La pressione del natale (sui genitori)

Disciplina Dolce

La pressione del natale (sui genitori)

In un articolo scritto lo scorso anno nel periodo di Natale, e sempre attuale, ho spiegato in parole semplici cosa provano i bambini, nel profondo, nel periodo di Natale.

Non si tratta solo di gioia, attesa, sorpresa, felicità. Queste sensazioni si accavallano con eccitazione difficile da gestire, ansia da prestazione e paura alimentate da “sei stato bravo?” “se non sei bravo Babbo Natale non viene”.

Approfondisci leggendo “ATTESA DEL NATALE PER I BAMBINI: ANALISI DEI LORO STATI D’ANIMO”

Ma il Natale, per quanto sia “la festa dei bambini”, è messo su dagli adulti.
Quindi oggi, con tutto il bene e l’interesse che ci piace dedicare ai nostri piccoli, ci occupiamo di genitori e di quali siano le pressioni che queste giornate di festa rappresentano per noi.

Come vi sentite sotto Natale: le vostre risposte

babbo natale esiste

Qualche giorno fa ho creato un box domande su Instagram e vi ho chiesto apertamente quali sono i vostri sentimenti ricorrenti, come genitori, nel periodo di Natale.

Tra i concetti che ricorrono più spesso nelle vostre numerosissime risposte, troviamo

  • stress (non si contano le risposte in cui si nomina questa parola)
  • fatica
  • paura di non essere abbastanza
  • pressione sociale
  • pressione economica e relativo disagio

E’ realmente giusto o giustificabile vivere un tale agglomerato di sentimenti negativi in un periodo in cui potremmo, finalmente, stare più tempo in serenità con chi amiamo, creare un mondo magico per i bambini, riscaldarci l’anima e non solo appesantirci le coronarie?

La fatica del creare il Natale perfetto

Anche qui, forse, l’infodemia, l’inondamento di informazioni, spunti, idee alle quali decidiamo di esporci, aumenta la nostra ansia da prestazione.
Quando il Natale si avvicina (ormai sempre prima) le nostre aspettative sono alimentate non solo dal ricordo dalle cose fatte l’anno precedente, ma dalle mille e più idee per un Natale perfetto che viene dal web.
Biscotti al pan di zenzero, candele prodotte a mano in casa, alberi di Natale iper performativi pensati per essere postati sui social (e non per essere distrutti in trenta secondi da bambini e gatti, come si confà alla vita reale), cene con intavolamenti da Pinterest.

Da un lato ci riempie di attesa, voglia di fare, adrenalina.
Dall’altro, senza neanche accorgercene, ci fa stancare ancora prima di iniziare.

Per alleggerire il carico, sarebbe meglio pensare a come rendere, quello che già facciamo d’abitudine, meno bello… ma più facile da gestire (serve davvero un albero di due metri? Serva davvero rendere tutta casa il villaggio di Babbo Natale? Serve davvero tutta la manfrina dell’Elfo di Babbo Natale, la cosa più malsana che abbiamo importato dopo la Coca Cola?

Paura di aspettative e giudizi

La possibilità di riunirsi più spesso con vari membri della famiglia, se da un lato è una cosa bella, e anche un privilegio, è un dato che può essere un momento di pressione e giudizio, soprattutto per chi ha il primo figlio, ancora piccolo.

Si tratta infatti di contesti in cui mettiamo insieme persone che non sempre si incontrano e stanno insieme, e noi ci sentiamo in qualche modo perno e punto di equilibrio.

E si tratta di contesti in cui, diciamolo serenamente tra noi, con tutto l’amore del mondo, ma vorremmo insultare pesantemente le persone che

  • vogliono costringere i nostri figli a mangiare anche se non hanno voglia
  • pretendono bacini e bacetti “se no ci resto male”
  • ribadiscono che i bambini cattivi (cioè i bambini che non fanno tutto quello che dico io, lo zio che non vedi mai) non hanno doni.

Leggi anche “Prontuario di sopravvivenza per noi genitori “alternativi” alle cene di Natale”

Oppure ascolta l’episodio 207 del mio podcast

La gestione di queste dinamiche, il dubbio se esporsi ed essere assertivi o meno, la paura di passare per antipatici o peggio fricchettoni alternativi, ci porta ad essere delle bombe ad orologeria.

Dunque sopprimiamo delle parti importanti di noi stessi per garantire un “sereno natale” a tutti.

E soprattutto, chiediamoci “Voglio creare un sereno Natale, per chi?”
Non c’è risposta giusta, e so che istintivamente la risposta è “per i miei bambini”.
Ma se riflettiamo meglio, molti e molte di noi hanno anche altre persone da “accontentare” e che vorrebbero genuinamente far contenti. Dai nonni che stanno spesso soli, ai partner, fino agli amici che vorremmo vedere per una tombolata.
Dalla nostra riflessione escludiamo spesso noi stessi, ed è qui che il sistema va in crush.

(NB: sto per lanciare la mia membership e il primo mese parleremo insieme proprio dell’annullamento genitoriale”, quel meccanismo che ci porta fuori dai nostri stessi interessi.)

Mi sento chiamata in causa, metto in lista per entrare


Usiamo il super potere di essere adulti

Spesso il “tornare bambino” viene contrabbandato come il modo per godere davvero della magia del Natale anche da adulti.

Io credo che invece, se ci concentrassimo sui privilegi che comporta l’essere adulti, riusciremmo a goderci i momenti belli senza dover necessariamente cercare, ancora e strenuamente, quello sguardo ingenuo che in realtà non tornerà più.

Se i bambini hanno un sistema di autoregolazione interna ancora fragile, provvisorio, in costruzione, noi che siamo “i grandi” possiamo imparare a mettere sulla bilancia emozioni e sensazioni, cosa è positivo e cosa ci appesantisce troppo.

Io che detesto cucinare, non mi godrò mai la magia del pan di zenzero se lo devo fare io. Viva la pasticceria sotto casa!
Se non siamo i migliori architetti dell’albero di Natale, deleghiamolo al partner o a qualcun altro (nonni compresi). Oppure acquistimolo già parzialmente addobbato (online oggi si trova davvero di tutto).

Della cena in famiglia, amiamo l’insieme delle persone ma cucinare per tutti ci snerva? Sdoganiamo che ognuno porta qualcosa o che si faccia una colletta per ordinare da asporto, e saremo tutti più sereni.

E regaliamoci anche delle serene tovaglie di carta, possiamo non mettere il servizio di lino quando superiamo le 10 persone. Ma anche le 5.

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