Il marketing dei giochi, punta su due perni: quello che vogliono i bambini e quello di cui hanno bisogno i genitori in un dato periodo storico. Come ogni macro segmento merceologico nel mondo del marketing, prende in considerazione chi spinge la richiesta (in teoria in bambini), e chi effettua l’acquisto, prendendo la decisione finale (l’adulto).
Questo è comune a tutto il mondo del marketing, fa sì che il mercato e l’economia dei beni resti in piedi, che le persone abbiano dei bisogni e in base a questi compiano acquisti.
Negli ultimi anni però il marketing legato al mondo dell’infanzia è molto cambiato; non si basa più solo sui bisogni dei bambini (anche bisogni superflui, si intenda), bensì su
- paure dei genitori
- ego dei genitori
- adultizzazione dei bambini
- disagio delle famiglie sempre più sole

La solitudine che spesso sentono i genitori e le famiglie, in un mondo sempre più disconnesso, è un mio cruccio.
Anche per questo ho creato il mio primo evento live:
La rivoluzione gentile
Una giornata intensiva di formazione completa con me, dedicata a esplorare a fondo tutti gli aspetti della Genitorialità..
Il marketing che punta sull’ego dei genitori
In un precedente e recente articolo riflettevo sull’enorme mole di bambini travestiti da Squid Game che ho visto nell’ultimo carnevale.
Dunque, o un numero preoccupante di bambini ha accesso ad una serie assolutamente non adatta all’infanzia o i genitori, adulti legittimamente appassionati al gioco e alla serie, travestono i bambini da una proiezione delle loro passioni e dei loro interessi.
Se per il mercato questo atteggiamento è una manna dal cielo, da un punto di vista pedagogico ci sono molte problematicità; il rischio che i genitori avvicinino troppo presto i bambini, con leggerezza, a contenuti non idonei, oltre che il rischio di appiattire la personalità in crescita del bambino sulle passioni dei grandi, si tratti di serie tv, film, libri o squadre di calcio.
Ho scritto qui un approfondimento: I figli non sono estensione dell’ego dei genitori
Il marketing che punta sulle insicurezze

Il marketing, di per sé, è generatore di bisogni dunque, in molti casi, di insicurezze. Non è bello, ma è così, prima lo capiamo, prima potremo proteggere noi e i nostri figli (pur senza smettere di acquistare e vivere da asceti).
L’iper competitività e iper performatività dell’epoca moderna è diventato un terreno fertile per il mercato.
Ogni genitore vuole far sì che i bimbi possano crescere nel migliore dei modi, sviluppare le proprie abilità, capire le proprie propensioni e piccoli grandi talenti; la voglia di fare del proprio meglio va spesso di pari passo con la paura di non fare abbastanza.
“I giochi che stimolano i bambini” sono ormai un mantra non solo del marketing ma anche della pedagogia, e fin qui non ci sarebbe nulla di male se non fosse per il fatto che molti bambini vengono iper stimolati con troppi giochi elettronici e interattivi che fanno l’effetto esattamente contrario.e qui ti spiego perchè.
Il marketing che punta sull’adultizzazione dei bambini

Un tempo i giochi basati sull’imitazione del mondo dei grandi non erano che riproduzioni in miniatura della vita adulta, parti ed elementi del gioco dell’imitazione e del gioco simbolico.
Macchinine, moto, ferri da stiro, bambolotti, pistole e divise; al di là dei dubbi sulle assegnazioni di genere e sui tipi di gioco, che prevede mille articoli a parte, sta di fatto si trattava sempre, in modo infraintendibile, di giochi.
Oggi si assiste ad una tendenza all’adultizzazione dei bambini da parte della società, incentivata da un mercato che non produce beni per i piccoli ma incita i piccoli ad avere bisogno di prodotti per adulti. Ne è esempio l’aumento di prodotti di marca costosissimi, fatti per bambini al di sotto dei 5 anni e sempre più diffusi in ogni fascia di target, anche di livello socio economico medio basso.
Ne sono esempio i prodotti di skin-care sempre più usati da bambine piccolissime, che non ne hanno bisogno, le feste di compleanno per bambine nelle spa, l’abbigliamento matchy-matchy per mamma e figlia da sfoggiare nei selfie sui social.
Non è come mettere il rossetto della mamma per giocare in casa; questo gioco simbolico è facilmente circostanziabile al perimetro del gioco dell’imitazione, importantissimo per lo sviluppo di un bambino.
Credo che questo punto sia il più controverso nel marketing moderno rivolto all’infanzia, dal quale la nostra responsabilità genitoriale ci impone di imporci (scusate il gioco di parole), per proteggere i piccoli.
Adultizzare un bambino, è un enorme torto che facciamo ai piccoli, mettendo alla loro portata una realtà che non sono ancora in grado di capire, creando o alimentando in loro bisogni del tutto innaturali per la loro età (come fare maschere e scrub alla pelle giovanissima e delicata).
soluzioni: la nostra responsabilità genitoriale

In un mondo complesso, in cui, come detto in apertura, le famiglie sono o si sentono sole, con genitori schiacciati da ritmi complessi e un sistema paese che non è di reale aiuto per le famiglie, la soluzione non può certo essere semplice.
Ma come pedagogista ricordo sempre che la nostra responsabilità genitoriale non deve essere percepito come un peso, bensì come un “super potere“.
- Teniamo in mente dei principi chiave per l’educazione dei nostri figli e per proteggerli,
- Usiamo una comunicazione non violenta ma assertiva e autorevole con il mondo intorno a noi (se abbiamo deciso che la maschera di Squid Game non va bene per un bambino di 7 anni, neanche il nonno deve comprargliela);
- Le regole non vanno date solo ai bambini, ma anche al mondo esterno
- Le regole dobbiamo darle anche a noi stessi, e seguirle per essere autorevoli e sereni agli occhi dei nostri figli.
Vuoi sapere cosa rende davvero felici i bambini, secondo le osservazioni della Disciplina Dolce?
Genitori emotivamente presenti, affidabili, autorevoli, limiti e confini chiari e semplici.
