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La fiaba in chiave Steineriana

Nel pensiero Waldorf, nulla parla all’anima del fanciullo e dell’adulto, come la fiaba.
Steiner diceva che la fiaba parla ‘alla luce della ricerca spirituale’.
Questo è tuttavia un percorso complicato, impervio, che sottende una profonda ricerca spirituale.

Nelle scuole Waldorf è considerato uno dei massimi strumenti educativi.
Solitamente nelle sezioni delle scuole steineriane, le fiabe vengono lette a partire circa dai 4 anni.
Le fiabe, secondo tale pensiero, dovrebbero esser raccontate la sera, poiché hanno un ambientazione ed un approccio sognante.

La fiaba deve stimolare nell’essere umano, di qualsiasi età, l’autocoscienza e la conoscenza di se.
Tramite la fiaba infatti l’essere umano coglie tracce del suo io e del suo percorso di vita.

Il concetto di triade

Molto spesso nelle fiabe più classiche e note (in particolare quelle dei fratelli Grimm) riscontriamo una triade costante che si ripete, tre omini, tre fratelli, tre sorelle e così via.
Ognuno di questi personaggi, analizzandoli, rappresentano il: pensare, sentire e volere. Pensando, comprendo. Sentendo posso fare esperienza e volendo creo relazioni con gli altri.
Queste azioni hanno il compito di stimolare le nostre forze animiche, affinché possiamo risvegliare le verità che giacciono nel nostro inconscio.

….e vissero per sempre felici e contenti….

Le fiabe che raccontiamo ai nostri bambini si concludono praticamente sempre con il ‘e vissero felici e contenti..’ perché tutti noi vogliamo raccontarci ed avere la speranza di un evoluzione positiva dei nostri eventi, anche nel caso di situazioni tragiche.
Tuttavia nonostante vi siano situazioni che evocano immagini sognanti e bellissime, capita anche di scontrarsi con fiabe cruente con streghe uccise in modo atroce ed ossa che vengono seminate nei campi. Spesso quando l’adulto legge queste parti di racconto, fatica ad accettarle e vorrebbe cambiarle, rendere le punizioni meno aspre. Questo perché l’animo di chiunque viene toccato dalla fiaba essendo viva in noi.

Steiner disse ai maestri delle scuole Waldorf che quando gli allievi assumevano un atteggiamento non adeguato (perché OVUNQUE succede, ovunque i bambini compiono ‘marachelle e birichinate’), suggerì di inventarsi delle fiabe/storie da raccontare in classe per qualche giorno o settimana, così che l’allievo apprendesse ascoltando una storia, dove aveva sbagliato, potendo giudicare il fatto di un racconto e comprendendo che il suo comportamento era errato.

Le funzioni della fiaba

Quando si racconta una fiaba dobbiamo avere chiaro le funzioni che possiamo trovarci:

  1. La funzione di specchio: è l’immagine di noi stessi che ritroviamo in quella fiaba. L’io indaga, e mosso da curiosità cerca di comprendere in cosa si rispecchia.
  2. La funzione di modello: è il tentativo di mostrare qual è il modo migliore d’agire in determinate situazioni.
  3. La funzione di mediatore: TUTTI apprendono dalla fiaba. Il maestro e l’allievo, il genitore ed il figlio. La fiaba è per tutti specchio e modello, poiché tutti noi siamo in continua evoluzione e ognuno di noi può apprendere qualcosa di nuovo di sè stesso e del mondo circostante.

La fiaba parla all’anima.
E’ importante essere consapevoli che non tutte le fiabe sono adatte a qualunque età. Ogni epoca evolutiva del bambino ha la fiaba adatta a sè.

“Le Fiabe sono per l’anima un tesoro, quel che danno allo spirito sussiste oltre la morte e in altre nostre vite terrene, porterà i suoi frutti.”

Rudolf Steiner

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