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Mio figlio dice sempre NO!

Niente paura!! 

Non si tratta di una fase pre-adolescenziale.
Quella del NO è una fase che ha una un significato psicologico preciso.
Il NO è la prima parola che i bambini usano per delimitare i propri confini, capire i propri limiti e permetter loro di relazionarsi con l’adulto in maniera semplice e d’impatto. 

La psicologia dello sviluppo ritiene la capacità di dire NO un punto importante nel processo di sviluppo psichico del bambino, perché indica la capacità del bambino di prender consapevolezza della distinzione tra il sé e gli altri.


Questa “meravigliosamente tremenda” e semplicissima parola, può nascere in contesti diversi; vediamone insieme alcuni.

  1. Attraverso l’imitazione 

I bambini sono grandissimi imitatori: studiano e replicano tutto quello che vedono, e i genitori, spesso inconsapevolmente sono gli esempi dei peggiori comportamenti. 

Molti NO dei nostri figli sono frutto del riflesso dei nostri comportamenti! Ad esempio? No derivanti dalle dinamiche nella coppia, ossia ascoltando le conversazioni tra mamma e papà nelle quali anche noi non siamo sempre disponibili e accondiscendenti, vero?! 

Chiudete gli occhi e pensate quante volte noi diciamo NO a qualche richiesta davanti ai nostri figli. A me spesso capita e non me ne rendo nemmeno conto.

Mi piace molto parlare dal lato pratico, dunque mi metto in prima linea.
Io, ad esempio, ho paura di arrampicarmi, ho paura dell’altezza, ho paura delle giostre, e di un sacco di altre cose. Quando mio marito mi chiede di divertirmi con lui a fare queste cose…. ovviamente la mia risposta è NO!

Però, da mamma vorrei le mie figlie arrampicatrici e avventuriere senza paura, che non rifiutassero l’invito a scalare un albero o a salire sulle giostre.

Come posso pretendere da loro risposte positive alle domande che quando vengono poste a me rispondo con un secco NO?! 

“Elena sali sull’albero, è divertente!!”
“NO!” 

“Elena saliamo sulla ruota panoramica?”
“NO!”

Da mamma mi impegnerò ad affrontare la vita con più si, mi viene sempre in mente il film “YES MAN” quando lo penso, ma in fondo noi adulti diciamo davvero tanti no, che in fondo, potrebbero trasformarsi in più dolci si!

  1. Fase “oppositiva” e formazione del se

Questa è la punta dell’iceberg.  
Oltre all’imitazione, i “NO” dei nostri bambini, provengono da una normale fase di crescita – generalmente inizia attorno ai due anni – che è in grado di mettere in seria difficoltà noi adulti. 

Quando ci troviamo di fronte a una decisa “fase oppositiva” da parte del bambino, la nostra reazione istintiva è quella di innervosirci, imporre la nostra volontà.
Seguendo un approccio dolce, invece, noi adulti dovremmo, cercare di dare spiegazioni al bambino, far da tramite verso ciò che vuole e l’emozione che sta vivendo.  

Come vi consiglio sempre, osservate e valutate la situazione: nostro figlio ha davvero “torto” nel non voler far qualcosa? Come mai potrebbe averci dato una risposta negativa?  Possiamo permetterci di posticipare la nostra richiesta?

Possiamo anche proporre una alternativa, “questa cosa proprio non si può fare, però, in alternativa, possiamo fare questa….” possiamo spostare la fonte del NO verso un qualcosa di più interessante.

Il passaggio successivo è sempre quello di dare un nome alle loro emozioni. 

Verbalizziamole e accogliamole: spesso il NO arriva da un momento di rabbia, da una presa di posizione che a volte può trasformarsi in una esplosione. 

Vi consiglio di cliccare qui e leggere l’articolo sui capricci per approfondire questo aspetto

Ricordatevi che i “capricci” non esistono!
I bambini hanno bisogno di un adulto che dia nome alle loro emozioni.
Compito della Disciplina Dolce è quello di ascoltarli, comprenderli ma soprattutto aiutarli senza farci prendere dal panico. 

È dura. 

Soprattutto quando le giornate sembrano non passare mai e i NO si ripetono costantemente a ogni nostra richiesta. Ma come sempre, possiamo guardare le cose da un altro punto di vista, e magari imparare a migliorarci noi, per poi migliorare la relazione con i nostri bambini. 

Elena 

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