Far addormentare un bambino da solo: come funziona l’addormentamento autonomo

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Disciplina Dolce

Far addormentare un bambino da solo: come funziona l’addormentamento autonomo

Far addormentare un bambino da solo: quando è il momento giusto?
Quando arriva la fase di passaggio in cui un bambino che si addormenta a contatto con la mamma o il papà passa da normale a mammone iper dipendente?

Beh, se parliamo di figli adolescenti, potrebbe esserci un problema, ma almeno fino ai 6 anni, stiamo parlando di cuccioli con un processo evolutivo diverso e individuale.

Parliamo di addormentamento autonomo nella puntata 133 del mio podcast insieme ad Alma Giorgis, consulente del sonno infantile, puericultrice e fondatrice dell’Accademia Dolcenanna.

Con lei discutiamo di falsi miti sul sonno autonomo nell’infanzia, errori da evitare e come, invece, favorirlo.
Puoi ascoltare l’episodio e leggere questa sintesi per punti.

Il sonno di un bambino: tra le cose più impattanti in una famiglia

Senza dubbio, tra le cose che più impattano sulla vita (e stabilità mentale) dei neo genitori, c’è il sonno, l’addormentamento e il ritmo sonno veglia dei bambini.
Sappiamo tutte e tutti bene che impatta sulla stanchezza, sui ritmi circadiani e sulla vita di coppia dei genitori.
Questo aspetto è il primo passo che ci fa spesso mal valutare e mal gestire il processo che porta al sonno e all’addormentamento autonomo dei bambini.

In realtà, il sonno è da considerare al pari dell’alimentazione un bisogno primario dell’essere umano.
I bambini sono dei cuccioli, e noi siamo dei mammiferi prossimali, cioè che senza la prossimità dei caregiver non sopravviveremmo ai primi anni di vita.

Quindi, partiamo con il fare mente locale su questo: il bambino ha bisogno della prossimità e del contatto con il genitore per nutrirsi e per dormire, perché è parte della nostra natura.
E non parliamo solo di periodi di allattamento e primissima infanzia: anche a 4-5 anni, se tuo figlio non lo nutri (cucinando, spesso imboccando, ecc.) lui non sopravvive.
Il sonno fa parte di questo insieme di bisogni primari per i quali la prossimità è necessaria.

Fino a che età è normale addormentarsi solo con i genitori?

bimbo non dorme da solo - annie-spratt-unsplash

.Come diciamo sempre su questo blog, su Instagram, nel podcast e ovunque possa divulgare i concetti base della pedagogia e del neuro sviluppo infantile, non esiste un flusso lineare di comportamento per tutti i bambini verso l’autonomia.

C’è il bambino che si addormenta da solo già a un’anno e mezzo, nel suo lettino, ma ha bisogno di essere imboccato fino a 4 anni. C’è chi mangia da solo a 3 anni ma non è ancora pronto per lo spannolinamento definitivo.

Ogni bambino ha i suoi tempi; lo sappiamo bene che spesso questi tempi impattano sulla nostra vita, dal fatto che vengano presi o meno al nido dipende spesso il nostro rientro al lavoro e dal fatto che dormano da soli dipende la nostra intimità di coppia.
Perdoniamoci pure se abbiamo fretta del giorno in cui i bambini saranno più autonomi, ma ricordiamo che se ci sono “ritardi” rispetto agli altri bambini è tutto nella norma.

Il processo verso l’indipendenza è individuale, dipende da tanti fattori, che toccano variabili come allattamento, carattere dei genitori e del figlio, persino configurazione della casa e presenza di più figure adulte di riferimento.

Al netto del fatto che è legittimo volere questa maggiore autonomia, e compreso il fatto che ogni bambino (e ogni famiglia) ha tempi propri, cerchiamo di capire quali atteggiamenti sono amici del sonno autonomo.

Addormentamento autonomo: cosa fare e cosa non fare

spiegare la separazione

Ci sono strumenti e abitudini che possono essere di aiuto per favorire il sonno.

  • Creare le routine del sonno e cambiarle gradualmente, portando verso una maggiore autonomia;
  • Cercare di avere sempre lo stesso orario di cena e lo stesso tempo (breve) che separa cena dalla nanna
  • Leggere storie prima di dormire; le storie hanno un inizio e una fine, contingentata. Legare la routine della nanna alle storie è un mod per non interrompere il contatto e accompagnare, gradualmente, all’autonomia.
  • Evitare pressioni da confronto con gli altri, non fanno che aumentare ansia (nemica del sonno)
  • Lasciare la porta della cameretta aperta

Se vuoi sapere come coadiuvare il passaggio da lettone a lettino, leggi questo approfondimento

Errori da non fare

  • L’approccio del “piangi pure, tanto prima o poi ti addormenti” fa parte delle antiche pratiche della pedagogia nera che hanno pessime conseguenze non solo sul sonno ma su tante altre cose.
    Se il distacco è forzato, se u bambino ha ancora bisogno di un contatto e questo viene negato, la dipendenza aumenta e si manifesterà in tante altre cose della quotidianità.
  • Tablet e dispositivi prima di dormire (e in tutte le altre occasioni). Dei motivi per cui l’iper utilizzo di device nei bambini li rende solo passivi e rallenta il processo di autonomia serve un articolo a parte… ECCOLO.
  • Spostare troppo spesso i bambini nelle fasi di sonno profondo:
    Può capitare una volta che il bimbo si addormenti in pizzeria e lo spostiamo nel lettino, questo è ok. Ma che non sia un’abitudine e una prassi. Insomma, evitiamo di abituarci, soprattutto dai due anni in poi, a farli addormentare dalla nonna e farli ritrovare nel risveglio notturno nel lettino o nel lettone.
    Il rischio è infatti quelli di far loro associare il sonno alla mancanza di controllo sulle cose, aumentando così il senso di dipendenza dalle figure accudenti per bisogno di protezione per la sopravvivenza.

cosa fare Quando c’è una regressione nell’autonomia del sonno?

Anche le regressioni sono comuni, e dipendono anche da fattori esterni, a volte non controllabili (come novità importanti in famiglia, ad esempio un nuovo bambino in arrivo), altre volte arginabili.

Più il bambino cresce più il sonno è vissuto in modo consapevole; ai due anni (circa) i bambini comprendono meglio che tutti dormiamo, che il sonno è legato a momenti della giornata, persino che fa bene.

Ma la maggiore consapevolezza non è solo del sonno, ma di tante cose, comprese le paure.
Intorno ai due anni si concettualizza la paura del buio, della notte, dei “mostro” e persino dell’assenza intesa come morte (è una cosa ancestrale del nostro essere mammiferi).

E queste paure sono spesso legate alla notte, quindi anche in questo caso, se si manifesta un momento di regressione nell’autonomia del sonno, niente panico. Ci sono però delle azioni che possiamo fare per evitare queste regressioni o per circoscrivere a momenti brevi.

  • Non sminuire con un “ma come, sei tornato un bimbo piccolo? dai non fare storie e dormi” e frasi simili. Se il bambino chiede ancora un contatto prima di dormire, neanche lui conosce o sa spiegare bene il motivo, ma il motivo c’è.
  • Provare a modificare le routine della sera (le routine sono preziose, ma non granitiche e nei momenti di cambiamento devono evolversi)
  • Cercare di capire se c’è qualcosa che può aver spaventato il bambino di recente (se nell’età in grado di spiegarlo, con il giusto stimolo da parte nostra) e, una volta capito, non sminuire la paura, ma accompagnare verso nuove sicurezze.

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