I figli non sono un’estensione del nostro ego

Disciplina Dolce

I figli non sono un’estensione del nostro ego

Un vecchio sketch di Giorgia Fumo, stand up comedian Italiana che spesso ironizza sulla genitorialità moderna in modo mio avviso efficace, racconta della difficoltà delle bambine che, anche molto piccole, vengono esposte a istanze femministe e consapevolezze che le loro mamme hanno raggiunto in anni di letture e studio ed esperienza.

Ecco un estratto di una sua stand up:


In molte, anche io in parte, si riconosceranno in questa scena, non siamo permalose e ci facciamo una risata, vero?

Ma oggi vorrei agganciarmi e riflettere su quanto, spesso con i migliori propositi del mondo, trattiamo i nostri bambini come estensioni di noi genitori, proiezioni delle nostre passioni, interessi, persino lotte politiche e vere e proprie fedi e idolatrie.

Dal calcio alla politica: orientamenti o imposizioni?

bimbo disobbediente

Un genitore ha una fede calcistica?
Ovviamente vorrà poterla condividere con il proprio figlio o figlia, e questo ha senso.

E inizia a riempire la vita del suo bambino di gadget con i colori di quella squadra, riempie le conversazioni di battute che spiegano perché tifare per “quell’altra squadra” sarebbe sbagliato, improponibile, impossibile.
Il bambino, prima ancora di interiorizzare un reale e genuino interesse per il calcio e per quella squadra, capirà che il non farlo corrisponde a una delusione per il genitore (che ama), un possibile allontanamento dal genitore (del quale ha bisogno per sopravvivere), un probabile minore amore da parte del genitore (di cui ha bisogno per sopravvivere).
Noi lo sappiamo che non smetteremmo mai di amare un figlio nel caso in cui tifasse per un’altra squadra o non avesse interesse per il calcio (lo sappiamo, vero?), ma il bambino no.

Un genitore ha un credo politico, una missione ideologica personale.
Riempie la vita del figlio o della figlia di libri per l’infanzia che gravitano intorno a quel tema. E fin qui, tutto ok, nessuna riserva, se si tratta di testi e prodotti adatti alla loro età.
Poi passa all’orientare delle scelte per le attività extra (come l’esempio del rugby e non della danza, su cui scherza Giorgia Fumo nel video).

(NB: ho scritto alcuni consigli per scegliere in modo rispettoso le attività pomeridiane dei nostri figli dai 4 ai 10 anni).

Poi si passa addirittura a vietare alcuni prodotti (cinematografici, musicali, editoriali, o alcuni giocattoli) non perché non adatti ai bambini ma perché contrari alla nostra visione del mondo, da adulti, come nel caso del vietare la visione de La Sirenetta (un capolavoro del cinema dell’infanzia) perché “non bisogna rinunciare alla propria voce per un uomo” (ne ho parlato in modo approfondito in questo articolo sulla Cultura della cancellazione nell’infanzia).

siamo genitori con un forte ego… e il marketing lo sa


Nell’ultimo carnevale, ho notato un numero incredibile di bambini sotto i 10 anni con la maschera di Squid Game. Per chi non lo sapesse, Squid Game è una serie TV Sudcoreana, molto celebre, che narra un contesto distopico in cui le persone rischiano ogni giorno la vita, e muoiono male, perché inserite in un crudele gioco di violenza e sopravvivenza.

Non serve che dica che non è un prodotto per bambini.

Ora, delle due una: o un numero preoccupante di bambini ha accesso ad una serie assolutamente non adatta a loro, tanto da chiederne il costume, o i genitori, adulti legittimamente appassionati di Squid Game travestono i bambini… da una proiezione delle loro passioni e dei loro interessi.

E nessuna delle due cose è condivisibile da un punto di vista pedagogico, né fa bene allo sviluppo di un bambino piccolo, al di la del fatto che questo è uno dei motivi per cui alcuni bambini maturano antipatia verso il carnevale e detestano mettersi in maschera,

Soprattutto, se il mercato produce prodotti (maschere, giocattoli) derivati da altri prodotti assolutamente non adatti, non consigliati e anche vietati ai bambini, è perché ha capito che un terreno su cui mietere denaro non è più solo il mondo dell’infanzia, ma l’ego dei genitori.

Ma quindi, è sbagliato condividere le nostre passioni con i nostri figli?

Certo che no, anzi, condividere le nostre passioni, i nostri interessi, le cose che ci entusiasmano con i nostri bambini è fantastico e, se fatto in modo rispettoso, porterà i nostri figli cresciuti a condividere più agilmente le loro passioni con noi.

  • Ma la nostra passiona va condivisa, non imposta – guardare la partita con la mamma/il papà è un bel modo per condividere, finché il bimbo non si sarà legittimamente annoiato; circondare la sua vita di gadget e stemmi della nostra squadra, è lavaggio del cervello.
  • Invece che vietare e cancellare prodotti che non amiamo (ma che sono perfettamente adatti a loro), facciamo una decodifica del loro messaggi parlandone con i nostri figli.
  • Per quanto un’attività per noi possa essere importante, per i bambini è sana se viene proposta con leggerezza, come un gioco.
  • Condividiamo determinati prodotti e interessi quando sono pronti – io sono una fan di Harry Potter, ma per condividere la saga con le mie due figlie di 8 anni, so che devo pazientare. E devo anche serenamente mettere in conto che loro possano essere assolutamente disinteressate ai libri e poi anche ai film.
  • Parleremo anche di questi aspetti nell’evento dal vivo “Rivoluzione Gentile”, il 10 maggio 2025; ci sono ancora pochi posti!

Noi genitori di oggi, per fortuna, non siamo solo genitori, abbiamo dei percorsi individuali precedenti all’esperienza genitoriale e che vogliamo proseguire anche dopo.

Abbiamo personali missioni e battaglie, abbiamo ideali per i quali ci esponiamo in maniera anche attiva, oppure abbiamo passioni che ci accompagnano da anni, senza le quali noi non saremmo noi.

Questi sono aspetti bellissimi dei genitori moderni, che ci permettono di essere adulti complessi e multisfaccettati indipendentemente dai nostri figli e dal nostro essere genitori, e questo è il primo grande esempio che possiamo dare ai nostri figli.

Ora, il passo successivo è consentire anche ai nostri bambini di essere personalità indipendenti da noi, con loro passioni e loro interessi, da rispettare anche se non le capiamo o non le condividiamo al 100%.

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