Cene con i parenti: 7 cose di cui non devi farti carico

Disciplina Dolce

Cene con i parenti: 7 cose di cui non devi farti carico

Le cene sotto le feste e, in genere, le situazioni conviviali in famiglia o con altre persone della nostra cerchia, possono essere momenti bellissimi, di condivisione e allegria, o momenti pieni di piccole pietre di tossicità.
O, come è normale nei contesti umani, possono essere situazioni piene di entrambe le cose, bellezza e gioia, e anche imbarazzo e tensione.

In particolare, le feste di Natale possono essere sfidanti per genitori che hanno fatto scelte pedagogiche fuori dal comune rispetto alle altre reti sociali e famigliari, e di come uscire “indenni” da queste cene, ne ho parlato nell’articolo

Noi, genitori “alternativi” alle cene di Natale

Ogni momento di convivialità è in sè perfetto e imperfetto.
Spesso la pressione, la tossicità, lo stress, non deriva solo dagli altri, che non abbiamo il potere di cambiare, ma dal nostro approccio di fronte a ciò su cui non possiamo intervenire.
Possiamo lavorare sul nostro approccio di fronte all’esterno, e del resto non dobbiamo e non possiamo farci carico.

(Rileggendo quello che ho appena scritto in questo articolo mi rendo conto che potrebbe essere molto utile anche per chi non è genitore)

Ecco quindi un elenco di cose delle quali non dobbiamo farci carico, in queste complesse cene e pranzi di famiglia, per alleggerire il peso di quelle cose che non possiamo controllare, e in fondo non ci deve interessare.

quello che gli altri provano di fronte alle tue scelte

Spesso le nostre scelte di vita, hanno una risonanza negli altri.
Non tanto in chi non le approva, quanto in chi in fondo avrebbe voluto fare come te, ma non ne ha avuto il coraggio, il tempo, l’energia, il privilegio.
Questo riguarda le scelte di vita (sposarsi o no, avere figli o no, vivere all’estero o no ecc ecc) e ovviamente, anche le scelto pedagogiche toccano molte corde scoperte.

Se tu hai fatto delle scelte molto diverse da quelle persone intorno a te, prendi atto che il semplice fatto che tu esista, come persona “differente”, risuona nella vita degli altri, risveglia negli altri dei sentimenti… che non dipendono davvero da te, dei quali non puoi avere il controllo.

Quindi accettalo e non fartene carico. Non dipende da te.


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Delle tue reazioni

Se senti che qualcuno fa un commento che ti tocca, e magari ti offende, e la tua reazione è a tuo avviso giustificatamente assertiva, anche arrabbiata, non devi giustificare e spiegare la tua reazione.

Se qualcuno interferisce in una tua interazione con un tuo figlio, magari piccolo, e tu lo/la metti al suo posto, con rispetto e assertività, non è tua responsabilità prenderti cura di come gli altri si sentono.

Sei responsabile e devi farti carico delle tue emozioni e, se hai figli piccoli, delle loro reazioni, che meritano il massimo della tua attenzione e accoglienza. Non puoi “contenere” tutti gli altri.
Il tuo spazio uterino (sì, vale anche se sei uomo, anche un uomo è contenitivo) non è grande abbastanza per tutti.

Educare gli adulti

A volte ci capita di spiegare come si comunica e come si dovrebbe stare al mondo… a persone che hanno l’età in cui avrebbero dovuto impararlo da un bel po’.

Come si dovrebbe comunicare per non ferire?
Come si potrebbe dire lo stesso messaggio senza perdere autorevolezza?

Magari tu per arrivare a capire queste cose hai fatto anni di terapia, corsi di comunicazione, magari sei anche iscritto alla Dolce Guida, insomma, ci hai messo impegno per arrivare ad un certo punto del tuo cammino, come individuo e come genitore.
Ora, non devi farti carico di far capire a tutti le pietre miliari che ti ci hanno portato.

Riserva le tue energie per dare una direzione ai tuoi figli, non essere e non sentirti genitore di tutti.

i figli degli altri

confronto con altri genitori
immagine generata con IA

Non mi riferisco al dover fare attenzione solo i tuoi figli affinché non si facciano o non facciano male.
In un contesto di comunità, è in fondo giusto che tutti siano guardiani di tutti.
Mi riferisco a quel senso di disturbo, quel pizzicore al cuore che senti quando uno dei genitori non si comporta con i suoi bambini come tu riterresti giusto.

E conosco bene questa difficoltà: da pedagogista e mamma, vedere una botta sul culetto “così capisce” come sentire un “mangia tutto se no la nonna ci resta male” o ancora “mangia tutto se no Babbo Natale non viene”, mi fa venire voglia di trasformare la cena in una sessione avanzata di pedagogia dolce.
E in alcuni casi anche in un carcere nel quale rinchiuderei tutti i presenti, bambini esclusi.

Ma no, in questo contesto non è nostro compito educare i figli degli altri, non è nostro compito intervenire.
(in compenso, possiamo provare a chiacchierare con calma, in altri contesti, con questi genitori se pensiamo possano avere qualche speranza di cambiare approccio o, più banalmente, dare un esempio fortemente e chiaramente diverso).

il rapporto degli altri con il cibo

premiare i bambini con il cibo

I commenti degli altri su quello che mangi tu o i tuoi figli non sono realmente un commento alle azioni tue e di tuo figlio.
Poche cose risuonano nelle persone come quello che avviene nei piatti.
Ci sono nonne che hanno basato l’intero sistema di auto-riconoscimento nel cucinare e nell’approvazione di quell’atto, il solo nel quale avevano potere.
Ci sono figli che hanno affrontato disturbi del comportamento alimentare in risposta a genitori che hanno usato il cibo come sola forma di dimostrazione di affetto. E come arma di premio e punizione
Sono tutti scenari da non giudicare e rispettare, ma dei quali tu non ti devi far carico. Men che mai i tuoi figli piccoli.

Quindi, se sei sazio/sazia, non è tuo dovere accontentare la nonna che “ci resta male”. E questo vale soprattutto per i tuoi figli piccoli, che sono troppo piccoli per poter dire in modo rispettoso ma assertivo che quella pietanza, davvero non la vogliono.
Devi farti carico del rapporto sano tuo e dei tuoi figli, con il cibo.
Gli altri, sono abbastanza grandi per sbrogliarsela da soli .

Le gare degli altri

I momenti di presenza di gruppo sono spesso anche momenti di confronto.
Anziani che confrontano come si faceva ai loro tempi, rispetto a quello che accade oggi.
Genitori o nonni che confrontano quello che fanno o facevano i loro figli all’età del tuo o il loro modo di educare rispetto al tuo.
Non devi necessariamente difenderti dai paragoni, non sono una richiesta ma una proiezione, di cui tu non sei responsabile e sui cui tu non hai possibilità di agire.

Considera questi paragoni come una gara alla quale tu hai deciso di non partecipare.

Salvare l’atmosfera


Non sei responsabile del clima emotivo della cena. Puoi fare il possibile per non portare il tuo possibile malumore, ovviamente.
Ma non puoi agire sulle “vibes” degli altri.
Non sei arbitro delle liti o delle tensioni tra altre persone.
Se poi la cena è nei tuoi spazi, nella tua casa, il consiglio vale due volte.
Il tuo ruolo si ferma all’aprire le porte e l’accoglienza di casa. Preparare gli spazi, il cibo da mettere a disposizione, il senso di protezione e di benvenuto.
Il resto, lo portano le persone dalle loro case emotive, e non è tua responsabilità (e neanche tuo diritto) gestirle.

La cena perfetta, se esiste, non dipende da te.

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