La disconnessione emotiva tra genitori-figli crediamo arrivi come passaggio obbligato in adolescenza, quando per ragioni cognitive e sociali assolutamente necessarie per i ragazzi, si crea una distanza e un corto circuito comunicativo con i genitori.
In realtà, se abbiamo creato nell’infanzia una forte connessione con loro, sarà difficile “perderli” completamente in adolescenza, anche quando per forza di cose dovremo lasciarli andare verso strade di maggiore autonomia.
La disconnessione emotiva genitori-figli non consiste solo dell’assenza di parole, anzi, nella disconnessione emotiva le parole si usano come riempitivo.
Pensa alla scena: una famiglia a tavola, a cena.
Un bimbo ha davanti il tablet, un genitore sbircia un po’ i messaggi sul cellulare, un po’ la tv, il bimbo più piccolo dice qualcosa apparentemente sconnesso, a voce alta, la mamma gli dice un “basta parlare, adesso mangia che sei lentissimo”.
Questa non è una famiglia “cattiva”, è probabilmente solo una famiglia con genitori purtroppo stanchi e stressati, che non riescono a star dietro a due bimbi che mangiano con ritmi diversi.
Questo deve assolverci del tutto e lasciare questa famiglia in balia della totale disconnessione emotiva?
Certo che no!
Cerchiamo di capire da dove nasce la disconnessione emotiva tra genitori e figli, quell’abisso e quella distanza che si crea nelle famiglie e che si porta avanti fino all’adolescenza e oltre e cerchiamo di dare, come sempre, soluzioni in più.
Connessi al cellulare, e non alla realtà

Come pedagogista, spesso faccio consulenze con genitori che hanno un problema ricorrente, cioè non riuscire a far mangiare i bambini senza un tablet o un cellulare. (leggi anche “mio figlio senza cellulare non mangia; come fare”)
Ma noi, siamo connessi alla realtà che ci sta intorno?
I dispositivi mobile causano meccanismi di distrazione, assuefazione e in molti casi dipendenza ed è un nostro dovere come individui di una società critica, prima che come genitori, rompere questa catena.
So bene, da libera professionista, che ci sono dei momenti della nostra vita in cui non sbirciare il cellulare, i messaggi, le notifiche, è davvero difficile, e so anche molto bene quanto sentiamo il bisogno di disconnetterci dalla realtà quando siamo molto stanchi.
Ma in fondo, fino a 15 – 20 anni fa, non avevamo i dispositivi mobile sempre addosso e avevamo altre soluzioni per distrarci e rilassarci.
Non possiamo chiedere ai nostri bambini di staccarsi dai tablet se noi stessi non diamo un esempio.
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per un giorno, niente cellulari, ma connessioni tra genitori, psicologi, pedagogisti.
Domande disinteressate
E tra una notifica di Whatsapp e l’altra, presi da un piccolo dubbio o vago rimorso, chiediamo al ragazzino attaccato al tablet “Beh, ma cosa hai fatto oggi? Raccontami un po’”.
Non è un caso se i bambini (e non solo gli adolescenti) rispondono sempre “niente“. Non è facile per loro andare in pochi secondi a recuperare gli hype della giornata, le cose più rilevanti, e riportarle in una conversazione;
Le domande di routine, banali e totalmente disinteressate non sono ciò che porta i bambini a comunicare serenamente.
Se poi, quando capita che siano loro ad avere l’impulso a raccontare, anche in modo disordinato e istrionico, un evento della giornata, il genitore risponde con un “basta parlare, dai, adesso mangia“, “adesso il babbo sta guardando la tele, abbassa la voce”, come possiamo pretendere che il loro istinto comunicativo si attivi al nostro comodo ma disfunzionale “che hai fatto oggi?”.
Possiamo però fare delle domande più circostanziate, che alimentino la loro memoria a breve termine e la chiacchiera:
Ti sei divertito oggi a scuola? (sì/no) E come mai? Ti hanno fatto arrabbiare?
Come sta quel tuo compagno che era malato? è tornato?
Avete rifatto quel gioco che ti piace? (sì/no) e quale gioco avete fatto? Ti piace di più o di meno di quell’altro?
Fretta senza senso

Ma abbiamo davvero bisogno di correre così tanto? Sempre, sempre?
Per motivi causati ad un sistema che non ci viene incontro, in cui i genitori sono soli e, se vogliono tenere il lavoro devono letteralmente parcheggiare i figli in ogni dove, la frenesia è ormai parte della nostra routine famigliare.
Quindi tutte le nostre interazioni con i piccoli, sono scandite da “dai forza, veloce”, “dai la scarpa te la metto io se no facciamo notte!”, alimentando ansia, scarsa autostima.
Abbiamo messo i piccoli nei nostri ritmi tritacarne, invece di approfittare della loro presenza per uscirne;
convinti che se non siamo sempre di corsa non siamo abbastanza, non produciamo abbastanza, non abbiamo abbastanza diritto di lamentarci e sentirci parte della ruota in cui siamo tutti criceti, ci disconnettiamo da noi stessi, dal mondo intorno e anche dai nostri bambini.
Ricerca di soluzioni veloci e strade facili
Ti sei già imbattuta nella “teoria dei 9 minuti“, resa popolare da una mamma su Tiktok?
Si basa su una teoria di Jaak Panksepp, studioso dello sviluppo dei più piccoli, che definì i 3 momenti della giornata in cui per i bambini è indispensabile la presenza dei genitori: “3 minuti dopo che i bimbi si sono svegliati, 3 minuti dopo che i bimbi sono tornati da scuola, 3 minuti prima che vadano a letto”. (Leggi l’approfondimento)
Questa furba toktizzazione di un complesso studio, più che una reale risposta, è figlio dell’atteggiamento che molti genitori hanno: cercare soluzioni veloci, facili, per assolversi da tutto il resto e deresponsabilizzarsi.
Sapere in quali 9 minuti della giornata essere presenti è molto più semplice che osservare i nostri bambini per davvero, ascoltare i loro bisogni, guardarci dentro e capire da dove viene, per davvero, la nostra difficoltà.
Stress e solitudine
Non c’è dubbio che la solitudine in cui sono lasciate le famiglie in un paese che ci vuole tutti lavoratori senza offrire lavoro, ci vuole tutti genitori senza dare servizi minimi alle famiglie, è almeno metà della base su cui poggiano
- stress
- bisogno di distacco da una realtà ostile
- stanchezza
- fretta tra un’attività exstra-scolastica e l’altra
- disconnessione

Il retreat di un giorno “Rivoluzione Gentile” punta moltissimo sull’attutire il senso di solitudine, sul fare squadra, sul confronto reale e la connessione reale.
Credo molto in questo progetto e l’argomento della reale connessione con i nostri bambini sarà centrale.
Prenota adesso il tuo postoConsigli non facili, ma reali, per entrare in vera connessione con i tuoi figli
Stabilisci delle ore in cui metti via i tuoi dispositivi smart
So bene che è difficile, perché crediamo di essere indispensabili per tutti i clienti che ci scrivono ad ogni ora o perché siamo ormai assuefatti a quel momento di zombie scrolling sui social; ma fa male a noi e ai nostri figli.
Fai una regola a te stesso, e metti via i dispositivi smart nei momenti che dovrebbero essere, per la tua famiglia, di connessione e presenza reale.
Fai domande circostanziate per invogliare il dialogo vero
Sostituisci il “Cosa hai fatto oggi?” con domande che dimostrino che conosci davvero tuo figlio e la sua giornata.
Meglio condividere un silenzio
A volte, tra obbligare un bambino a rispondere “niente” ad un vuoto “cosa hai fatto oggi”, meglio imparare a condividere un silenzio che può essere anche uno spazio condiviso. La presenza è fatta di sguardi, di piccoli gesti di affetto e di attenzione, di gioco e di cura.
Usa le piccole azioni per entrare in connessione, prima delle parole.
Creare piccole routine uniche
Ogni famiglia ha i suoi piccoli riti, piccole routine che rendono quello spazio di presenza unico e irripetibile.
Io ad esempio ho creato dei momenti della giornata, anche di qualche minuto, in cui leggo dei libri ad alta voce per le mie gemelle.
Ora siamo nella fase “Harry Potter”; immagina la mia felicità e soddisfazione quando loro, due sere fa, mi hanno detto “non ci va di guardare la tele, continua a leggere”. Al funerale di Silente, ho pianto di meno.
Cerca occasioni di connessione reale con altri genitori
Spesso scambiamo parole che restano in superficie anche con altri genitori, perdendo occasioni di scambio profondo e reale che ci aiuterebbe realmente a sentirci meno soli.
Unisciti al ritiro Rivoluzione Gentile: un solo giorno in cui nasceranno connessioni reali, che sono certa porterai con te per molti molti anni.

