Un figlio vittima di bullismo è, giustamente, una delle paure più forti dei genitori che seguo come pedagogista, ma anche che conosco come donna con tante amiche e amici con figli.
Moltissimi genitori vivono con terrore l’idea che, proprio nei luoghi in cui un’altra istituzione deve prendersi cura dei nostri figli per alcune ore al giorno, possano essere il contenitore distratto di un loro incubo.
Il bullismo è infatti una possibile fonte, per il bambino, di
- insicurezza di sé
- insicurezza nei confronti delle istituzioni a protezione della sua persona
- stress e ansia
- in alcuni casi, atti ti auto lesionismo
E sappiamo purtroppo, dalla cronaca, che ci sono stati anche in Italia, dei casi in cui la conseguenza è stata la peggiore in assoluto.
Il dibattito sul bullismo, nel bene e nel male
Il fatto che, finalmente, dopo anni di narrazione sminuente del fenomno, il bullismo sia entrato nel dibattito pubblico, ha portato a diversi tipi di conseguenze:
Da un lato, una maggiore sensibilizzazione di famiglie e scuole sul disagio giovanile e sull’assenza di buoni esempi dei giovani.
Dall’altro, un diffuso e non sempre giustificato terrorismo, come sempre a spese dei genitori e delle famiglie.
Mai come oggi, nella storia, siamo sovraespsti alle informazioni, soprattutto a quelle di cronaca, sui cui drammatici episodi marciano interi format televisivi e social per mesi e mesi.
Il dibattito è buono, utile e giusto quando porta a risposte e soluzioni che non siano solo terrore, più ascolti e più hype.
La paura e la rabbia non sono mai buone consigliere, soprattutto quando si svolge il complicatissimo e delicato lavoro dei formatori.
Vedo infatti spesso molti genitori fraintendere il fenomeno del bullismo e vederlo anche dove non c’è e, soprattutto, per paura, incentivare i propri figli anche piccoli ad avere reazioni violente… pur di non diventare possibile bersaglio di bulli in futuro.

Nella seconda edizione dell’evento per genitori
Rivoluzione Gentile, Maggio 2026
parleremo moltissimo e in modo approfondito di adolescenza e pre adolescenza, in momenti delicatissimo in cui i concetti di
- gruppo
- branco
- amici e pari
assumono un ruolo centrale nella vita dei nostri figli.
Vieni a curiosare nel programma di quest’anno.Quali sono le caratteristiche degli atti di bullismo
Non tutti i comportamenti fastidiosi e antipatici dei compagni di scuola o sport possono essere rubricati come “bullismo”.
E questo è il primo punto da cui partire per capire se e in che misura è il caso di preoccuparci e di agire.
All’asilo non possiamo parlare di bullismo
Affinché si possa definire un bambino/ragazzo “bullo”, serve che ci sia l’intenzionalità, la deliberata voglia di offendere, ferire, perseguitare, fare male.
Chi segue me, il mio podcast, i miei contenuti su Instaggram, chi ha un minimo di conoscenza del neurosviluppo sa che sotto i sei anni non è possibile né opportuno parlare di reale intenzione a far del male.
Un bambino non consce il rapporto causa – effetto delle sue azioni, spesso mosse da una via di mezzo tra istinto e “tentativi”.
Dunque, un bimbo che morde o spintona tuo figlio all’asilo non lo fa perché è un bullo, ma perché non controlla corpo ed emozioni, non capisce in che misura può far male fisico, figurarsi emotivo.
Bisogna star fermi e non agire in alcun modo?
Certo che no, ma le azioni da prendere (e i livelli di allarme) non sono le stesse dei casi di bullismo.
Noi siamo gli adulti e siamo noi a dover dare il giusto peso alle cose.
Il bullismo prevede un rapporto di asimmetria
Affinché si possa parlare di bullismo, e dunque preoccuparsi di tutte le sue conseguenze, è necessario che il rapporto tra abusante e abusato sia in squilibrio.
Maggiore possenza fisica, numero di persone ad agire verso una vittima, età maggiore o maggior potere, carattere forte verso carattere più remissivo sono caratteristiche di un’azione realmente abusante.
Ad esempio… i genitori che puniscono i bambini, affermazioni come “si fa così perché lo dico io…”.
Questa è asimmetria. Chi ha potere lo esercita in modo violento e abusante su chi non ne ha. (I said what I said).
Azione di abuso reiterata e perseguitante
L’episodio isolato non è bullismo, e non ha dunque le sue conseguenza. E’ di certo odioso, porta un disagio da disinnescare con la nostra guida, ma non è bullismo.
Un’angheria subita una volta è di certo frustrante, soprattutto se non rianalizzata e processata con il giusto approccio, ma non vuol dire essere vittime di bullismo.
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Comprendere realmente il fenomeno e coglierne i segnali è il modo migliore (forse l’unico) per poter
- reagire tempestivamente
- reagire in modo giusto ed equilibrato
Allertarsi e allertare la scuola per improbabili atti di bullismo in prima elementare, è un modo per non affrontare il problema nel giusto modo e per, soprattutto, togliere il peso e la gravità al fenomeno reale.
Al netto di questo,
Come capire se tuo figlio è realmente vittima di bullismo?

- Ascoltarlo davvero: Spesso i genitori dicono che i bambini non parlano, o dicono sempre “niente” alla domanda “cosa hai fatto a scuola?
Come è andata oggi?”.
Sin dall’infanzia, però, è bene alimentare la conversazione con domande più circostanziate, come “quali materie hai studiato oggi?” “Quanto è durato l’allenamento?”, “Mi sembri più stanco… hai per caso fatto (nome dell’attività che in genere lo stanca di più)”.
Questo crea delle risposte più precise, dalle quali possono realmente partire conversazioni e, soprattutto, fa sì che i figli si sentano visti e ascoltati in modo più autentico. In questo modo, sarà più probabile che si aprano con noi quando vivono situazioni di sopruso.
Il primo modo per insegnare ai figli a difendersi e renderli sicuri di avere una struttura famigliare e sociale in grado di proteggerli e stare dalla loro parte. - Osservarlo: Nervosismo, improvvisa inappetenza, disturbi del sonno sono segnali che ci fanno capire che qualcosa nella sua routine quotidiana, magari proprio quella che non è sotto i nostri occhi, è cambiata. C’è qualcosa che turba.
Ovviamente, al netto di routine quotidiane casalinghe sane (nel senso, non stupiamoci se i ragazzi non dormono bene o non mangiano se li teniamo con il tablet in mano fino all’ora della nanna). - Cose improvvise, come la volontà di non andare più a scuola, o a fare sport o le attività che inizialmente piacevano potrebbe essere un altro campanello che qualcosa di importante non va. Che ad un bambino passi la voglia di andare a calcio o a danza, non è così strano di per sé, laddove la voglia si perda gradualmente, come una fiamma di entusiasmo che si affievolisce. Sono i cambi improvvisi che, talvolta, possono essere campanelli di allarme da indagare meglio.
Come proteggere i bambini dal bullismo
Che NON si difendano da soli
Lo dico subito: la retorica del “deve imparare a difendersi” non è una soluzione, anzi, è il modo migliore per isolarlo e renderlo la vittima più appetibile per i bulli e i prepotenti nella vita.
Vedo spesso (e leggo, nei commenti ai miei reel come questo) genitori che, fin dall’asilo, incentivano all’auto difesa o alla reazione uguale o superiore di fronte a chi fa i dispetti, con la solita frase:
- devi imparare a difenderti
- ti spinge? e tu spingi più forte! Ti dà un pugno? Impara a darlo anche tu!
Non stiamo alimentando autostima: stiamo alimentando solitudine (me la devo vedere da solo), e disistima nelle istituzioni deputate a proteggerli (scuola, famiglia, adulti di riferimento).
Non abbandoniamoli online
Alla luce dei sempre più frequenti atti di bullismo legati ai dispositivi smart, ai social, al web, insegniamo ai nostri figli la pericolosità del web fin da piccoli.
Non rendiamo quello spazio online una confort zone in cui si rifugiano quando non hanno voglia di mangiare o di stare seduti in pizzeria mentre noi parliamo di alta politica con i nostri amici.
Pretendiamo con assertività la presenza delle istituzioni esterne
Se abbiamo ragionevoli sospetti o certezze che i nostri figli siano soggetti di atti di bullismo, impariamo a pretendere (non solo a chiedere sommessamente) l’attenzione della scuola e delle famiglie coinvolte.
Non insegnamo che la legge del più forte regola tutto
Il motivo per cui le passate generazioni sono state tutte, in qualche modo, o bullizzate o bulle negli anni dell’adolescenza?
Perché venivamo da contesti famigliari in cui le regole le stabiliva l’autorità che aveva il potere (i genitori).
Perché la sculacciata, lo schiaffo, anche la cinghiata, era normalizzata in primis in famiglia e le vessazioni da adulti a bambini, anche nelle scuole, erano del tutto normalizzate.
Oggi abbiamo, forse per la prima volta nella storia, la sensibilità e il potere cambiare paradigma.

