E se a mio figlio piace la trap?

mio figlio ascolta la trap
Disciplina Dolce

E se a mio figlio piace la trap?

La musica trap è entrata nella cronaca generalista degli ultimi anni per i suoi messaggi controversi, concetti spesso violenti, basati su una narrazione tossica delle relazioni, una visione irrispettosa della donna e un machismo tossico che ci fa legittimamente paura, come adulti e anche come genitori.

Ora, noi pensiamo che ci siamo impegnati per anni e anni a educare i nostri figli al rispetto, e magari pensiamo anche di aver fatto un buon lavoro, e un giorno li sentiamo ascoltare questo tipo di musica, canticchiare questi testi, a volte persino scimmiottare alcuni atteggiamenti dei performer trap.

Cosa fare?
Possiamo forse vietare l’ascolto su Spotify? Possiamo togliere internet, telefonini, possiamo rimproverarli per la musica che ascoltano?
No, non possiamo, perché sarebbe senza senso, sarebbe anacronistico, ma sarebbe anche del tutto opinabile far finta di niente, e non porci il problema.

NB: prima di procedere, è bene sapere che la musica trap è un genere complesso sia nelle origini e derivazione che su un piano strumentale; non è necessariamente legato a testi violenti o sessisti, che sono per lo più una deriva scelta da alcuni artisti e non necessariamente da altri.

Preoccuparsi è legittimo

Porsi il problema è legittimo e sensato, perché la pre adolescenza (che arriva già intorno ai 9 anni) e l’adolescenza sono i periodi in cui i nostri figli iniziano a cercare modelli esterni ai genitori, ma non è ancora il momento in cui possiamo lasciarli andare da soli nel mondo, la nostra guida autorevole (non autoritaria) è ancora indispensabile per loro..

Vietare non serve, meglio chiedere

Nel mio precedente articolo sul motivo per cui “Tra i giovani non c’è più rispetto” ho espresso un dilemma da pedagogista, che riporto anche qui:

Mi confronto spesso con genitori che si prendono il disturbo di vietare qualcosa ad un figlio, come l’ascolto di un certo tipo di musica, pur di non prendersi l’impegno e avere il coraggio di parlarne insieme e decodificare i messaggi.
Vietare qualcosa ad un figlio adolescente o pre adolescente è praticamente inutile, anche se l’averlo fatto ci convince di aver fatto il nostro lavoro di bravo genitore.
Invece è solo una scorciatoia.

“Di cosa parla questa canzone?”
“Questo testo mi sembra molto irrispettoso verso la donna di cui parla il cantante, tu che ne pensi”
“Mi spieghi il senso di questo testo? Cosa ti piace di questa canzone?”

A volte i nostri figli ci sapranno dare risposte che non ci aspettiamo, che ci stupiranno. Altre volte non sapranno darci reali risposte, ma sono di fronte ad una domanda.
Dopo il dialogo, il giorno dopo smetteranno di ascoltare musica con messaggi violenti? Certo che no, ma avranno nella mente uno scudo di riflessione in più.

Se tuo figlio ascolta la trap, non vuol dire che ascolta testi violenti

litigare con i figli

Restando sul principio per cui porsi il problema è sensato e legittimo, ampliamo il raggio di analisi, prima di andare nel panico.Soprattutto, capiamo cosa piace davvero ai nostri ragazzi.
I nostri figli pre adolescenti e adolescenti possono essere molto più multi-sfaccettati di quello che crediamo, e nella loro playlist possono avere Sacky e subito dopo Ghali, Sfera Ebbasta e poi Achille Lauro (sono tutti trapper, ma non tutti hanno testi violenti).

I loro genitori, del resto, hanno cantato “Bella Stronza” a squarciagola, ma anche “Principessa” e “T’innamorerai” (tutti testi di Marco Masini dello stesso periodo).
Cantavamo “Appena esci da scuola ti taglio la gola”, e subito dopo cantavamo “Una nuova canzone per lei”, entrambi nello stesso album di Vasco.

Cosa ci dà realmente fastidio?

mio figlio ascolta la trap

Va da sé che se vogliamo insegnare ai nostri figli a riflettere su gusti e messaggi, noi dobbiamo essere in grado di fare altrettanto e di riflettere su noi stessi.

Chiediamoci dunque, “temo per i messaggi violenti che questa musica trasmette…. o proprio non accetto che mio figlio ascolti musica di merda (o che io reputo tale)?”.

Siamo infatti su due piani diversi; voler educare/sensibilizzare i figli al peso dei messaggi trasmessi dai media, dalla musica, dai social è una grande forma di responsabilità e di crescita, un grande gesto pedagogico.
Invece, non accettare gusti diversi dai nostri, perché ci aspettavamo che anche nostro figlio amasse Guccini, De Gregori o i Queen, è una forma di latente irrispetto per la loro identità individuale.
Abbiamo noi la responsabilità morale di trasmettere valori, non i cantanti.

Se è legittimo non accettare che i nostri figli si identifichino in messaggi violenti, non è legittimo non accettare che ascoltino musica che non ci piace.

Ricordiamo sempre che c’è una giusta linea che separa il nostro figlio ideale da quello reale, ed è quest’ultimo che dobbiamo amare e rispettare. Soprattutto, è quest’ultimo che inizia a manifestare la sua personalità e le sue scelte quando esce dalla prima infanzia.

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