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Il valore pedagogico e la morale di Encanto: guida (dolce) ai personaggi

Il valore e il peso dei talenti e dei legami familiari: quanto possiamo imparare da Encanto sul piano pedagogico, come educatori.

Se come mamma delle mie de gemelle ho guardato Encanto mille e più volte (adoro!!), come pedagogista e teorica della disciplina dolce, ho riflettuto a lungo su tutti i messaggi che Encanto, il film di animazione della Disney, diretto da Byron Howard e Jared Bush, può dare a noi genitori.

Ne abbiamo anche parlato in una divertente e interattiva diretta su Instagram di come questo cartoon ha potato alla luce molti temi importanti ai quali tengo molto.

La morale di Encanto, se ancora vogliamo parlare di morale delle storie, è ben più di una e la storia di questa famiglia può darci tantissimi spunti di riflessione sui nostri figli, su noi come educatori e anche sulla comunicazione intergenerazionale.

Ovviamente un bambino molto piccolo non coglie tutta la morale di Encanto o tutti i messaggi di questo cartone: le mie gemelle che hanno 4 anni godranno della musicalità delle canzoni, poi piano piano coglieranno i messaggi alla loro portata, e magari ne parleremo insieme.

Ma noi genitori, cosa possiamo cogliere da questo cartone bellissimo e soprattutto dai suoi personaggi?

Iniziamo insieme un viaggio nella vita e nella storia dei personaggi di Encanto e vediamo quanto possiamo cogliere da ognuno di loro, come educatori e genitori.

educatrice e consulente per l'infanzia elena cortinovis

Abuela: la lotta tra l’ideale di famiglia e la realtà

Abuela, controversa capostipite della famiglia.

All’inizio, come amante della disciplina dolce quale sono, mi h fatto venire un po’ di mal di pancia e molti altri genitori la trovano un po’ antipatica. E sapete perché?
Perchè a volte siamo come lei (e ne parlo nel dettaglio nel secondo episodio del mio podcast)

Abuela è una mamma e nonna che ha sofferto tanto e per salvarsi ha idealizzato un concetto di famiglia che spesso si allontana dalla realtà, con conseguenze e pesi per chi fa parte della famiglia stessa.

Ed è un po’ quello che facciamo noi. Idealizziamo un nostro aspetto di genitorialità e quando qualcosa non va come vorremmo ci cade tutto addosso (e facciamo cadere la nostra delusione addosso alle persone che amiamo).

Abuela non è cattiva; lei ha creato un prototipo mentale di famiglia perfetta, perché ha sofferto.
Anche noi abbiamo delle ferite, che spesso curiamo con un ideale: gli anni in cui abbiamo lottato per avere figli che non arrivavano, o essere diventati genitori senza averlo pianificato. Il dolore di chi viene da un divorzio litigioso o da una famiglia disfunzionale, il dolore di chi ha vissuto il peso di aspettative troppo alte: per salvarci, spesso, immaginiamo una famiglia perfetta, in cui anche noi siamo perfetti.

Quando però qualcosa non va come lo avevamo immaginato e idealizzato diventiamo… come Abuela. E possiamo creare aspettative non giuste e sfidanti per gli altri.
Abuela a tratti diventa una figura tossica per i suoi nipoti.

Io non vorrei mai che le mie bambine, per farmi felice come mamma, prendessero delle decisioni che le rende infelici.

Abuela alla fine capisce che l’amore reale è molto più importante dell’amore idealizzato.

Zia Pepa: ballare sotto la grandine delle emozioni

Zia Pepa è una figura apparentemente secondaria che io AMO.
Se pensiamo a zia Pepa pensiamo alle emozioni, quelle prorompenti e che si vedono. Quelle ingombranti.
Le emozioni che lei vive vanno a modificare quelle degli altri.
Qui si apre uno spartiacque tra le emozioni prorompenti dei nostri figli che sì, modificano l’ambiente circostante perché loro ancora non sanno gestirle, e le nostre emozioni prorompenti. E vanno analizzate su due piani diversi.

Pensiamo al doppio standard che applichiamo tra emozioni prorompenti di un bambino e di un adulto: Se una bambina piccola piange cerchiamo di sedare l’emozione con un “dai, non vedi che ci guardano tutti? Vedi altri bambini piangere?”, mentre noi adulti ci prendiamo la libertà di liberare il nostro disagio per nervosismi sul lavoro, in coppia, per il nostro stress. Le emozioni dei nostri figli meritano di essere vissute senza pensare agli altri, attraverso l’accettazione delle loro emozioni più difficili. Se serve, balliamo anche noi sotto la grandine delle emozioni di zia Pepa.

Parte del nostro ruolo è anche accompagnarli in questa serena decodifica, ma permettere loro di viverle in modo completo finché sono troppo immaturi per “curarle” da soli.

E poi ci siamo noi adulti che, a volte, come zia Pepa, non siamo in grado di gestire e “gestare” le nostre emozioni; come quelle mamme o quei papà con un disagio così ingombrante che modificano tutto l’ambiente circostante, mettendo tutta la famiglia a vivere nella “Missione” di sedare quel temporale.

Bruno: convivere con un talento pesante.

Bruno è una figura estremamente profonda; servirebbe uno spin-off di 10 ore solo su di lui per analizzare la sua vita.

Un peso che abbiamo difficoltà ad accettare e da cui gli altri sono spaventati; un peso che ci porta a isolarci.
Mi vengono in mente le disabilità, una diagnosi che fa paura agli altri perché la società non è abituata a gestire la diversità.
Bruno ci racconta come spesso noi stessi ci allontaniamo con il nostro “talento pesante”, finché non c’è qualcuno che non ci vede più come minaccia, ci tende la mano e ci riavvicina.

Bruno ha un talento che ha bisogno di persone come Mirabel (della quale parliamo in chiusura) che abbiano il talento, troppo spesso sottovalutato, di tendere la mano e non aver paura dei talenti diversi.

Julieta, la mamma che tutti vorremmo e possiamo essere

Julieta è la mamma che accoglie, che comunica, che accetta.

Julieta è la mamma che cura con il cibo, e già qui è chiaro che l’intento simbolico e pedagogico di Encanto è ben delineato nella mente degli autori, perché in psicologia antropologica mamma è cibo/mamma è cura.
Nelle fenomenologie ancestrali cibo e amore materno appartengono alla stessa sfera simbolica.

Julieta ha fiori che escono dalle tasche, cibo che cura, accoglienza. E’ la madre terra che accoglie (spoiler: talento che Mirabel ha ampiamente ereditato).

Dolores: i dolori di chi sente tutto e troppo

In Encanto, Dolores può avere la semplice parvenza dell’impicciona (ha un udito super sviluppato) anche antipatica.
A me invece fa pensare a tutte quelle persone così empatiche che riescono a sentire le emozioni degli altri molto più di quanto loro stesse vorrebbero.

Questo porta ad interiorizzarle e quindi a star male per il male degli altri.
Dolores è… un po’ come i bambini che sentono (sul piano dell’udito o delle emozioni) i genitori che litigano. Penso a quei bambini che vorrebbero parlare di qualcosa che hanno sentito e percepito con troppa chiarezza e non sanno se possono condividere questa consapevolezza o se tenerne il peso da soli.

Antonio: il valore di chi ci guida nella scoperta di un talento

Il piccolo Antonio, all’inizio non ha un talento, ma lo scopre alla fine: Antonio comunica con gli animali.
Il punto è… come lo scopre?

Antonio è il più piccolo, il chiaro esempio della meravigliosa immaginazione dei nostri bambini.
Mirabelle gli regala una piccola tigre e questa sarà l’animale guida del piccolo Antonio.

Antonio è il bambino che ha bisogno di stimoli per coltivare il suo talento, che ha bisogno di qualcuno che dimostri fiducia non solo nel suo talento, ma soprattutto nella sua possibilità di crearlo da sé, curarlo, coltivarlo
Questo ruolo può e deve essere ricoperto anche da fratelli e sorelle e non solo dai genitori; la battuta “I need you, Mirabel” dice tutto.

Camillo: chi diventa tutto e tutti… e non sa chi è davvero

Ma quanto amiamo Camilo quando, durante la canzoncina iniziale, si trasforma nella mamma stanca, per farla riposare cullando il suo bimbo!

Lui si trasforma in altre persone, in chiunque voglia.
Bellissimo vero? Tutti vorremmo un amico Camilo.
Ok, ma chi vorrebbe essere Camilo?

Mica facile, la vita di Camilo, che modifica il suo modo di essere per adeguarsi alle circostanze e ai bisogni.

Quanto deve essere difficile trasformarsi sempre in altri per farsi accettare e per assurgere ad un ruolo, quello che tutti si aspettano sempre.
Quanti sono i Camilo in ascolto?

E, quanti hanno dei piccoli che stanno diventando dei piccoli Camilo?
Come genitori è importante insegnare a chi ha il dono dell’aiuto, del trasformarsi in mille cose per dare una mano agli altri, a soffermarsi più spesso sulle proprie emozioni e sui mezzi che abbiamo per assecondarle.

Luisa: il peso delle aspettative

pedagogia di encanto - luisa

Io sono in grande empatia con Luisa, un personaggio azzeccassimo nel quale tantissimi si riconoscono: Luisa porta addosso un peso di aspettative ingombranti.

La donna che ripara, che regge e sorregge, la donna che… lavora, è manager, va a prendere i figli a scuole a danza, ripara le cose in casa, corre da tutti perché a tutti serve.
Ah, no, forse adesso sto parlando di te e non di Luisa 😉 .

Non possiamo sempre essere forti, senza debolezze. Neanche Luisa può.
Quanto ci trasformiamo nelle Luise di turno, che non chiedono mai?
Luisa è meravigliosa, ci mette tutto l’impegno del mondo per adeguarsi al “suo ruolo”… ma deve imparare a chiedere aiuto, perché la forza vera sta anche nel delegare, nel chiedere e nel dimostrarsi deboli.

Poi ci sono le Luise bambini…. come i fratellini “grandi”, che magari hanno 5 anni, e devono aiutare la mamma con la sorellina, che non devono essere gelosi.

Ci sono tante Luisa nei bambini che adultizzati, caricati di pesi troppo grandi per le loro piccole ossa emotive, che devono sempre essere all’altezza delle aspettative, all’altezza di quei continui “è un ometto, ormai” (età anagrafica, 4 anni), “è davvero una bambina grande!” (all’anagrafe, 6 anni).

Isabela: l’etichetta della bambina bravissima

Isabela morale encanto

Se Luisa è la forte, Isabela è “il bravo bambino”.

La povera Isabela, da questa etichetta di perfezione non riesce a liberarsi.
Sempre pettinata, bellissima, sempre a fare quello che gli altri si aspettano… così tanto che si sta per sposare con una persona che non ama.

Che succede se un giorno Isabela sbaglia, non asseconda le aspettative, non riesce a fare quello che gli altri vorrebbero?

Quanto Isabela sta bene? Quando crea un cactus asimmetrico, che punge, macchia ed è diverso dalle bellissime rose del giardino.

E il tuo “bimbo bravissimo”, quando è davvero felice?

Mirabel: il diritto di essere meravigliosamente ordinari, eppure indispensabili

La protagonista di Encando è Mirabel, la sola a non avere un talento magico, nella sua famiglia di talenti straordinari.

Lo stesso regista Jared Bush afferma che Encanto…

«… è incentrata su una persona convinta che la sua famiglia non la capisca: nel corso del film, imparerà a comprendere la sua famiglia e poi anche se stessa»

Mirabel è il classico esempio di figlio (o nipote) ideale che… fa crollare le aspettative dell’adulto educatore di riferimento e lotterà tutta la vita per farsi accettare.

Il suo adulto di riferimento non accetta la sua “normalità”, facendola uscire dalla sfera del figlio/nipote ideale (e amato).

Chi è Mirabelle se non qualcuno che (apparentemente) non ha un talento ma deve lottare più a lungo per cercarlo e talvolta costruirlo e crearlo?

Pensiamo ai bambini che vengono da famiglie in cui sono tutti artisti e… niente, a loro l’arte proprio non interessa. Pensiamo a chi viene da una famiglia di insegnanti e intellettuali e no, non ama leggere.

Eviterei di fare l’esempio dei genitori che amano De André e Guccini con figli adolescenti che non hanno il coraggio di ammettere che amano Gigi D’Alessio o Tiziano Ferro, ma vi garantisco che è un fenomeno drammaticamente diffuso.

Quindi tutti lì concentrati a pensare il bambino non ama leggere (che vergogna!!) e nessuno si accorge che invece sa disegnare, creare musica, sa ascoltare.
O, come nel caso di Mirabel, sa amare incondizionatamente, sa accettare i difetti di tutti, sa curare le ferite, sa riportare a casa i propri cari.

Mirabel ha il dono tanto ordinario quanto indispensabile di tenere unite le crepe dei propri affetti attraverso un amore incondizionato per i suoi cari e persino per i suoi traumi passati.

Qual è il tuo personaggio preferito di Encanto?

2 Commenti

  • Avatar
    Alice Pubblicato il 23 Gennaio 2022 12:06

    Stupendo articolo, mi sono dovuta fermare spesso per asciugare le lacrime emozionali. Grazie ☺️ analisi stupenda dì un film adorabile

  • Avatar
    Simone Pubblicato il 8 Maggio 2022 22:05

    Ciao, ho appena finito per la decima volta, il film con le .ieie bambine.
    Quella dei personaggi è un analisi interessantissima. Grazie.
    Io mi sono accontentato di provare a cogliere io senso del film che ritengo sia la mutevolezza della vita, che le cose belle, ma anche quelle brutte, finiscono.
    Simbolicamente Mirabel è la farfalla 🦋 (nei disegni della sua maglietta, e anche sulle pareti della sua cameretta: è posizionata lungo la striscia blu dove ci sono le lettere, alla fine dell’ alfabeto compare la farfalla e poi ricomincia dalla A, simboleggiando appunto la ciclicità della vita.
    Ciò che il bruco crede sia la fine del mondo (come Mirabell stessa crede di se stessa e del suo operato) per il resto del mondo è la farfalla, e infatti grazie alla rinascita di Mirabel anche la famiglia, rinasce.

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