Da dove parte la difficoltà nelle gestione dei conflitti? E dove nasce la demarcazione tra i conflitti che eludiamo nella vita e quelli che alimentiamo online? L’origine è la stessa.
Ho scritto e parlato (su Instagram e nel mio podcast) molto a lungo dei litigi tra bambini.
E dei conflitti tra bambini e genitori.
E dei litigi tra genitori (e del fatto che contrariamente a quanto si dice, si può litigare davanti ai bambini).
Dunque oggi andiamo un po’ oltre, e parliamo della gestione dei conflitti… e delle nostre emozioni.
Cosa proviamo quando qualcuno litiga?
Cosa proviamo quando i nostri figli litigano?
Cosa proviamo quando sappiamo che potremmo creare una disputa tra di noi e una persona a noi prossima?
E… agiamo allo stesso modo quando il conflitto nasce online?

Sono fermamente convinta che il conflitto possa diventare un’opportunità di crescita, per bambini e non solo.
Per questo ho creato un corso pratico per aiutare i genitori a gestire i litigi tra fratelli, coetanei e bambini di età diverse, trasformandoli in opportunità di crescita, con strategie concrete per favorire il rispetto reciproco e la comunicazione.
Mi interessa!Cosa succede dentro di me quando i miei figli litigano?
Come pedagogista e consulente di famiglie con bambini, non si contano (soprattutto in estate, devo ammettere) i genitori che mi scrivono dicendosi fisicamente ed emotivamente esausti per i litigi tra i loro figli.
Il periodo estivo non è il periodo in cui i bambini litigano di più, men che mai il periodo in cui siamo più stanchi e meno pazienti.
E’ solo il periodo in cui assistiamo di più a queste fasi comuni del rapporto, perché stiamo più tempo con loro.
Cosa proviamo quando sentiamo i nostri figli litigare?
Ed è simile a quando sentiamo o vediamo confliggere i nostri colleghi, parenti, genitori?
Risponderci a questa domanda è importante, perché ci sono litigi che ci toccano più di altri e questa reazione trova le radici nel nostro passato e a volte anche nel passato dei nostri genitori.
Daniel Siegel, neuropschiatra infantile, ci offre uno spunto interessante, sulla così detta “finestra di tolleranza” , quello spazio interiore in cui restiamo in equilibrio nonostante un conflitto.
Poi, all’improvviso, arriva qualcosa che irrompe in quella finestra di tolleranza che ci tocca con forza e ci porta
- in iper attivazione cognitiva (urliamo, ci arrabbiamo con forza, perdiamo il controllo)
- oppure in ipo attivazione (ci spegniamo, ci arrendiamo)
Questo punto di rottura cambia da persona a persona e dipende da come abbiamo imparato il conflitto da piccoli.
Quanto erano sani i conflitti nella nostra famiglia?
Si fermavano lì o portavano giorni di silenzio passivi aggressivi?
Ci lasciavano litigare e gestire il conflitto o al minimo cenno, l’adulto irrompeva prendendo posizione, unendosi al litigio, facendo da arbitro e giudice?
Ne ho parlato nel dettaglio nell’episodio 187 del mio podcast.
Cosa succede dentro di noi quando gli adulti litigano

Cosa accade dentro di te quando due adulti, siano essi amici o parenti, colleghi o semi sconosciuti iniziano a litigare?
Ti senti in dovere di intervenire?
Sei una di quelle persone che tende a ironizzare per disinnescare?
Può essere di certo una tua dote emotiva e relazionale, magari anche una di quelle cose che ti rendono amata e apprezzata nei tuoi circoli sociali.
Ma potrebbe anche essere una tua personale gabbia, composta dalla paura che dal conflitto possa nascere una sorta di improbabile catastrofe.
Potrebbe essere il risultato di un’infanzia in cui il conflitto non è stato lasciato “vivere”, ma fermato, arbitrato, persino punito.
Il punto è che il conflitto è parte della vita, e andrebbe esperito come tutte le componenti normali di una relazione e un dialogo.
Anche nel nostro dialogo interiore il conflitto deve avere uno spazio, perché è quello che ci permette di maturare, di metterci in discussione, di cambiare idea.
Un rapporto compromesso con il conflitto potrebbe averci resi adulti (e quindi genitori)
- che non esprimono il proprio parere e la propria posizione per paura di generare conflitto
- che quando esprime il proprio parere entra in conflitto a prescindere, anche senza che ve ne sia una reale necessità
Dunque potremmo essere sempre alla ricerca di una falsa pace o generatori di inutili guerre.
Tutto nasce dalla mancata llibertà di vivere il conflitto come parte del processo di comunicazione e crescita.
Ne parliamo molto approfonditamente nel corso
Trasforma i litigi in opportunitàButton
Lascia i bambini lo spazio del conflitto
Dai bambini possiamo imparare davvero molto.
Se li lasciamo nel conflitto, noteremo che dopo un po’, in un flusso di azioni, silenzi e parole, l’equilibrio torna.
Perché per i bambini il qui ed ora, cioè il gioco da riprendere, la condivisione dello spazio, prendono il sopravvento.
Il conflitto, il dibattito, persino il pianto o la rabbia, vanno via, e torna solo il presente.
So bene che i litigi tra adulti si poggiano su presupposti più gravi (è sempre davvero così?… mah…) ma se invece di intervenire e bloccare le liti dei bambini le osservassimo con attenzione, entrando solo quando è strettamente necessario, cioè se qualcuno rischia di farsi male, noteremmo che
- il conflitto sano sa auto regolarsi, ha un inizio e una fine
- tra il conflitto e la pacificazione, possono esistere spazi di silenzio di crescita e riequilibrio. Non serve riempire silenzi in modo forzato.
- trovare un punto di accordo non è sempre necessario
- il conflitto e il litigio sono parte delle relazioni
Come gestiamo il conflitto online?

Nell’epoca digitale, non possiamo eludere una riflessione necessaria sul nostro modo di vivere, gestire e a volte anche alimentare il conflitto anche nelle relazioni online.
Sono sempre stupita quando faccio caso al numero di genitori che, al parco, bloccano sul nascere i piccoli litigi tra amichetti e il numero proporzionalmente significativo che, online, alimentano il conflitto con
- testi passivo aggressivi
- veri e propri insulti
- insulti travestiti da consigli
Il modo con cui l’adulto, oggi, tende ad eludere il conflitto nelle relazioni reali ma non abbia alcun problema con quelli virtuali ci lascia capire come, oggi, il conflitto sia legato ad una responsabilità relazionale.
Per cui, quando il conflitto è reale, tangibile, ci si deresponsabilizza e lo si elude, quando è virtuale, la deresponsabilizzazione ci porta ad alimentarlo.

