Insegnare ai bambini a comportarsi bene, un percorso ad ostacoli che parte dalla nostra responsabilità genitoriale, passa dalla comprensione di regole e dalla volontà di evitare scorciatoie. Piccola guida e riflessione, da genitore a genitore. E da pedagogista, ovviamente.

Impara a gestire “capricci” e “sfide”
Un corso pratico per affrontare pianti, opposizioni, crisi e momenti difficili senza perdere la calma, né il legame con i vostri figli.
Per te che leggi questo articolo, uno sconto del 10% usando il codice sconto BLOG
Lo voglio adessoSono al parco giochi con le mie bambine, tra un gioco e un altro, sento le voci intorno a me.
Bambini che ridono, che corrono, che si sentono liberi, che mostrano un fiore alla mamma o chiedono al nonno di spingere più forte l’altalena.
E tra le voci, sento anche
“Non correre, lì c’è il vigile, adesso viene e ti sgrida”.
“Devo chiamare il poliziotto?”
“Guarda che se ti sporchi la mamma si arrabbia!”
E questo mi porta a fare un veloce elenco delle categorie umane e professionali che farebbero benissimo a meno di diventare i guardiani e punitori putativi dei nostri figli.
Tutte le forze dell’ordine, ad esempio, passando per le maestre (“se non fai i compiti la maestra ti punisce”), le cameriere e i camerieri dei ristoranti (“smetti di giocare con il pane se no la cameriera ti sgrida”).
Buffo, considerando che in realtà se la cameriera si permette anche solo di guardare storto nostro figlio, partono denunce.
Quando l’adulto usa sempre autorità esterne per far rispettare le regole, non costruisce una bussola interna nel bambino, costruisce una dipendenza dal controllo. – Thomas Gordon, psicologo, esponente della Disciplina Dolce.
Illustriamo le conseguenze o deleghiamo la nostra responsabilità?

Se usiamo queste frasi, non è perché siamo pessimi genitori, ma perché funzionano, nell’immediato.
La paura del poliziotto, ferma e intimidisce il bambino, in quel momento.
La paura del dentista, fa lavare i denti.
La paura del vigile, pare fermare nell’immediato la sfrenata corsa del bambino verso l’autodistruzione.
Alcuni genitori, su Instagram, mi hanno chiesto se dire che il dentista si arrabbia, come anche la maestra, non sia più uno spiegare le conseguenze. Di fatto, se non fai i compiti la maestra non è certo felice e se non lavi i denti il dentista non ti dà una medaglia.
Ma su, amici genitori, abbiamo mai davvero visto un dentista arrabbiato con i nostri bambini?
C’è differenza tra minacciare una regola e spiegare una regola, soprattutto se la minaccia si contrabbanda come regola messa e agita da altri.
Dire
“Lava i denti altrimenti si cariano” è diverso dal dire “lavati i denti o il dentista si arrabbia“.
Certo, dobbiamo spiegare cosa è una carie. Dobbiamo fare l’esempio della nostra carie, magari far anche vedere il nostro dente ricostruito.
Certo, richiede più tempo.
Certo, è più difficile.
Ed è qui la differenza che a volte, per stanchezza o mancanza di buoni esempi nel nostro passato di figli, proprio non vediamo.
Le conseguenza del delegare tutto a figure ipotetiche ed esterne

Delegare il potere esecutivo delle regole all’esterno, a quello che è altro da noi genitori, sembra avere più impatto nel qui ed ora, ma è in realtà deleterio per i nostri bambini e per il nostro rapporto con loro nel medio e lungo termine.
Ricordiamo sempre che la figura più importante per loro siamo noi, è in noi che devono vedere l’autorità e la fermezza, perché siamo noi che impostiamo la loro bussola interna, quella linea direttiva interna che seguiranno nella loro vita, anche quando non ci saremo noi a controllare.
La regola va data, spiegata nel tempo, interiorizzata e, quando serve e il nostro rapporto in evoluzione lo consente, anche cambiarla.
Leggi anche
E quando quel controllo non c’è più?

Se invece di spiegare, con pazienza, tempo, fantasia e anche molta tenacia il motivo di una regola, l’essenza del comportarsi bene in società, deleghiamo il compito al timore per poliziotto, vigile, maestra, uomo nero, papà, lo zio, la domanda da farsi è:
cosa accadrà quando non ci sarà nessuna di queste entità a guardare, a controllare?
Il bambino, e soprattutto il giovane adulto, cresciuto e abituato a queste dinamiche astratte
- non ha una bussola interna
- crede che la regola riguardi solo gli altri
- perde stima per ogni forma di autorità (dai poliziotti alle maestre, dai dentisti al cameriere)
- perde o non ha mai una fiducia reale nelle regole, anche quelle civili e civiche
Non la base migliore per insegnare all’individuo, e non solo al bambino, a comportarsi bene.

