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Pensiero magico nell’infanzia: una risposta dalla psicologia

Pensiero magico nell’Infanzia e come arriva all’età adulta, qual è il suo (importantissimo) ruolo nella crescita dei nostri figli e perché l’iper razionalità (talvolta cinismo, molto di moda) di noi genitori, potrebbe arrecare loro dei disagi.

La disciplina dolce parla sempre e con vigore dell’importanza dell’onestà e della sincerità con i nostri bambini.
Non mentiamo, non inganniamoli per far fare loro quello che ci fa comodo, scegliamo la via lunga e contorta ma benefica della sincerità.

E come la mettiamo con Babbo Natale? E con il topino dei Denti? E come la mettiamo con le fatine del sonno, con “i nonni che ci guardano da lassù”, gli angioletti e la voglia di insegnare loro la magia del surreale?

Tranquilli, non siete i primi ad essersi posti questo interrogativo: la psicologia e la pedagogia moderna si è già posta questi quesiti assolutamente legittimi ed è qui che subentra, anche in pedagogia, il principio del pensiero magico e del suo valore pedagogico.

Che cosa è il pensiero magico?

Il pensiero magico è un tipo di processo mentale umano, che non funziona in modo deduttivo ma di contiguità degli elementi come parte del tutto.
Il pensiero magico è una parte dei processi logici umani che portano a farci domande esistenziali (domande sul senso del bello, sul perché viviamo), è parte della nostra capacità di astrazione (cioè andare oltre il qui ed ora), ed è quindi parte di ciò che ci ha fatti evolvere come specie.

Il pensiero magico è una caratteristica cognitiva dei bambini, soprattutto dai 2 agli 8 anni.

Il pensiero magico inizia lo sviluppo dai due anni circa e arriva fino a circa 8 anni e dà ai bambini la capacità di trasformare la realtà, creare realtà alternative, nominarle, vederla in altro modo.

Dal punto di vista scientifico e pedagogico, il pensiero magico è un espediente cognitivo eccezionale che i bambini hanno a disposizione per riuscire a vivere in un mondo a misura di adulto.

Il bimbo vive in un mondo incomprensibile per lui, spesso poco accessibile.
L’eccesso di spiegazioni logiche ai fatti reali è accessibile (in parte) per un cervello adulto, ma non per un cervello immaturo e in fase evolutiva come quello dei bambini.

Spiegare il motivo scientifico per cui cade un dentino è troppo, non solo per il bambino ma anche per noi adulti.
Spiegare il motivo per cui, dopo un attimo di dolore e cambiamenti del corpo in crescita (appunto, caduta del dentino) segue un piccolo regalo da parte di un genitore, è un passaggio troppo complesso.

Raccontare la storiella del topolino dei denti è una zona di comfort cui loro hanno accesso con facilità e noi genitori dovremmo essere capaci di rientrare in quell’universo magico, senza saccenza ma con umiltà, e crederci anche noi, come facevamo da piccoli.

Lo so, fare il genitore cinico è divertente, porta approvazione sociale, non ci fa apparire “mamme pancine” o papà smidollati, ma i nostri bambini hanno invece davvero bisogno della validazione, da parte degli adulti, di quel mondo magico in cui ci sono le fate e c’è anche Babbo Natale.

Il pensiero magico esiste in tutto il mondo e in tutto il mondo è differente

Ogni paese del mondo ha un universo di credenze che hanno radici antichissime e escludere i bambini fin da piccoli, con la nostra razionalità adulta, da queste credenze, vuol dire strapparli via prematuramente dalle loro radici.

Assecondare il pensiero magico dei bambini non è mentire.
Dire che esiste Babbo Natale, non è mentire; bisogna, piuttosto, accompagnare con rispetto un bambino al momento in cui sarà in grado, da solo, a capire cosa è razionalmente possibile (provare benessere nel sentire determinati profumi, il senso di appagamento dello scartare un regalo) e cosa non lo è (un vecchio che percorre i cieli con una slitta).

Qui ho spiegato come e quando dire la verità su Babbo Natale

Il pensiero magico in età adulta scompare?

No, l’essere umano adulto si porta dietro un po’ di pensiero magico, parte della sua capacità di astrazione, una delle caratteristiche evolutivamente più preziose della nostra specie.
I rituali scaramantici, ad esempio, i portafortuna, gli oggetti regalatici da mamme, amiche, nonne che mettiamo quando vogliamo sentirci più forti, il maglione dell’innamorato che indossiamo per sentirci più vicini a lui, sono parte del pensiero magico di cui abbiamo bisogno per affrontare le parti della vita e della mente che non riusciamo a controllare.

Se il pensiero magico è così forte in noi adulti, perché dovremmo negarlo con assunti razionali proprio ai piccoli, che invece ne hanno cognitivamente più bisogno?

La magia non è una bugia.
Diamo ai nostri bambini la possibilità di sentirsi compresi e adeguati nei momenti in cui costruiscono i mondi magici di cui hanno bisogno, e diamoci la possibilità di appropriarcene ancora una volta, anche noi.

In fondo, siamo sempre molto concentrati nel dare ai nostri figli quello che non abbiamo avuto, rischiando di negare quello che, invece, di meraviglioso, abbiamo avuto.

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