Genitore preferito e genitore rifiutato, da cosa dipende?

senso di competizione dei genitori
Disciplina Dolce

Genitore preferito e genitore rifiutato, da cosa dipende?

Nelle live e nelle consulenze con i genitori, nella mia attività di pedagogista a supporto di famiglie con bambini piccoli, la dinamica annosa del genitore preferito e genitore rifiutato torna in modo ricorrente; il che indica da un lato che è un fenomeno comune, più comune di quello che crediamo – quindi anche definibile “normalissimo”. Dall’altro, è una situazione che provoca stress e confusione nei genitori.

Da un lato il genitore rifiutato si sente frustrato, teme di star sbagliando qualcosa e non sa cosa, in breve “ci resta male”.
Dall’altro, il “genitore preferito” vive il peso di non potersi allontanare neanche per una doccia, di non poter delegare nulla all’altro genitore perché i bambini ne rifiutano la presenza esclusiva.

Questo è anche uno dei tanti temi trattati e affrontati ne La Dolce Guida, un corso completo dove parliamo anche di come farsi ascoltare dai bambini ed essere delle guide sicure, affidabili, in grado di assecondare e capire i loro bisogni… senza dimenticare i nostri, come genitori!

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Analizziamo insieme le dinamiche del rifiuto di un genitore da parte di un bambino, capiamo bene da cosa deriva e, come sempre, troviamo delle soluzioni in linea con i principi della disciplina dolce (non solo dolce per i bambini ma anche e soprattutto per i genitori)

Perché un bambino rifiuta un genitore?

Come dicevo in apertura e come ci dice l’esperienza comune, capita molto spesso che un bambino preferisca un genitore ad un altro: se un bambino ha due figure adulte genitoriali di riferimento i suoi livelli di attaccamento variano a seconda del tempo e del momento, sia su un piano cognitivo che su un piano affettivo e di affinità.
I bambini piccoli non riescono ancora a “razionalizzare” il concetto di affetto, non riescono ancora a capire che “i genitori ti vogliono bene allo stesso modo e quindi allo stesso modo li devi ricambiare”.

Su un piano strettamente emotivo, ognuno di noi ha, pur essendo cresciuti in famiglie funzionali, un genitore con il quale trascorre più tempo, parla di più, si sente più a suo agio; ma noi grandi, diciamo pure dall’adolescenza in poi, sappiamo che l’amore e l’affetto passa attraverso tante manifestazioni diverse ed è bene, socialmente, non “misurarlo” in forme comparate.

I bambini non hanno questi filtri e dimostrano le loro emozioni in modo diretto. Soprattutto, non hanno ancora i parametri acquisiti dalle convenzioni sociali per dimostrare il loro attaccamento ad un genitore o ad un altro.

Tuttavia, al netto delle variabili ed esclusi i casi di genitori disfunzionali o violenti (casi limite di cui non parleremo qui, oggi) i motivi per cui i figli prediligono un genitore e ne rifiutano un altro sono essenzialmente tre.

insegnare i valori ai figli

Dinamiche periodiche

Ci sono dinamiche legate alle età e ai tempi di crescita che ricorrono spesso nelle famiglie e tra i bambini.
Ad esempio, è assolutamente normale che nei primi due anni di vita i piccoli abbiano un attaccamento molto forte verso la mamma, tanto che ci sono momenti in cui hanno delle vere e proprie crisi di pianto e rifiuto quando non le hanno “a portata di mano”.
Questo è l’esempio più comune, che ha un momento di svolta tra i 24-30 mesi di vita, quando si iniziano a creare i legami e le affinità anche con “il mondo fuori” e i bambini capiscono di non essere un tutt’uno con la mamma.

Ma a volte ci sono delle eccezioni, dovute anch’esse a molti diversi fattori. Ad esempio, quando inizia una seconda gravidanza il primogenito spesso inizia a legarsi molto di più al papà o al genitore non gestante.

Spesso i bambini possono avere una maggiore affinità e quindi voler restare di più con il genitore che vedono più spesso oppure, al contrario, con quello che vedono di meno, proprio perché non hanno accesso al suo affetto tanto quanto ne avrebbero bisogno.

In tutti questi casi, la prima regola da fare e aspettare, lasciar vivere questo periodo in modo comprensivo, senza risentimenti (e senza far sentire i bambini in colpa per quello che provano!!) e accompagnarli a fasi emotive successive.

Allineamento e affinità

alto contatto papà

E’ del tutto naturale, come lo è del resto per noi adulti, che un bambino possa sentirsi più “allineato” per affinità, con un genitore che con un altro.
I figli hanno le loro indole e personalità, solo in parte influenzate da noi adulti e queste possono in alcuni casi essere più affini al carattere e all’approccio di uno dei due genitori.

Dunque il rifiuto o la preferenza si manifesta, in questi casi, tramite maggiore complicità, la così detta “comunella”.

Se questa non si manifesta anche attraverso un vero e proprio netto rifiuto dell’altro genitore, non serve osteggiare questo rapporto speciale. Se vissuto serenamente può essere prezioso per il genitore e per il figlio.
Non sarai forse il genitore preferito per il gioco, ma sarai il punto di riferimento per la risoluzione dei problemi.

Dinamiche svalutanti da parte di un genitore

Capitano però anche, in modo per lo più inconsapevole, delle dinamiche famigliari che portano al distacco verso un genitore, e che possono dipendere dall’altro genitore o dalla relazione tra i due.
Senza entrare nelle casistiche di separazione e astio tra i genitori, capita che un genitore possa fare critiche frequenti e sistematiche verso l’altro, anche in presenza dei bambini.

“Lascia stare che non sei buono/buona a fare niente”
“Faccio io, tu è meglio che stai fermo”
o anche una latente ma palese sfiducia di un partner verso l’altro, manifesta attraverso azioni, sguardi e non detti sono tutti atteggiamenti che possono influire sull’attaccamento dei figli ad un genitore piuttosto che ad un altro.

A questi approcci però bisogna fare molta attenzione, perché per un figlio, crescere senza stimare uno dei due genitori, tanto da rifiutarlo, può comportare percorsi biografici anche molto dolorosi e difficili.

ascolta gli argomenti di questo articolo nell’episodio 112 del mio podcast

genitore preferito e genitore rifiutato?
cosa fare e cosa non fare?

Dopo aver fatto un po’ di analisi e riflessioni sul fenomeno e sulle dinamiche presenti in molte famiglie, veniamo alla pratica.
Cosa fare se in famiglia uno dei due genitori è “rifiutato”, non è quello preferito? E soprattutto, come fare se sei quello preferito e non puoi per questo permetterti nemmeno di andare in bagno o fare una passeggiata perché appena ti allontani scatta uno psicodramma?

  • Non prenderla sul personale: come detto, si tratta di dinamiche molto comuni, soggette a mutamenti nel corso del tempo. Come genitori, dobbiamo accompagnarle con serenità
  • Non mettiamoci in competizione l’uno con l’altra: non dimentichiamo mai che siamo gli adulti, e dobbiamo essere guide affidabili
  • Non puniamo i figli con il rifiuto! Genialata che alcuni genitori mettono in pratica, come forma di ripicca. Non mi vuoi? Non ti voglio neanche io. Ripetiamo insieme e diciamo, almeno tre volte al giorno: “se abbiamo dei bambini, noi dobbiamo diventare adulti, se abbiamo dei bambini, noi dobbiamo diventare adulti”.
  • Evitiamo atteggiamenti svilenti verso l’altro genitore, diamoci e dimostriamoci fiducia
  • Facilitiamo l’avvicinamento al “genitore rifiutato”, mettendone in luce le qualità. (“Guarda come è brava la mamma a leggere le fiabe! Senti che bella voce!”, “Hai visto come ha messo tutto a posto papà? Dobbiamo fare sempre come lui”)
  • Forziamo, ma senza violenza, la presenza del genitore rifiutato; es. se il bambino va in crisi di pianto perché il suo genitore preferito è in doccia e deve fare la merenda con l’altro genitore, accogliamo il pianto, dimostriamo comprensione, ma non facciamocene intimorire o esasperare. I bambini piangono, aspettiamo (con loro e con pazienza) che smettano. Anche questa accoglienza di uno stato d’animo scomodo è quello che fa avvicinare, nel tempo, i bambini anche su un piano emotivo.

E tu, in questa fase, sei il genitore preferito o quello rifiutato? E come la vivi?

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