Proteggere i figli, senza controllarli

violenza e disciplina dolce - soldatini di starwars
Disciplina Dolce

Proteggere i figli, senza controllarli

Proteggere i figli non è solo il desiderio di moltissimi genitori, non è solo un “istinto”, ma è anche un obbligo legale che i genitori hanno per mantenere i diritti genitoriali e la tutela minorile,

Eppure la linea che, soprattutto dai 5-6 anni in poi, separa l’istinto / intento protettivo dal controllo, si assottiglia sempre di più, tanto che spesso risulta in

  • tensioni e incomprensioni tra genitori e figli (soprattutto dalla pre adolescenza in poi)
  • chiusura da parte dei figli (ma molto spesso anche da parte dei genitori)
  • atteggiamenti di sfida reciproca e allontanamento.


A proposito di adolescenza e pre adolescenza, nell’incontro dal vivo che si terrà il 16 maggio 2026

parleremo in modo approfondito non solo di pedagogia e disciplina dolce nella prima infanzia ma anche di

  • come creare rapporti genitori/figli sani, nell’adolescenza
  • come innescare circuiti virtuosi di comunicazione intergenerazionale

Insieme a me, pedagogista divulgatrice della disciplina dolce, ci sarà anche Antonella Questa, con una fantastica lezione-spettacolo e la psicologa dell’età evolutiva, dottoressa Francesca Ribaudo.

Ti aspetto!

In un approfondimento su Amore e mania di controllo abbiamo già parlato di come l’approccio all’affetto attraverso il controllo dell’altro parte dai primi anni di vita e si può riproporre come schema nelle relazioni adulte dei nostri figli.

Ecco perché riuscire a mettere in atto metodi e buone pratiche di protezione reale, senza controllo, non solo ci permetterebbe di tutelare davvero la vita dei nostri bambini, ragazzi e giovani adulti, ma anche di

  • innescare meccanismi di fiducia (reciproca)
  • conoscere meglio il mondo in cui i nostri figli, volenti o nolenti, dovranno muoversi
  • dar loro gli strumenti necessari per proteggersi dai rischi di questo mondo, anche quando noi non ci siamo (perché no, non siamo eterni e soprattutto non potremo mai esserci sempre, in caso di reale rischio).

contingentare (o negare) l’uso del web

skincare per bambine - analisi del fenomeno

Nei primi anni di vita, almeno fino alla pre adolescenza, non dare accesso libero ai minori a contenuti online a dispositivi smart è una forma di protezione

  • sul piano medico e psicologico (social e smartphone alterano i circuiti dopaminergici dei bambini)
  • sul piano di sicurezza della persona (il dark web sfrutta la solitudine dei bambini online per mettere in atto pratiche di adescamento)
  • sul piano relazionale (il web isola)

Mi vorrei soffermare su quest’ultimo punto: spesso molti genitori “cedono” alla pressione fortissima dei loro bambini di 7-8 anni (o anche meno) di avere uno smartphone, di avere accesso alle piattaforme di infotainment (Ad esempio, TikTok).

La leva della pressione è “sono il solo a non averlo, mi stai isolando”. E spesso questa pressione non viene solo dai bambini ma dagli adulti (“se non dai un cellulare a tuo figlio, lo isoli”)

Forse ti interessa leggere “Bambini e skincare – analisi di un cortocircuto culturale”

In realtà è l’esatto opposto.
Il modello relazionale dei piccoli non può passare dal follow su un social, men che mai da un like.
Questo modello crea individui isolati.

Impariamo a distinguere i reali pericoli dai nostri irrisolti

siamo venuti bene lo stesso - educazione violenta

I genitori, oggi, sono costantemente accompagnati da un misto incessante e auto alimentato di paure.
Le persone con figli tra i 30 e i 50 anni sono la prima generazione che

  • è consapevole degli irrisolti trasmessi da vecchi metodi educativi
  • ma non ha ancora visto i risultati a lungo termine di una pedagogia più dolce e accogliente
  • ha un enorme accesso alle informazioni, mai avuto prima nella storia
  • ma non è ancora del tutto in grado di setacciare le informazioni in eccesso e contestualizzarle

Questo ci porta ad essere più fobici che protettivi.

Spesso molti genitori, ad esempio, scambiano liti (anche frequenti) all’asilo, per atti di bullismo (qui ti aiuto a capire se tuo figlio è davvero vittima di bullismo).

Ancora più spesso, proiettiamo su di loro il rischio che vivano traumi che abbiamo vissuto noi, diventando iper protettivi e controllanti.
L’eccesso di controllo, per contro, crea moltissime insicurezze a chi lo riceve e, a lungo andare, anche allontanamento dalla figura controllante.

Non possiamo non conoscere quello che loro vivono

mio figlio ascolta la trap
ph. Pluto Mossa | unsplash

Poi accade che i nostri ragazzi arrivano a quella fatidica età in cui accedono ai social, scelgono il loro tipo di musica, scelgono cosa leggere e perché.
Ed è lì che molti di noi genitori commettono la gaffe di

  • essere oppositivi e giudicanti verso tutto ciò che piace a loro,
  • o scimmiottare gli stessi gusti.

Tranquilli, non è necessario che ci piaccia la musica trap (ho scritto un articolo dedicato all’eventualità in cui tuo figlio ascolti musica di m…), o che ostantiamo attitudini giovanili che i nostri ragazzi definirebbero cringe.

Su che social è attivo tuo figlio?

Se tuo figlio è attivo su TikTok, è bene che tu sia su TikTok.
E non per seguirlo e controllarlo (è possibile che tuo figlio/figlia abbiano il profilo chiuso. Anche a te). Ma per conoscere quello che accade in quell’ecosistema.
Quali sono gli influencer che segue?
Quali i messaggi e sotto messaggi che questi nuovi vip divulgano?

Che musica ascoltano tua figlia?

Chi sono gli idoli dei tuoi figli?

Nei primi anni di infanzia immaginiamo un futuro roseo in cui i nostri bambini amino gli stessi autori che abbiamo amato noi. E quindi li riempiamo di Vasco Rossi, De Andrè, Guccini, De Gregori, i Queen.
Ma per loro, facciamocene una ragione, i nostri beneamini sono vecchi.
E se li apprezzano è principalmente perché questo li lega a noi.
I ragazzi hanno preferenze che parlano il loro linguaggio e il riconoscimento dei loro pari, ad un momento della vita, diventa molto importante.
Apparentemente, più importante del nostro.

La musica dei nostri figli, però, va ascoltata. Arriva il momento in cui dobbiamo deporre le armi e non creare guerre sante affinché loro ascoltino De Andrè, ma noi dobbiamo ascoltare la loro musica (di merda).
Altrimenti la ascolteranno esclusivamente da soli, isolati.
E noi non sapremo realmente di quali messaggi e sentimenti collettivi si nutrono e, soprattutto, perderemo ottime occasioni di dibattito.


Salvo poi lamentarci perché “i figli adolescenti non parlano e si chiudono”:

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