Il mondo dell’educazione e della pedagogia è variegato e complesso: ha a che fare con la comunicazione verbale e paraverbale, con la psiche e la biochimica, con l’emotività, con la relazione genitore-figlio, genitore-genitore, genitore-insegnanti/educatori, genitori-resto del mondo…
Non c’è da stupirsi se, nell’epoca in cui abbiamo il massimo accesso mai avuto all’informazione, sia proporzionalmente elevato anche il nostro accesso alla potenziale disinformazione o alle allucinazioni collettive.
Da professionista pedagogista che usa il web per divulgare, sensibilizzare (e sì, anche per vendere), credo che l’utente che cerca informazioni e soprattutto supporto in momenti complessi della vita da genitore debba imparare a distinguere bene tra le fonti da cui reperisce informazioni.
Soprattutto alla luce dell’ingresso, nelle nostre vite, di sofisticati tool di intelligenza artificiale che recupera dal web informazioni e risposte… spesso non del tutto corrette, i tempi sono maturi per responsabilizzare non solo i professionisti dell’educazione ma anche chi ne è fruitore, cioè i genitori.
In breve, cari genitori che navigate tra web, social e IA, per a vostra sicurezza e quella dei vostri bambini, non potete più non sapere che differenza c’è tra figure come pedagogisti e coach, psicologi e counsellor, insegnanti ed educatori.
Oggi partiamo dalle basi: la differenza tra pedagogista e parent coach.

Sono Elena Cortinovis,
pedagogista e divulgatrice, esperta di Disciplina Dolce.
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Differenza tra pedagogista e parent coach
Chi è e che cosa fa un parent coach
Il concetto di coaching è da molto tempo diffuso negli Stati Uniti, e gradualmente arrivato in Italia nei primi dieci anni del Duemila e, con l’avvento delle piattaforme di infotainment (informazione e intrattenimento) come Instagram e TikTok, è esploso come modalità professionale presente nelle nostre vite.
Il coaching è un’attività professionale a tutti gli effetti, che si avvale di metodi per lo più empirici e sperimentali per aiutare un cliente (coachee) per raggiungere determinati obiettivi.
Il coach esiste nel campo aziendale e organizzativo (business coach) da moltissimi anni, ma anche come supporto individuale a persone che vogliono una guida pratica per arrivare ad obiettivi personali.
Nel campo della genitorialità, il parent coach è una persona che aiuta e segue i genitori in alcuni ambiti più sfidanti del percorso genitoriale, partendo da quelli che sono i bisogni percepiti dal cliente stesso.
Come si diventa parent coach?
Esistono molti corsi (privati), tutti con differenze nell’approccio, diverse durate, diversi costi, per avere una certificazione come Parent Coach.
Alla fine dei corsi viene rilasciato un attestato da parte dell’ente erogante il corso.
Su un piano strettamente pratico, non è necessario alcun attestato per potersi definire parent coach.
Molti ottimi e ottime parent coach studiano moltissimo, si informano, leggono e non smettono mai di formarsi, ma sta tutto alla loro etica professionale, curiosità e cultura generale.
Chi è e che cosa fa un pedagogista
Un/una pedagogista è una professionista esperta nei processi educativi e formativi, su un piano pratico ma anche cognitivo e psicologico; offre consulenza o lavora nell’ambito della ricerca, a seconda delle scelte professionali post laurea.
Una pedagogista che lavora nel campo della consulenza alle famiglie e agli educatori, come nel mio caso, basa il suo lavoro su quanto si sa del comparto della
- psicologia
- comunicazione
- educazione
- filosofia delle relazioni
Soprattutto, un pedagogista collabora, si confronta e lavora a stretto contatto con psicologi, psicologi dell’infanzia, educatori.
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Come si diventa pedagogista?

Per diventare pedagogista e potersi pubblicamente (legalmente) definirsi tale, è necessario completare un corso di studi universitario di 5 anni, con laurea triennale e specializzazione biennale.
Il corso di studi prevede esami in materiale come Pedagogia generale e sociale, Filosofia, Sociologia, Psicologia, Storia della pedagogia, Didattica e Pedagogia speciale e altre discipline umanistiche che possono variare a seconda della specializzazione.
Per poter completare la specializzazione, inoltre, un/una aspirante pedagogista deve fare un periodo di tirocinio in scuole dell’infanzia o in contesti riconosciuti a contatto con bambini, educatori e ovviamente genitori. Dunque oltre alla formazione accademica è obbligatoria anche quella “sul campo”.
Altre importanti figure di riferimento professionali in ambito pedagogico
Quando si parla di infanzia, di crescita, di relazioni complesse e delicate come le relazioni primarie, è fondamentale sapere quali sono tutte le figure professionali importanti e chi è maggiormente affidabile in ogni ambito; un buon professionista si circonda di una rete di supporto per aiutare al meglio genitori e bambini.
Dunque, è bene sapere che ci sono anche altre figure di riferimento come
- Psicologo dell’infanzia; figura che ha alle spalle una laurea, una specializzazione in psicologia infantile e l’iscrizione ad un albo professionale.
- Educatore; progetta e realizza strumenti educativi (ad esempio giochi e attività) che rispondano non solo alle esigenze, competenze e interessi dei bambini, ma anche alle necessità degli adulti.
La responsabilità del professionista

La fluidità del marketing moderno ha permesso a noi professionisti, negli ultimi anni, di raggiungere un pubblico un tempo impensabile, con possibilità di visibilità e guadagno un tempo inimmaginabili.
Questo privilegio moderno ci mette di fronte ad un’enorme responsabilità, che dobbiamo assumerci. In primis, quello della chiarezza con chi ci segue.
Deve essere da parte nostra sempre chiaro quello che possiamo fare e quello che non possiamo fare e soprattutto la differenza netta tra quello che “pensiamo” e, legittimamente, comunichiamo nel perimetro della nostra libertà di espressione, e quello che sappiamo, perché abbiamo alle spalle titoli e studi per poterlo dire e dimostrare.
La responsabilità dell’utente/genitore
Anche l’accesso alle informazioni è un privilegio, che comporta grande responsabilità.
L’accesso al web e alle piattaforme di infotainment (e oggi anche alle Intelligenze Artificiali) ci danno spesso l’impressione di poter sapere tutto in pochi minuti.
Ma è bene ricordare che se per sapere la ricetta dell’uovo alla coque è tutto sommato legittimo non fare più di un minuto di ricerca e approfondimento, quando cerchiamo informazioni importanti come quelle relative alla crescita dei nostri figli, dobbiamo impegnarci un po’ di più.
Abbiamo il dovere di approfondire e non accontentarci di un reel.
Abbiamo il dovere di capire da chi ci arriva un’informazione.
Abbiamo il dovere di verificare che l’informazione sia veritiera.
Abbiamo il dovere di verificare se abbiamo appena ricevuto un’informazione o un’opinione.
Del resto, se abbiamo deciso di diventare genitori abbiamo anche capito che le scorciatoie non portano mai troppo lontano.

