fbpx
Bambini iperattivi: quando è diagnosi reale e quando è tutto nella norma Articolo Precedente Educare i figli con la... Prossimo Articolo Quale attività...

Bambini iperattivi: quando è diagnosi reale e quando è tutto nella norma

Bambini iperattivi: talvolta ci preoccupiamo più del dovuto, perché non vediamo i nostri piccoli concentrati, non li vediamo presenti, li vediamo saltellare da un’attività ad un’altra. A volte pensiamo addirittura che non siano in grado di portare a termine un gioco o un’attività, pensiamo che siano distratti o svogliati.

Ma davvero i nostri bambini sono iperattivi e/o deconcentrati?

Come pedagogista e consulente per famiglie di bambini da zero a sei anni, ma anche confrontandomi con genitori di bambini ben più grandi e con educatori, constato come l’auto diagnosi di “bambino iperattivo” sia abusatissima, ovviamente quasi mai da specialisti.

Insegnanti, zii, nonni, amici di amici vedono un bambino non restare concentrato su un gioco o sui compiti abbastanza a lungo, suggeriscono iperattività e mandano nel panico i genitori.

educatrice e consulente per l'infanzia elena cortinovis

Togliamoci un po’ di dubbi e capiamo quando rivolgerci ad uno specialista.

Che cosa è l’Iperattività?

L’iperatttività, quando è una diagnosi reale, si definisce disturbo da deficit di attenzione, ed è un disturbo evolutivo dell’attenzione, in cui un bambino manifesta livelli alti e per certi aspetti invalidanti di disattenzione, impulsività dirompente, manifestata anche con il corpo.

La diagnosi deve essere data da pediatri e specialisti del neurosviluppo, a seguito della quale ci sono molti rimedi possibili, non necessariamente farmacologici.

Spesso però scambiamo per iperattività atteggiamenti di disattenzione non realmente causati da un disturbo, ma dall’ambiente circostante di per sé disturbante e/o da aspettative del tutto errate sui livelli di attenzione reali che un bambini può avere nelle prime fasi evolutive.

Qual è il giusto tempo di attenzione di un bambino?

attività extra scolastiche bambini piccoli

Ogni fascia di età ha livelli cognitivi di attenzione molto diversi, soprattutto nelle fasce dagli 0 agli 8 anni, e spesso i genitori e gli educatori fanno l’errore di aspettarsi da un bambino di 5 anni lo stesso tempo e livello di attenzione di un bambino di 8, senza valutare né età, né fase evolutiva, né il contesto in cui avviene l’evento di deconcentrazione.

Possiamo definire la concentrazione come la capacità di fissare in modo persistente l’attenzione su un dato elemento o una data attività.

I bambini sono assolutamente capaci di concentrarsi su interessi e stimoli esterni, e le parole interessi e stimoli sono di enorme importanza.

Prima di preoccuparci degli “scarsi” tempi e livelli di concentrazione dei nostri bambini, può tornare utile sapere quali sono i tempi di attenzione fisiologici e naturali, in base alle fasce di età e all’ambente.
Attenzione, perché questi sono dati indicativi, che devono tenere presente anche le differenze tra bambino e bambino.

(se vuoi puoi ascoltare i contenuti di questo articolo nella puntata 36 del mio podcast)

I tempi di attenzione fisiologici dei bambini, su un piano cognitivo sono:

  • 2 anni: 2 minuti di concentrazione su una singola attività.
    La concentrazione dei duenni difficilmente supera i 2 minuti e il bambino comunque preferisce che sia l’adulto a dargli massima attenzione. Si tratta infatti di una fase altamente “egocentrica” in cui il bambino ha bisogno che sia l’adulto a partecipare alle sue attività, stimolarlo di continuo e dare peso alla sua presenza.
  • 3 anni: dai 3 agli 8 minuti di concentrazione su ogni singola attività; attenzione, si arriva agli otto minuti se l’attività attira moltissimo il suo interesse e nessuno lo distrae.
  • 4 anni: dai 3 fino anche ai 15 minuti, a seconda del tipo di attività e degli stimoli esterni. Ad esempio, se un bambini di 4 anni gioca ad infilare le perline nel filo, tutto solo, la sua concentrazione può durare anche 6-8 minuti, senza distrazioni esterne, ma se un adulto è con lui e suggerisce nuove perline, mette in ordine i colori, gioca con lui, il gioco può tenerlo concentrato anche un quarto d’ora.
  • 5 anni: dai 5 ai 10 minuti per compiti assegnati dall’adulto, e fino a 15 minuti per attività ritenute davvero interessanti (come avviene in genere per il gioco dei travasi o per attività destrutturate).
  • 6-7 anni: i bambini possono mantenere l’attenzione in modo volontario per 15-20 minuti.
    Questa è l’età della scuola primaria, quindi ovviamente la nostra attenzione si sposta dal gioco ai compiti.
    In questi casi è importante consentire ai bambini di fare i compiti in slot temporali di 15-20 minuti e poi una pausa per poi riprendere per un altro lasso di 15-20minuti.
  • Dagli 8 anni: dopo gli otto anni un bambino può aver allenato buone capacità di concentrazione anche per 25 minuti.
    Non pretendiamo concentrazione massima per un’ora, non ne sono capaci (non lo sono neanche gli adulti).
    Se a scuola una spiegazione dura un’ora, con buona pace delle maestre, non c’è da stupirsi se dei bambini non sono attenti.

    Neanche un adulto riesce a seguire uno speech di un’ora, ma la differenza tra adulto è bambino è che un adulto dovrebbe aver maturato un certo auto controllo e abilità anche nella finzione;

    la differenza tra noi e i nostri bambini è che noi dopo 15 minuti di conferenza riusciamo a stare seduti e pensare alla lista della spesa mentre fingiamo di ascoltare, i nostri bambini no, non sono ancora così bravi a fingere.
pensiero divergente dei bambini

L’attenzione dei bambini, in base a questioni ambientali

Per i grandi come per i piccoli (anzi, soprattutto per i piccoli) l’attenzione dipende molto anche da fattori ambientali.
Quanto riesci a concentrarti tu, nella lettura di un articolo come questo, se a venti metri da te c’è un martello pneumatico in azione o se accanto a te c’è un passeggero di autobus chiacchierone?

Ecco, portiamo tutto questo alla realtà dei nostri bambini. La loro concentrazione dipende anche dal livello di disturbo esterno.

Chiedere ad un bambino di 7 anni di fare i compiti e concentrarsi per i suoi 20 minuti cognitivamente possibili, se lì accanto c’è il fratellino che guarda Peppa Pig alla tv, lo mette in difficoltà e non c’è da stupirsi se non si concentra.

Quali domande dobbiamo farci quando pensiamo che nostro figlio non riesce a concentrarsi?

Prima di fare diagnosi, se crediamo che i nostri bambini non riescano a restare abbastanza tempo sulla stessa attività, chiediamoci dunque:

  • sto pretendendo tempi di attenzione troppo lunghi per la sua età?
  • ci sono molte altre distrazioni e stimoli intorno a lui/lei?
  • c’è qualcuno che, giocando con lui/lei, riesca a tenere il focus più a lungo?
  • sta svolgendo attività strutturate o destrutturate?

Abbiamo già parlato della differenza tra questi due tipi di attività: mentre un’attività “strutturata” ha un inizio, uno svolgimento e una fine (gioco del preparare il caffè: fingo di prendere la tazzina, fingo di prendere il caffè, fingo di finire il caffè – attività iniziata a finita), l’attività destrutturata dura fin tanto che l’attenzione del bambino riesce a restare su uno o più stimoli (gioco con i sassolini, giocare con la sabbia, giocare con i vasi con l’acqua o i fagioli per i travasi ecc.)

Le attività destrutturate, possono mantenere livello più alti di concentrazione, persino portando nel famoso tempo del “flow“.

Stupiamoli per farli restare concentrati più a lungo

Consiglio in più: cerchiamo sempre di portare un elemento di sorpresa nelle attività del nostro bambino, quello che io, nei miei testi di specializzazione, ho chiamato “effetto wow nella pedagogia”.
Ti lascio la puntata del podcast in cui ne parlo!

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

©2021 Elena Cortinovis, Educatrice - Disciplina Dolce
Tutti i Diritti Riservati.
P. Iva 04461150163