Il legame tra bambini e animali domestici sa essere magico e utile per la crescita dei nostri figli… ma questa magia non è automatica, va guidata.
Se ben gestita, la presenza di un animale in casa, che accompagna la vita dei nostri piccoli e anche nostra, aumenta l’empatia, il senso della cura, la responsabilizzazione (di tutta la famiglia).
Non solo: molti studi dimostrano come la presenza di un animale domestico nella routine famigliare abbassa i livelli di stress, funge da supporto emotivo e consolazione nelle fasi sfidanti e può favorire un controllo e conoscenza delle emozioni.
Noi abbiamo in casa la nostra cagnolina Sayuri da 12 anni, quindi da ben prima che arrivassero le piccole Ginevra e Letizia, e da poco abbiamo adottato anche un gattino; ma ci sono stati nella nostra vita anche pesciolini e criceti e tutte queste creature hanno dato qualcosa alla nostra famiglia.
Tuttavia, da pedagogista, sono certa che tutti i benefici derivanti dalla presenza di un animale domestico nella vita di una famiglia con bambini non siano affatto automatici e scontati, ma si legano ad approccio e lavoro da parte dei genitori.
Faccio molto spesso consulenze a genitori preoccupati perché i bambini “maltrattano” gli animali, o preoccupati perché un bimbo e in arrivo e non sanno bene come fare per far accettare il cambiamento agli animali domestici e soprattutto come far crescere bene e in modo sereno questo rapporto. Perché sì, il buon rapporto o il rapporto sano tra bambini e animali (domestici e non) non è automatico ma, come in tutte le cose relative alla loro crescita, va in qualche modo guidato.
Puoi ascoltare i contenuti di questo articolo anche nella puntata 137 del mio podcast
Bambini e animali domestici, errori da evitare
Prima di dare soluzioni positive per facilitare quello che può essere il rapporto più arricchente ed educativo della vita, cioè il legame tra un bambino che cresce e uno o più animali, vorrei partire da errori purtroppo abbastanza comuni che rendono impossibile la magia. E che possono anche portare ad effetti del tutto opposti ai benefici della presenza di un animale nella nostra vita cioè anempatia, stress, disinteresse o addirittura avversione e crudeltà.
Mai adottare un cucciolo perché lo vuole (solo) il bambino

Le scelte importanti della vita della famiglia – e la decisione di adottare un essere vivente di cui prendersi cura, lo è – è responsabilità dell’adulto. Certo, la scelta va condivisa con i bambini, come spiego nel prossimo paragrafo, ma dobbiamo sempre ricordare che il grosso del lavoro di cura sarà a nostro carico, almeno fino a quando i bambini non diventeranno più grandi (in alcuni casi e per alcuni tipi di attività, anche adolescenti).
Se noi, come adulti, non siamo né pronti né propensi ad adottare un cucciolo, vuol dire che è meglio non farlo. Inutile far “promettere di prendersene cura”, perché i bambini al di sotto dei cinque anni possono solo imparare, gradualmente, tramite il nostro esempio, a conoscere cura ed empatia, ma non sono ancora pronti per metterla realmente in atto.
Non iper responsabilizziamo bambini troppo piccoli
Per la stessa ragione, non è utile (anzi è inutile, e anche in parte dannoso) cercare di responsabilizzare i piccoli e dire frasi che acuizzino i sensi di colpa per ciò che loro, sotto i 5-6 anni, ancora non hanno gli strumenti per fare. (tranquilli, tra poco do anche consigli su come far sì che la magia di un bel rapporto tra animali e bambini avvenga).
Evitare di adottare se i bambini non sono d’accordo
Anche noi adulti, a volte, dobbiamo saper aspettare: soprattutto se cresciamo in famiglie con cani e gatti, pesci e alligatori, è per noi naturale, quando ci creiamo la nostra famiglia, pensarla anche con amici pelosi (o con le squame, nel caso degli alligatori).
Ma ci sono casi in cui i nostri bambini potrebbero non volerlo, dimostrarsi ostili all’idea. Ad esempio nelle fasi di cambiamento; se stiamo cambiando casa, e finalmente con il giardino possiamo prendere un cagnolino, ricordiamo che il o i bambini stanno già vivendo un cambiamento importante e alcuni bambini potrebbero aver bisogno di più tempo.
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Come creare un legame di amore e rispetto tra mondo animale e bambino

Ma veniamo alla parte positiva e propositiva di questo post: dal momento che sappiamo quanto può invece essere magico e bello, arricchente e forte il legame tra i bambini e gli animali dimestici, capiamo meglio come fare per curare e alimentare questa magia.
Buon esempio
Sempre la parola magica in tutta la nostra vita di genitori, il rapporto tra animali e bambini non fa eccezione.
Leggi anche “siamo sempre un buon esempio per i nostri figli?”
Se per addomesticare il nostro cagnolino, usiamo lo sberletto sul sedere, va da sé che il bambino prima o poi ci imiterà, con la differenza che noi adulti sappiamo controllare la forza e rendere la botta sul sedere dell’animale inoffensiva e indolore, a meno che non decidiamo di essere crudeli e far male, e in quel caso il rapporto tra nostro figlio e l’animale nonché il resto del mondo sarà del tutto compromesso.
Il bambino non ha il controllo della sua forza, e quando darà il calcetto per allontanare il gatto o il cane… rischia di non essere affatto un calcetto ma di fare male.
Se non abbiamo mai usato metodi “tradzionali” per addestrare i cani, e ci chiediamo da dove derivi un gesto aggressivo improvviso dei nostri bambini su un animale domestico, proviamo a chiederglielo, tenendo conto della sua età.
Potrebbe aver visto al parco qualcuno avere un atteggiamento aggressivo con un animale e averlo replicato. Chiediamolo chiaramente, spiegando che non si fa perché l’animale può ferirsi, proprio come un bambino.
Verbalizziamo le emozioni degli animali
Gli animali, come esseri viventi, sono portatori di emozioni. Hanno dunque fame, sete, sono stanchi, felici, spaventati.
Spesso per responsabilizzare i nostri piccoli verso le emozioni e le attenzioni di cui necessità un animale, ci limitiamo a dire “il cane non è un pelouche”, ma non argomentiamo, né con le parole né con gli esempi.
Come è bene fare quando cerchiamo di educare i nostri bimbi alle emozioni, le emozioni vanno nominate e verbalizzate.
Faccio un esempio personale.
Fin da quando le bimbe erano piccole, descrivevo cosa stava avvenendo, secondo me, nella mente della nostra cagnolina Sayuri.
Quando ad esempio si avvicina a noi, mogia mogia, dico: “Sayuri è un po’ annoiata, le andiamo a prendere una palla?” o, forse più in linea con l’età della nostra Sayuri, “Say ha 12 anni, oggi è un po’ stanca di giocare, che dite, la facciamo riposare un po’?”
Coinvolgiamo i bambini nelle attività di cura (ma non diamogli tutto l’onere)
Per educare i nostri bambini all’empatia, attraverso la presenza di un animale domestico, coinvolgiamoli nelle piccole attività di cura, insieme a noi.
Del tutto inutile, se non dannoso, decidere di adottare un cucciolo con la premessa che “ma poi devi occuparti tu di dare da mangiare e portarlo fuori”: Non avverrà, la responsabilità di una vita, in casa, è onere dell’adulto.
Però, quando diamo da mangiare ai nostri animali, possiamo dire ai bambini di scegliere e prendere la ciotola; possiamo dare la porzione di mangime per il pesce o criceto e farla mettere a loro nell’acqua o nella gabbietta.
Facciamoli venire con noi a portare il cane al parco, nelle ore meno impegnative di questa attività, facciamoli venire dal veterinario (ma solo se si tratta di visite semplici, in cui il medico non deve sedare, usare siringhe o far male all’animale pur di salvagli la vita).
Hai animali domestici?
Raccontami un po’ la tua esperienza: sono arrivati prima i tuoi animali o i tuoi bambini? Hanno (sempre avuto) un buon rapporto?

