Il pianto dei bambini è una delle sfide più grandi per i genitori di oggi. Ma perché i bambini piangono così tanto, a volte per ogni cosa? Capiamo insieme cosa sta dicendo il pianto alle diverse età e come comportarci in modo equilibrato, cercando la ragionevole via tra “panico, facciamolo smettere subito!” e “ma sì, meglio che pianga così diventa indipendente”.
Lasciar piangere o non lasciar piangere? Questo è il problema
Il pianto dei bambini (come del resto, negli umani) è un’espressione naturale di un ventaglio sterminato di emozioni e bisogni; eppure, per i genitori è sempre stato qualcosa da gestire, in un modo o nell’altro.
E nell’ultimo secolo, questi due “modi” sono stati per alcuni aspetti squilibrati e antitetici:
Negli anni Ottanta, e fino a metà degli anni Novanta, ad esempio, andava per la maggiore l’approccio del far piangere i bambini, anche da soli in camera, un po’ per tutto.
Come punizione, per farli finalmente addormentare da soli, come forma di training ad una vita che tanto sarà fatta di lacrime e dolore, meglio abituarcisi.
Ricordo programmi tv, anche molto famosi e molto seguiti, in cui la tecnica del “lasciarli piangere finché…. (non si stanca, non avrà capito, non lo sentiremo più)”, veniva insegnata e promossa.
Lo dico chiaramente, questa tecnica fa parte di quella che oggi viene chiamata Pedagogia Nera (leggi l’approfondimento).
Poi, anche grazie a nuovi approcci e la varietà delle fonti (non più solo tv, anche i social e i blog magazine di pedagogia), molti genitori hanno messo in discussione questa tecnica, per fortuna, ma hanno iniziato a camminare nella “paura del pianto”, per cui questo è diventato qualcosa da placare e consolare subito, quasi fosse l’espressione di una sofferenza che, se protratta per più di un minuto, avrebbe portato traumi irreparabili per i nostri bambini.
Vediamo insieme come possiamo trovare un equilibrio, ma prima serve capire:
Perché i bambini piangono?
Il motivo per cui i bambini piangono dipende in modo determinante dall’età dei bambini e dunque la nostra reazione deve essere diversa (ma il nostro approccio verso il pianto no, ne parlo meglio in chiusura di articolo).
Perché piangono i neonati?
I neonati piangono perché il pianto è il principale modo che hanno per comunicare qualunque cosa; il pianto è un segnale di bisogno primario, come mangiare, stare in braccio/bisogno di alto contatto, capire di non essere soli in uno spazio sconosciuto. E ovviamente è messaggio di malessere fisico, dalle colichette ai dentini che iniziano a spuntare.
Il nostro compito, in questi casi, non è “farlo smettere” e basta ma placare il bisogno. L’errore che facciamo spesso è credere di dover risolvere solo il problema all’origine del bisogno di mangiare o far passare il dolore, ma non placare il bisogno, sempre primario, di un contatto con il genitore.
Perché i bambini di 1-2 anni piangono sempre?
Tra 1 e 2 anni, i bambini vivono un’intensa crescita emotiva.
In questa fase, le emozioni diventano sempre più complesse, ma i piccoli non hanno ancora gli strumenti verbali per esprimerle.
Di conseguenza, la frustrazione, la rabbia o i corto circuiti cognitivi ed emotivi (come quando piangono come matti perché la banana si è spezzata…) si manifestano attraverso il pianto, che può sembrare ingiustificato o esagerato agli occhi degli adulti.
Tuttavia, per il bambino, si tratta di una tempesta emotiva difficile da gestire.
È fondamentale non ridurre queste reazioni a semplici capricci, ma capire che il pianto è il suo modo di affrontare emozioni forti e difficili da comprendere. In questa fase, è essenziale accompagnare il bambino nell’apprendimento e nel riconoscimento delle emozioni.
Non serve rimproverarlo o sminuire, ma piuttosto aiutarlo a dare un nome ai suoi sentimenti. Questo approccio non solo favorisce la crescita emotiva, ma insegna anche l’importanza di esprimere le emozioni in modo sano, razionale e verbale. Un buon supporto in questo periodo aiuta a formare individui capaci di riconoscere e comunicare le proprie emozioni in modo equilibrato e consapevole, evitando che queste sfocino in reazioni incontrollate.
Perché i bambini di 5-6 anni piangono per ogni cosa?

Tra i 5 e i 6 anni, i bambini iniziano a sviluppare un processo di autoregolazione emotiva.
In questa fase, si comincia a richiedere loro di comportarsi in modo più maturo, ma spesso ci si aspetta che a 5 anni siano già “grandi” e capaci di gestire compiti che loro sentono come complessi.
Questo può portarli a sentirsi sopraffatti e incompresi, soprattutto quando si trovano di fronte a richieste che risultano difficili per loro.
Anche in questo caso, sminuire con un “ma dai non vedi che è facile? Gli altri bambini lo fanno” non è un approccio che accoglie, ma che sminuisce la fiducia nelle proprie capacità.
Possiamo invece aiutarli a riconoscere il sentimento di inadeguatezza senza giudicare, aiutando il bambino a trovare soluzioni e a comprendere che ogni difficoltà può essere affrontata con il giusto aiuto.
È anche vero che questa è l’età in cui i bambini imparano a “mettere alla prova” i grandi, anche attraverso il pianto. Ricordano come reagiscono i genitori quando piangono e iniziano a capire se con il pianto possono ottenere qualcosa e sì, è il momento in cui imparano l’umana arte della “manipolazione”.
Si tratta di argomenti così complessi che ho dedicato un articolo a parte proprio a “bambini manipolativi, come funziona la loro mente“.
Perché per noi adulti è così difficile gestire il pianto dei bambini?

Perché il pianto dei bambini è così sfidante per noi adulti e in particolare per i genitori?
Restando in superficie potremmo dire che ci dà fastidio, è rumoroso, è disturbante, ma a noi restare in superficie non piace.
Allora affrontiamo la realtà ben più complessa: il pianto dei nostri bambini tocca corde molto delicate per noi, e ci svela
- come siamo abituati ad accettare le emozioni (nostre)
- come reagiamo di fronte al dolore (nostro)
- come reagiamo di fronte al bisogno di aiuto e supporto (nostro)
- come siamo abituati a gestire e accettare la fallibilità (nostra)
Se nostro figlio piange, affrontiamo un disagio personale: entriamo in crisi perché ci sentiamo impotenti o in colpa.
In fondo, cresciamo nella retorica del “una mamma sa, una mamma capisce al volo il suo bambino, nessuno conosce il bambino come la mamma…”.
Poi ci troviamo ad essere mamme e papà e voilà, la verità è che non capiamo proprio niente. Non sempre il bambino si calma in braccio alla mamma.
Se nostro figlio piange, tocca la nostra fatica; come genitori, ci sentiamo soli, in una società in cui il massimo del supporto che riusciamo ad ottenere è online.
Viviamo vite complesse e affaticate e sentire un bambino che scoppia a piangere per la banana che si spezza o per la matita cui si spezza la punta, ci fa esplodere, se non di rabbia, di frustrazione. Di questa solitudine ho scritto anche in Il Grinch dell’educazione.
Se ti riconosci in questa fatica, sappi che è proprio da lì che parte La Dolce Guida: 8 settimane in cui più di 2000 genitori hanno imparato a stare nel pianto dei figli (e nel proprio) senza andare in pezzi. Entra in lista d’attesa e ti avviso io quando riapre.
Strumenti per genitori, quando i bambini piangono

I nostri strumenti, non sono solo “pratici”, ma emotivi.
Smettiamo di vedere il pianto come un fallimento; ricordiamo poche e semplici cose
il pianto è un linguaggio, se un bambino piange, sta comunicando;
il pianto non può essere sempre placato con un’azione, soprattutto per i bambini dai due anni in su; quando il pianto è segnale di un corto circuito emotivo, va solo accolto; basta esserci, accogliere e provare a contenere, come dicevo nell’articolo sulla gestione delle crisi di pianto e crisi emotive dei bambini, dove trovi anche i segnali per capire quando è il caso di parlarne con il pediatra.
Pensiamo a noi adulti: a volte capita che dopo una giornata difficile abbiamo bisogno di piangere, solo per stare meglio.
E se accanto a noi c’è qualcuno che ci accoglie nel pianto, anche senza darci una soluzione, ci sentiamo ancora meglio.
Soprattutto, non dobbiamo avere paura del pianto.
E non parlo solo di quello dei nostri figli.
Tutto quello che ho scritto su pianto, crisi e capricci lo trovi raccolto nella guida Crisi, capricci e rabbia nei bambini.

