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Burnout genitoriale: sappiamo gestire le nostre frustrazioni?

Sapresti riconoscere e anticipare un burnout genitoriale riconoscendo la provenienza della tua frustrazione?

Come dico sempre anche nella sigla del mio podcast sulla disciplina dolce, a volte essere genitori è difficile come scalare una montagna a mani nude.

Non mollare la presa può essere davvero difficile e spesso le difficoltà, che non ci aspettavamo essere così grandi prima di diventare genitori, portano tanta frustrazione e soprattutto, possono portare ad un burnout genitoriale, cioè un vero esaurimento.

bambini che litigano

Che cosa è il burnout genitoriale?

Dall’inglese, burnout indica un esaurimento e un’apatia da eccesso di stress: il dover gestire troppe cose insieme, lunghi periodi di carico fisico ed emotivo, notti insonni, preoccupazioni spesso unite a disaccordi con il co–genitore o con l’entourage dei genitori, porta mamme e papà ad un livello molto alto di stress.

Uno stress di cui, purtroppo, risentono spesso anche i nostri bambini.

Chi mi segue da un po’ lo sa, io sono una sostenitrice dei buoni percorsi di terapia, individuale o di coppia, e credo che nei moment di forte difficoltà emotiva sia molto utile farsi dare una mano da esperti.

Tuttavia, in questo articolo e nella puntata 22 del mio podcast (che puoi ascoltare anche senza uscire da questa pagina), ti dico qualcosa che spero possa tornarti utile su come gestire la frustrazione, per non arrivare ai punti di rottura, ai burnout molto più complessi da gestire e superare da soli.

La frustrazione è sempre negativa?

bunrout genitoriale

Uno dei mantra della disciplina dolce è che nessuna emozione è davvero inutile, neanche una negativa e svilente come la frustrazione.

La frustrazione di noi genitori può essere un forte campanello di allarme che ci può dire quando è il momento di cambiare rotta, senza tragedie.

Ed è questo il punto più difficile ma impotransissimo: imparare a gestire la frustrazione senza rabbia, prima che diventi prorompente, ma con lucidità è una delle chiavi per impedire ad una situazione negativa di arrivare alla deriva.

L’emozione della frustrazione ci risveglia, ci fa reagire (se la affrontiamo prima che arrivi la rabbia e il senso di impotenza).

La frustrazione trasformata in azione può fare la differenza.

Azioni per cambiare rotta a ciò che ci porta frustrazione

1. Pensa a che cosa ti crea davvero frustrazione

Focalizza su ciò che è la reale causa del tuo disagio. Sei triste perché tuo figlio non ti ascolta o perché non senti di svolgere al meglio il tuo ruolo da genitore?

Sei frustrato perché il tuo capo non ti valorizza, o perché senti che in fondo non stai lavorando come dovresti (per ragioni anche accettabili, ma tant’è…)?

Insomma, razionalizza il sentimento che provi, senza cercare colpevoli bensì origini del sentimento stesso.

Dunque, usiamo un po’ di pensiero laterale per capire quali azioni possiamo fare per modificare, anche gradualmente, la situazione. Ma questo punto lo spiego meglio nel prossimo paragrafo.

2. Come trasformare frustrazione in azione?

Facciamo un esempio, relativo al mondo dell’educazione:
Poniamo caso che la tua frustrazione sia che il tuo bambino non ti rispetta, ti ride in faccia quando gli dici di non fare una cosa, ti fa “i dispetti” o fa troppo spesso i capricci.

Puoi pensare, tramite un approccio calmo e razionale (senza rabbia) al fatto che, ad esempio, tu stessa quando il tuo bambino fa una faccia arrabbiata, ridi, per cui per lui la reazione al tuo rimprovero è ovviamente quella di una risata.

Oppure ride perché vuole ridarti un sorriso…

Prima di andare avanti e per aiutarti a razionalizzare alcune cose che possono portarti frustrazione come genitore, vorrei che approfondissi su che cosa sono davvero i capricci (e perché in realtà nessun bambino al di sotto dei sei anni li fa davvero).

E magari potrebbe esserti utile sapere come mai tuo figlio non ti rispetta.

3. Accettare situazioni che non possiamo (ancora) cambiare

come essere assertivi - alena cortinovis

Dopo aver ragionato su cosa possiamo fare per usare la nostra frustrazione per cambiare rotta e modificare una situazione, è il caso di chiederci, soprattutto come genitori, se dobbiamo e possiamo realmente cambiare ogni situazione difficile o se ci sono delle cose che per il momento dobbiamo imparare ad accettare, magari con un nuovo approccio.  

A volte ci irrigidiamo o abbiamo ansia e, appunto, frustrazione perché i nostri figli non sono come quelli degli altri, perché hanno l’età per lo spannolinamento ma ancora niente, fanno la pipì in giro per casa.

E noi magari abbiamo fretta perché “se non impara a farla nel vasino questa estate, non me lo prendono al nido”.

Oppure siamo snervati perché i bimbi dell’amica dell’amica già mangiano da soli, e i nostri ancora no.

Dove sbagliamo? Perché i bambini non sono come gli altri?

Beh, la risposta chi mi segue da un po’ e chi ha conosciuto La Dolce Guida, la sa già: i bimbi non sono dei robottini usciti tutti dalla stessa fabbrica, che devono avere le stesse performance. I bambini hanno ritmi di sviluppo e maturazione diversi, e noi dobbiamo aspettarli.

Queste sono le cose importanti che non dobbiamo impuntarci a cambiare ma che dobbiamo rispettare, cioè i tempi e le indoli dei nostri bambini.

Anche la differenza tra figlio ideale e reale e, dunque, tra il genitore che credevamo di poter essere versus i genitori in umana difficoltà che invece siamo può essere fonte di grande frustrazione.

Ma se dei piccoli dobbiamo accettare carattere, indole e temperamento, noi possiamo sempre cambiare approccio, essere flessibili e sposare un nuovo modo di essere genitori e persone.

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