Sei al parco e vedi tuo figlio giocare con altri bambini; ha in mano il pallone, uno dei bambini glielo strappa di forza.
Lui fa la faccetta un po’ triste, poi senza piangere torna a giocare con il gruppo.
Sei davanti scuola ad aspettare che i bambini escano. Vedi un bimbo spingere tuo figlio. Lui inizia a piangere, ci resta male.
Io so che a quasi tutti noi, sale un po’ (o un bel po’) di rabbia.
Proiettiamo subito, sui nostri bambini, la paura acquisita che tutti i piccoli grandi soprusi che abbiamo dovuto e ancora dobbiamo ingoiare, possano abbattersi su di loro… se non imparano a farsi rispettare.
E questo, se pur in buona fede e con puro istinto protettivo, sono i primi due errori che facciamo nel tentativo di rendere i nostri bambini più forti:
- non avere fiducia nel loro innato istinto e senso etico
- fraintendere da principio il concetto stesso di forza
Crescere un bambino è un progetto, educativo, ma anche civico; è un percorso complesso ma che riempie la vita di senso.
Con La dolce Guida, ti aiuto come pedagogista ed esperta di disciplina dolce, in questa avventura.
Con me, un team che comprende psicologhe, educatrici, esperte di comunicazione funzionale.
Questo corso fa per te se…
- Sei un genitore che a volte fatica a trovare risposte efficaci alle richieste del proprio figlio
- Tuo figlio non ti ascolta e ciò provoca in te molta frustrazione
- Fatichi a trovare alternative all’educazione “tradizionale”
- Ti servono strategie per comprendere tuo figlio ma anche per sentirti compreso da chi ti sta attorno
- Hai letto il mio libro e vuoi approfondire oppure non l’hai ancora letto ma sai che la disciplina dolce potrà aiutarti

Chi è un bambino debole?

Chiariamo un punto: tutti i bambini sono “deboli”, dal momento che hanno bisogno degli adulti per difendersi, nutrirsi, sopravvivere ma anche e soprattutto per iniziare a creare un’immagine di sé e un’identità propria.
Al contempo, tutti i bambini sono “forti” a loro modo:
tutti hanno una bussola interiore e un senso di etica legato alla sopravvivenza della specie. E noi siamo una specie sociale.
Per quanto spesso ci sembri che “i bambini sono cattivi”, “i bambini sanno essere crudeli” e altre banalità – che, davvero, anche basta, non si possono più sentire – i bambini, semplicemente, agiscono nel gruppo con delle dinamiche sociali basate su istinto e logiche che non funzionano come nel mondo adulto.
Lo dimostra il fatto che spesso, se noi adulti sappiamo stare al nostro posto, i bambini da soli sanno entrare e uscire con fluidità da ogni conflitto.
Di come gestire e soprattutto di come NON gestire i litigi tra bambini, ne ho parlato meglio qui.
Dunque, un bambino che “lascia vincere gli altri” in modo troppo remissivo e con troppa facilità, è davvero un bambino debole?
Non necessariamente:
tutti i bambini maturano in modo diverso e hanno caratteristiche individuali diverse. Alcuni bambini capiscono prima di altri, ad esempio, che non hanno voglia di litigare per quel gioco.
Osservando le mie due gemelle, Ginevra e Letizia, soprattutto quando erano più piccole, era facile dedurre che una fosse più debole, e l’altra più forte, una più leader, l’altra più gregaria.
Un giorno ho chiesto io stessa a Lety perché non “lottasse” di più invece di darla automaticamente vinta alla sorella ed è stata lei a dirmi “preferisco rinunciare a quel gioco piuttosto che vedere Ginny piangere”.
Chi è tra le due quella definibile “forte”?
Di certo Lety ha raggiunto un tipo di maturità empatica prima di Ginny.
L’errore delle etichette

Nel definire un bambino “debole” e iniziare il training da educazione siberiana affinché “impari a difendersi”, passiamo attraverso un errore sempre troppo comune tra i genitori e gli adulti in genere, cioè dare ai bambini delle etichette.
Loro le sentiranno nominare spesso, troppo spesso, ed è così che un bambino si convince di essere debole solo perché se lo sente ripetere di continuo.
La stessa cosa accade quando definiamo un bambino “monello”; “cattivo”, “egoista” con costanza. Come dicevamo in apertura, i bambini nutrono il loro ego in costruzione attraverso gli occhi e le parole dei genitori.
Se noi definiamo costantemente il nostro bambino come “debole”, è certo che una certa forma di reale debolezza farà parte del suo ego in costruzione.
Un altro tipo di forza

Fermiamoci un attimo a pensare a quanto sia opinabile la nostra visione e narrazione del concetto di forza.
Quante volte abbiamo detto o sentito dire frasi come
“Non fare la femminuccia”
“I bimbi grandi non piangono”
“Non si piange, devi essere forte”
Abbiamo riempito il concetto di forza di stereotipi di genere, stereotipi legati all’età, aggressività fisica e persino manipolazione psicologica.
Ma un bambino che, in una classe piena di urla, non parla se la maestra non gli dà la parola, è “debole” o è solo ben educato e ha ben compreso le regole?
Un bambino che non vuol vedere quel film che guardano “tutti gli altri” perché gli fa paura, è debole – o immaturo, come ho sentito dire persino ad alcune educatrici -?
Oppure è solo più maturo e consapevole delle sue emozioni?
Prima di imparare a difendersi, devono fidarsi di un sistema che li difende

Lo abbiamo finalmente capito e interiorizzato che la pedagogia è anche un’azione sociale e politica che può cambiare il mondo?
Decisamente, è ora di capirlo.
Se crediamo ragionevolmente che un bambino sia vittima di atti di prepotenza (e anche bullismo) a scuola, prima di insegnare a fare a pugni o “a difendersi” con le nostre strutture, è il caso di ricordarci che noi adulti, genitori e insegnanti, siamo i primi responsabili della loro difesa.
Le persone forti non sono quelle che si difendono da sole. Quelle sono solo persone cronicamente sole.
Le persone forti sanno di avere alle spalle una struttura che si prende cura di loro, sia una famiglia, una scuola o, da grandi, uno stato giusto.
Un bambino che sa di avere una struttura alle spalle in grado di arrivare dove non arriva lui da solo, da grande saprà pretendere con più forza e assertività la presa di responsabilità da parte delle strutture sociali intorno a lui.
Noi analizziamo le dinamiche tra bambini con le nostre strutture e persino con il peso dei nostri traumi, paure e cattivi ricordi.
Per questo, in un mondo adulto in cui il più forte (o il più crudele, il più spregiudicato) prevarica, siamo tentati ad allenare i nostri bambini a vivere in un mondo crudele, rendendoli talvolta più cattivi… invece di aiutarli a diventare unità di un mondo migliore.
Ci chiediamo spesso che mondo lasceremo ai nostri figli,
ma non ci chiediamo abbastanza che figli lasceremo a questo mondo.

