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Correggere impugnatura? No Grazie.

Rispettare il bambino nelle fasi della sua vita. 

Questa è la base fondamentale della Disciplina Dolce.
Oggi parliamo di bambini che si approcciano alla scrittura
Scrittura come forma di espressione della loro creatività, quindi sia essa fatta da scarabocchi volti al “lasciare traccia di se” sul foglio, fino alla sperimentazione delle prime figure e di numeri e lettere.

Esiste  sicuramente un modo corretto e uno scorretto per impugnare la matita, ma non è forzando l’impugnatura corretta che otterremo i risultati sperati.


Cosa fare se il nostro bambino non la impugna correttamente? 

Iniziamo col dire cosa NON fare: forzare e obbligare il bambino che colora e disegna per spirito artistico. Egli sperimentare i colori, i movimenti e per lasciare un segno sul foglio. 

Bloccandolo e forzandolo su un movimento che non lo appartiene il rischio è di ledere la sua autonomia, la sua autostima e di farlo sentire incapace

La sua reazione potrebbe essere quella di avere un blocco verso il disegno e la scrittura evitando di farlo proprio per non deludere le aspettative del genitore. 

Dal punto di vista montessoriano Sara spiega: 

“La scrittura è un processo, un percorso che avviene nell’arco di diverso tempo, si parla di mesi, anni! 

Il prerequisito fondamentale a una buona scrittura è l’esercizio della mano, l’allenamento dei muscoli e della propriocezione (percezione del sé corporeo, in questo caso della mano stessa). Quando i muscoli sono ben allenati la scrittura è qualcosa di estremamente naturale e, tendenzialmente, quando il bambino percepisce di poter scrivere tratti precisi, si mostra interessato ad apprendere i segni grafici di lettere e numeri. 

Avere una buona impugnatura significa non faticare nell’atto di scrittura (un buon utilizzo di matita o la penna, consente di non sovraccaricare i muscoli del braccio e della spalla) e avere una buona grafia. Di conseguenza, impugnare bene equivale a maggiori capacità grafiche e, molto probabilmente, maggiori soddisfazioni nel bambino che percepirà grande autostima di fronte alle sue conquiste.

Montessori sostiene che l’adulto non debba intervenire in maniera diretta nella correzione dell’impugnatura. È più opportuno domandarsi su cosa lavorare. Ricordiamoci sempre di osservare il nostro bambino, partiamo dal suo interesse e proponiamo esercizi in cui venga allenata la “presa principe” (presa a 3 dita, quelle utilizzate per impugnare) come, ad esempio, i travasi con le pinze.

Anche gli strumenti di scrittura con cui il bambino ha a che fare devono essere alla portata di questo importante apprendimento:

Ma l’adulto cosa può fare in concreto? 

Dare il buon esempio! Lasciare che il bambino possa osservare i movimenti e replicarli. Mostriamo sempre, con lentezza, come impugnare la matita. Non servono grandi parole, l’esempio è uno strumento silenzioso ma assolutamente efficace!

N.B. presentare i movimenti è un’operazione delicata, c’è un’accortezza che possiamo attuare per renderla più fruibile possibile: posizioniamoci a lato del bambino (non di fronte). Se l’adulto è destrimane si metterà alla destra del bambino, se mancino, alla sinistra del bambino; in questo modo il nostro braccio non interferirà con la visuale dei movimenti.

Perché montessori è così fissata sul non correggere l’errore?

Per due ragioni:

  1. correggere significa dire “hai sbagliato, così non va bene”, anche se non lo verbalizziamo, il messaggio che passa è questo e la conseguenza più comune è la frustrazione che potrebbe degenerare nel rifiuto verso quell’attività.
  2. Interrompere il processo creativo in atto, a lungo andare, provoca quella che Montessori definisce come “morte dell’interesse”. Sì perché se ci intromettiamo continuamente in qualcosa che non fa parte del nostro ragionamento (non possiamo conoscere le ragioni profonde che muovono l’agire del bambino) interrompiamo la curiosità motrice di ragionamenti e riflessioni interiori.

Consigli pratici?

Partiamo sempre dall’interesse del bambino e proponiamo attività mirate all’esercizio della manualità fine, spaziamo con tutto quello che ci viene in mente:

  • Martello e chiodo
  • Nastro in cui infilare perle
  • Travasi con e senza pinze
  • Ritagli 
  • Collage
  • Avvitare/svitare

In un approfondimento dell’approccio Waldorf, Veronica spiega:

“Del mondo Waldorf abbiamo già parlato dell’importanza rivestita dal lavoro manuale all’interno delle varie scuole. 

Dato il particolare interesse sull’argomento dell’impugnatura, che desta qualche preoccupazione, ho piacere di esporre un paio di concetti e dirvi come le scuole Steineriane lavorano sull’impugnatura e sulla mano.

Partiamo dal presupposto che i bambini per apprendere e cimentarsi in qualcosa ricercano la soddisfazione e la gratificazione. A poco servono le schede di pregrafismo per taluni bambini che le trovano monotone e noiose (ne ho incontrati diversi). 

Ma se allora nelle scuole Waldorf non vengono date schede di pregrafismo, i bambini come allenano la mano, come si esercitano all’impugnatura della matita?

Steiner diceva:

“Come si può pretendere di sapere qualche cosa sui grandi misteri del mondo, se all’occorrenza, non si riesce a rammendarsi le calze o a farsi un paio di scarpe? Un bravo filosofo sa anche attaccarsi un bottone…”.

Ecco che subentra dunque il lavoro manuale.

Di seguito qualche spunto:

  1. LAVORARE LA CERA D’API (3+)

Viene solitamente proposta dai tre anni in versione naturale. È compatta e tesa, e per essere lavorata richiede va maneggiata più e più volte perché è solo con il movimento ed il calore delle mani che questa si scalda e diventa pronta per essere lavorata.

Richiedendo molta manipolazione vengono rafforzati moltissimo i muscoli della mano.⁣ Proprio per questo motivo viene proposta molto nelle scuole Waldorf anche dopo il primo settennio, e come allenamento alle attività di prerequisito alla scrittura.⁣⁣ Oltre a sostenere le competenze di motricità fine e grossolane, non viene tralasciata la creatività di ciascun bambino !⁣⁣

2. IL LAVORO A MAGLIA 

Una delle cose che più mi sorpresa durante un incontro di presentazione con un maestro Waldorf, fu scoprire che durante l’anno che nella scuola tradizionale definiamo prima elementare/ primo anno della scuola primaria, non si impara a scrivere..s’impara a lavorare a maglia. 

Questo perché sempre attraverso il fare i bambini sviluppano ed allenano il movimento della loro mano, la presa ed ovviamente la muscolatura e tutto il  collegamento mano spalla. Legando ogni cosa all’intenzione: PENSARE, SENTIRE, FARE.

Pare chiaro come non serva intervenire con imposizioni su un’impugnatura sbagliata, creando frustrazione. 

Non è necessario correggere, anche se silenziosamente, come viene tenuta in mano la forchetta, il pennarello ecc..

E’ molto più produttivo metterci a lavorare con i nostri bimbi, che ci osservano ed acquisiscono informazioni tramite i neuroni specchio, proporre occasioni e rendendo accessibili materiali e strumenti che verranno esplorato fino a raggiungere l’impugnatura corretta.”

Elena, Sara e Veronica

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