Quando i bambini ti fanno fare tardi a lavoro

Disciplina Dolce

Quando i bambini ti fanno fare tardi a lavoro

Sono le sette e trenta, sei in orario.
Per un pelo, ma navighi come sempre in bilico e miracolosamente sulla tabella di marcia.
Dieci minuti e poi, bambini pronti con grembiulino e cartella, pronti per portarli a scuola e poi dritto al lavoro.
Poi ad un tratto, l’imprevisto (prevedibile): uno dei bimbi, inizia a piangere, apparentemente senza motivo, quando vede la cartella.
Decide che a scuola non ci vuole più andare, urla, si siede a terra, non ne vuole sapere di calmarsi e andare verso l’uscita e poi la macchina.

Cerchiamo di “farlo ragionare”, cerchiamo di capire qual è il problema, promettiamo ricchi premi e cotillon all’arrivo a scuola, preghiamo letteralmente, supplichiamo il bambino affinché si possa uscire di casa.
Alla fine lo prendiamo di peso e mentre urla e piange, lo infiliamo in macchina e lo portiamo alla scuola dell’infanzia piangente.

Andiamo via con il cuore a pezzi, i nervi non ne parliamo.
Senso di colpa, ma anche frustrazione perché arriveremo in ufficio in ritardo. gli sguardi dei colleghi, la tabella di marcia saltata e da rimettere a posto, in qualche modo.
Tutto ciò, nonostante abbiamo fatto tutto esattamente come andava fatto.

E dentro, in fondo (neanche tanto in fondo) al cuore, la frustrazione di essere soggetti ad una dittatura in cui tutta la nostra vita dipende dall’umore dell’ultimo minuto di un gigante alto neanche in metro.


So che questo è un argomento complesso e delicato che tocca molte delle nostre corde.
Ci dedicherò un intero

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Il Bambino Tiranno

ci concentreremo proprio su come possiamo trasformare questa situazione di conflitto e frustrazione in una relazione equilibrata. Come sempre, prometto soluzioni pratiche ma anche molti nuovi punti di vista sulla nostra realtà di genitori.

Ci sarai?

La soluzione per far sì che i nostri bambini non compromettano i nostri ritmi di vita

Il problema principale è prima di tutto questo: ci aspettiamo, dal web, dagli educatori (anche senza titoli) su Instagram e TikTok, cosa fare, una ricetta, un algoritmo che ci porti dal problema A alla soluzione B.

Vediamo la vita di quei pochi altri che, dal nostro punto di vista, “ce la stanno facendo”, e chiediamo le ricette magiche che chi ha onestà intellettuale non ti sa dare, mentre molti altri ti venderanno.

E come crediamo che “per avere quel corpo” la ricetta sia fare quelle 100 flessioni al giorno e un’ora di passeggiata, ignorando tutto quello che c’è davvero dietro (alimentazione, sonno, meditazione, rinuncia di molte pessime abitudini), allo stesso modo crediamo che per uscire dalla tirannia e il disagio del “capriccio” e delle crisi oppositive dei nostri bambini, basti fare A + B + C.

Ci metterei pochi passaggi su questa tastiera del mio computer per scriverti

  • siediti accanto a tuo figlio e abbraccialo, per farlo sentire compreso
  • chiedigli se vorrebbe mettere altre scarpe (quelle rosse o quelle bianche?) o se vuole portare un pupazzetto con sé e quale
  • chiedigli se vuole scegliere insieme la merenda da portare

e altri consigli pratici che, per la cronaca, possono anche funzionare davvero.
Ma so bene che anche tu in quel momento sei in crisi, che quella dannata lancetta dell’orologio corre e tu sei sempre più in ritardo.

E soprattutto, so bene che ci sono stati forse dei piccoli grandi errori nei mesi precedenti, cui sarà difficile porre rimedio in quel preciso momento di crisi.

Eccone, ad esempio, alcuni

Abbiamo fatto promesse non mantenute

bravo papà

Quante volte, per non fare tardi, abbiamo detto cose tipo “andiamo a scuola e poi prometto che ti viene a prendere il nonno”.
Andiamo a scuola, dai, quando ti vengo a prendere andiamo a mangiare un gelato.
Se adesso andiamo a scuola, ti faccio un regalo.

Poi il nonno non è andato a prenderlo, ma qualcun altro, il gelato dopo la scuola no, perché bisogna mangiare a pranzo, e di regali neanche l’ombra.

Al di là di quanto sia una scelta opinabile educare con i premi e le punizioni, facce della stessa medaglia, non ci rendiamo conto che troppe volte abbiamo tradito con piccole bugie (grandi, per loro) la fiducia dei nostri bambini.

Tante volte, abbiamo scelto di renderci la vita facile e il momento veloce, attraverso il raggiro. Questa pessima abitudine non si può rattoppare in quei 5 minuti che separano il pianto di un bambino dal momento in cui mettersi in macchina per non fare tardi.

Abbiamo preteso dai bambini cose che neanche noi riusciamo a fare

Per i bambini le routine sono importanti. Se noi le rispettiamo e le seguiamo, i bambini lo faranno con noi. Ma se noi stessi non siamo persone particolarmente puntuali, in grado di seguire regolarmente routine in modo fluido, sarà difficile pretenderlo dai piccoli.
I bambini sentono la nostra ansia, sono più empatici di quello che crediamo, altro che tiranni, e molto spesso i loro momenti di corto circuito cognitivo, che noi rubrichiamo come “capriccio” derivano proprio dalla nostra gestione dell’orologio e del tempo.

Piccolo consiglio pratico, su questo punto: se i bambini hanno bisogno di mezz’ora per essere pronti, impariamo a gestire la routine della mattina sull’arco di almeno un’ora.

Delle routine e del loro potere “magico”, ne ho parlato meglio qui.


Per tutto il resto, ne parliamo nel

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