere poco “dolci”.
In barba a chi cerca ogni giorno di far capire che il processo di costruzione di un rapporto sano con i figli è fatto anche di passi indietro, di imperfezioni;
quello che molti giornalisti purtroppo non capiscono è che in realtà, chi viene colpito, ferito, sminuito da questa narrazione, non è il o la pedagogista che divulga la disciplina dolce (che magari ha numeri alti sui social e possiamo legittimamente portare sulle palle), ma i genitori che ogni giorno si mettono in gioco per il bene dei bambini, ma anche della società.
Perché stanno uccidendo la disciplina dolce, o almeno ci stanno provando, in modo più o meno consapevole?
Me lo chiedo spesso, ogni volta che leggo livore, non solo nei commenti online ma anche, appunto, in luoghi che dovrebbero essere più imparziali ed equilibrati, come stampa, scuole, programmi tv, ambienti scientifici.
Sono giunta alla conclusione più ovvia:

la disciplina dolce non mette in discussione solo i genitori che la scelgono.
La disciplina dolce non mette in discussione solo i genitori di bambini piccoli.
La disciplina dolce non mette in discussione solo i genitori.
La disciplina dolce mette tutti in discussione, anche le persone che hanno figli ormai adulti, o che non hanno figli ma lo sono o lo sono stati.
Quando asserisco che “Non siamo affatto venuti su bene lo stesso” , metto in discussione tutta la vita e la gestione delle emozioni di buona parte di un intero paese.
[…] i bambini amano i genitori e le loro memorie nel passato, soprattutto quando diventano anziani e li vediamo più fragili o quando non ci sono più, tendono a diventare più belle di come erano realmente (anche questa è una forma di sopravvivenza).
Chi ricorda la ciabatta, ha esperito probabilmente anche gli schiaffi; ma parlare del “lancio della ciabatta” è più divertente da raccontare ed più raro leggere “siamo venuti su a suon di schiaffi, silenzi passivi aggressivi e va tutto bene.
Inoltre la DD è spesso sotto attacco perché confuta la teoria semplicistica secondo cui “si è sempre fatto così”, e mette soprattutto in discussione un’intera società in cui la comunicazione violenta o aggressiva sembra essere ormai alla base della nostra comunicazione tra umani.
La DD mette in luce quanto oggi, il principale problema delle famiglie, sia la sostanziale solitudine dei genitori, soprattutto in un paese in cui la famiglia viene nominata solo per fini ideologici e per fare campagne elettorali, ovviamente con toni sempre violenti, razzisti, escludenti.


