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Bambino aggressivo: chi è davvero, perché lo fa e come “rimediare”. Articolo Precedente Capire i bambini: 7 regole... Prossimo Articolo Come essere assertivi.....

Bambino aggressivo: chi è davvero, perché lo fa e come “rimediare”.

Chi è davvero un bambino aggressivo? Come si spiega l’aggressività dei bimbi più piccoli di sei anni e come affrontare e “correggere la situazione?
(Spoiler: in questo articolo troverete molte risposte ma anche molte virgolette)

Ci sono situazioni che ci mettono alla prova come genitori, comportamenti dei nostri bambini che non sappiamo spiegare e facciamo fatica ad arginare. Uno fra tutti, l'”aggressività”.
Bimbi che alzano le mani con i compagni di asilo, bimbi che mordono o graffiano nonni o mamme e papà che tornano dal lavoro.

Spesso sono azioni incomprensibili per genitori che magari prestano tanta attenzione a non essere aggressivi in famiglia.

Iniziamo allora a farci inondare di sensi di colpa e inadeguatezza perché vediamo l’aggressività di nostro figlio o di nostra figlia, ci sentiamo giudicati dalle maestre che ci richiamano per dire che il nostri bambino è manesco, dalla mamma della chat della scuola ci dice di “insegnare ai bambini a non usare le mani” (a true story), amichetti che non vengono più a giocare perché hanno paura dei graffi dei nostri bambini.

Che fare in questi casi? Come comportarci con bambini “aggressivi”?
Come possiamo insegnare ai piccoli a non essere aggressivi?

educatrice e consulente per l'infanzia elena cortinovis

Rispondo a tutto, promesso, ma prima serve chiarire alcuni concetti chiave molto molto importanti.

Il bambino aggressivo… NON esiste.

(se vuoi puoi anche ascoltare i contenuti di questo articolo nell’episodio 15 del mio podcast)

Prima di darti consigli pratici e strumenti per convertire alcune azioni in altre, prima di aiutarti a trasformare una sberla in una carezza, è bene capire una cosa: l’aggressività è la volontà di far del male attraverso azioni, parole, comportamenti.
Ebbene, una bambino al di sotto dei sei anni non ha la capacità celebrare per agire allo scopo di fare male, fare dispetto, per provocare sofferenza o dolore fisico con intenzione.
Quindi è verbalmente incorretto definire aggressivo qualunque bambino al di sotto dei sei anni.

Non è solo una rettifica da maestrina attaccata al dizionario Treccani:
questa definizione e rettifica è il primo passo per cambiare prospettiva e capire i nostri bambini quando sono particolarmente fisici nelle interazioni.

I bambini nella fascia 0-6 anni non hanno la capacità di aggredire intenzionalmente, sia perché non hanno la capacità cognitiva di collegare le azioni del corpo ad una causa effetto fisica o emotiva (uso i denti su un amichetto = dolore e frustrazione) ma soprattutto perché non sanno ancora gestire le emozioni e le intenzioni.

Perchè allora alcuni bambini tirano sberle, graffiano e calciano?

bimbi e paura

C’è sempre un motivo per cui un bambino tira una sberla o un calcio. La notizia meno buona è che non è sempre lo stesso e non c’è una risposta univoca per tutti i bambini e per tutte le situazioni.

A volte hanno voglia di “toccare” per dimostrare entusiasmo e non sanno che quel modo di toccare causa dolore.

Le prime forme di “aggressività”, o utilizzo del corpo in modo che provoca dolore fisico pur senza intenzione, ci sono già dai primi mesi di vita quando, ad esempio, il bambino tira i capelli alla mamma mentre allatta.

Poi a uno anno accade che danno schiaffi mentre stanno in braccio.

Come sperimentano il mondo, i sapori, gli oggetti, i bambini sperimentano il loro corpo e il confine tra le parti del loro corpo e quello degli altri, in primis gli adulti di riferimento.

L’errore più grande che possiamo fare è reagire con aggressività (quella vera, intenzionale).
“Ahia, mi fai male così!”.
“Ahia, perché fai male alla mamma? Adesso mamma piange!”

(drama queen mum 😉 )

Noi sì che possiamo e dobbiamo controllare le nostre emozioni, e dobbiamo contare fino a 1000 così da dare un feed back calmo e sicuro.

La nostra rabbia o manifesta frustrazione può spaventare e causare reazioni ancora più prorompenti, perché non solo il bambino deve gestire la sua emozione del momento ma anche la paura per la nostra reazione.

Dunque, cosa dobbiamo fare quando un bambini compie azioni “aggressive”?

bambini aggressivi

Come accennavo, prima dei quattro anni i bambini usano il corpo per fare veri e propri “esperimenti multi sensoriali”:
Cosa posso fare con questi dentini? Ah, sì, posso mordere.

Verso i due – tre anni, scoperte in modo più o meno chiaro il corpo nelle sua componenti esterne più utilizzate come mani e piedi, i bambini cercano di capire come con quel corpo possono esprimere emozioni, cosa per loro ancora difficilissima da capire e gestire.
Il motivo dei “terribili due ani” dipende proprio dalla scoperta di avere emozioni forti, che non sanno come “maneggiare” e questo provoca in loro frustrazione e… scenate.

Altra cosa da evitare: limitarsi a chiedere “perché lo hai fatto?”
Perché loro non lo sanno il motivo per cui hanno tirato quel calcio!
Quello che puoi fare è, invece, aiutarlo a dare una risposta.
“Sei felice di vedere il cuginetto? Sei emozionato? Perché non provate ad abbracciarvi? Così, guarda, come faccio io con te”

oppure

“Sei arrabbiato? Vuoi tu quel gioco? Vieni, troviamo insieme un modo per giocare tutti e due”.

“Capisco che tuo fratello ti ha rubato il gioco, ma venite qui che insieme troviamo una soluzione tutti e tre”.

(sulla gestione delle liti frequenti, ho scritto un altro articolo approfondito e dedicato un’intera puntata del podcast).

“Perché invece di dare un morso, non lo abbracci?”
Il morso è un argomento delicato al quale tengo particolarmente, e ho scritto un approfondimento sui morsi dei bambini che ti invito davvero a leggere (e c’è anche per te il corso SOS morsi).

In sintesi, cosa fare se un bambini è “aggressivo”? (o meglio, se compie azioni che causano dolore fisico ad altre persone)

bimbo aggressivo perché
  • Ricorda sempre che un bambini hanno bisogno di due cose:
    sentirsi compresi e sentire legittimate le loro emozioni;
  • Non uscirsene con un “non si fa” se poi non si spiga un’azione alternativa;
  • Guidalo nel convertire l’uso del corpo che ferisce in un’altra azione che esprime un’emozione, ma in modo diverso (come un abbraccio, una carezza, prendere una manina, un bel grido di gioia);
  • Non chiedere “perché lo hai fatto” (tanto non te lo saprà dire) ma provare a dare tu la/le risposte con lui/lei.
  • Non rispondere in modo aggressivo (stavolta senza virgolette) o palesemente frustrato; non farà che aumentare la sua frustrazione portando ad altre azioni incontrollate.

Chiudo con un’ultima riflessione, che può ulteriormente aiutarci a cambiare prospettiva: noi, che invece siamo adulti, che conosciamo emozioni, reazioni causa effetto, siamo in grado di gestire le emozioni senza farle sfociare in azioni aggressive?

Se al semaforo e l’automobilista davanti a te non vede il semaforo verde, va lento, guida male, gli urliamo dietro o restiamo calmi?

Sappiamo tenere a bada voce, corpo, azioni, calci e manate sul tavolo quando ci arrabbiamo?
Probabilmente sì, ma pensa a quanto è difficile per noi, che siamo grandi e grossi e abbiamo imparato a stare al mondo, figurati per loro, che hanno un corpino e una mente in costante evoluzione.

Vuoi approfondire il tema dei litigi? Leggi questo articolo: Bambini che litigano: cosa fare e cosa non fare.

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