Che il Covid abbia cambiamo molto alcuni aspetti delle nostre vite, il fatto che ci sia un prima e un dopo, è cosa risaputa e, in fondo, anche giusta. Un evento che ha inciso così tanto sulla nostra vita da individui, di genitori, di studenti, per non parlare della vita dei bambini, deprivati per mesi della socialità per loro così importante, non può non aver segnato menti, ricordi, riflessioni sulla nostra frangibilità come società.
Ma se da un lato è legittimo essere consapevoli che alcune cose possono accadere (di nuovo) ed è giusto farsi trovare pronti e emotivamente stabili, dall’altro ci sono un ventaglio di abitudini che la pandemia ha validato, che sarebbe giusto restassero azioni di emergenza, per epriodi di emergenza.
Oggi mi concentro sulle cose cambiate nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie dall’emergenza Covid in poi.
E lo dico chiaramente, fin da ora: sono cose che avevano un senso durante o appena dopo la fine della pandemia da Covid, mentre oggi sono solo una comodità per dirigenti ed educatori, con effetti invece pessimi sullo sviluppo dei nostri figli.

Ciao, sono Elena Cortinovis,
pedagogista, formatrice e divulgatrice della Disciplina Dolce.
E anche oggi, temo che non mi farò nuovi amici.
I genitori non possono più entrare nelle scuole e nelle classi
Nel primo (agognato) periodo del rientro nelle scuole dopo la fine dell’allerta sanitaria, per una mera questione di prudenza e per scongiurare un probabile ritorno del contagio, si è adottata la misura di far entrare negli spazi chiusi delle scuole solo i bambini e gli addetti alle attività delle scuole.
I genitori, restano fuori.
In moltissime scuole dell’infanzia e primarie questa abitudine è diventata regola, impedendo un sano ambientamento soprattutto per le prime classi.
Gli educatori dovrebbero sapere quanto è importante per un bambino vedere il genitore “abitare” per qualche piccolo istante i loro spazi; per i primi anni di vita, la vera “casa” è uno spazio emotivo legato ai genitori; è lì, dove sono i genitori, che il bambino si sente davvero a casa.
Oggi, molti bambini non hanno mai visto i proprio genitori entrare nella loro classe, con i loro disegni appesi al muro.
Ora che non siamo più in emergenza sanitaria, questo non ha più senso e alcuna utilità.
Se non “qualche problema in meno” per insegnanti e personale scolastico, che possono continuare ad esercitare forme di controllo normalizzate durante la pandemia.

La socialità è fortemente limitata
Per i bambini, la socialità è un bisogno primario, che è stato a loro negato per causa di forza maggiore e per il loro stesso benessere durante la pandemia da Covid 19, nel 2020.
Nel 2025, non ha più senso continuare a controllare e soprattutto limitare la socialità dei bambini, che nella scuola hanno la possibilità di ampliare il raggio di piccole interazioni quotidiane.
L’importanza di uscire e muoversi nella ricreazione
Per un bambino, vedere e socializzare con altri pari, al di fuori dei gruppi “assegnati” (famiglia, gruppo classe, parenti) è fondamentale. Quando ho saputo, da moltissime mamme che fanno consulenze con me, che molte scuole dal 2020 in poi non consentono più ai bambini di uscire dalla classe durante la ricreazione, io penso solo a due cose:
- stiamo negando ai bambini un diritto e bisogno primario
- lo stiamo facendo solo per nostro comodo e non per il loro bene.
L’importanza pedagogica e sociale delle feste

Un tempo, il giorno del compleanno, un bambino poteva portare a scuola dei dolci, una torta, qualcosa offerta dai genitori agli altri bambini per festeggiare con i compagni di scuola e le maestre.
Lo abbiamo fatto tutte e tutti… e siamo sopravvisuti, mi pare.
Beh, oggi per “questioni di igiene” non si può più fare, praticamente in nessuna scuola, salvo pochissime eccezioni.
Lo so, ci sono allergie, intolleranze, bisogno di igienizzare gli spazi una volta in più.
Ma dall’altra parte ci sono bambini e le loro famiglie, che oggi per festeggiare un compleanno dei figli insieme ai compagni di scuola non possono spendere meno di 600 euro per affittare una sala, il catering e tutti gli annessi e connessi.
Anche in questo frangente, i genitori sono soli (come sempre più isolati sono anche i bambini).
Non ci sono più feste di Natale, o di altre religioni, togliendo ai bambini anche la possibilità di conoscere e condividere aspetti culturali e collettivi.
Le scuole rischiano di diventare davvero solo un parcheggio
Ci sono aspetti della vita dei bambini di cui un tempo la scuola si faceva molto più carico.
Oggi, l’impressione è che molti istituti, sia pubblici che privati, tendano a deresponsabilizzarsi da alcuni oneri educativi, per non correre dei rischi.
In questo modo, le scuole primarie e dell’infanzia diventano realmente dei parcheggi, indispensabili per le famiglie in cui entrambi i genitori hanno la necessità o il privilegio di lavorare, ma assolutamente non affidabili su un piano di patto educativo.
Lo so che si tratta di grandi responsabilità, ma se non ce le prendiamo, cosa stiamo qui a fare?

