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Bimbo che gioca da solo: perché è utile e come incoraggiarlo

Un bimbo che gioca da solo, nostro figlio, in un angolino, mentre sposta la sabbia da un bicchiere ad un altro, o che muove i pennarelli e li fa parlare dicendo cose che non capiamo, a molti di noi non fa un bell’effetto… almeno finché non scopriamo quanto quella solitudine gli sia utile.

A volte ci sembrano così “soli”, ci dispiace, addirittura ci sentiamo in colpa mentre li vediamo lì, ai piedi del divano a “fare cose”.
Invece di goderci quei momenti di pace per noi e, soprattutto, di concentrazione e auto consapevolezza per loro, ci sentiamo in difetto e interveniamo, ci avviciniamo, vogliamo giocare con loro.

Invece devi sapere che quei momenti non sono solitudine ma
sviluppo della contrazione
sviluppo dell’auto consapevolezza
sviluppo della fantasia
sviluppo dell’autostima.

Far giocare il bambino da solo quando ne ha bisogno è una possibilità importantissima che diamo ai piccoli per il loro sviluppo, permettendo loro di entrare in quel “flow”, flusso la cui preziosità è stata teorizzata da luminari della psicologia infantile.

Io sono Elena Cortinovis, pedagogista e ferma sostenitrice della Disciplina Dolce, un approccio rispettoso verso l’infanzia e incredibilmente utile ai nostri figli e al nostro rapporto con loro, anche quando saranno adulti.

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Il gioco autonomo allena il
problem solving

Il gioco autonomo, cioè quello è per noi il “bambino che gioca da solo”, in realtà permette ai piccoli di trovare più facilmetne e con più sicurezza, soluzioni ai primi piccoli grandi problemi della vita.
Il bambino sviluppa il senso di auto efficacia, primo passo verso la costruzione dell’autostima, proprio quando non c’è lì un adulto che, per aiutarlo, spiega come si fa una bambolina con quella foglia di mais con la quale il piccolo sta giocando.

flusso o esperienza ottimale

Il Gioco autonomo permette al bambino di capire cosa gli piace e che cosa no

Vediamo un bimbo colorare spesso e intuiamo che ama colorare.
Oppure vediamo nostro figlio piccolo giocare con le macchinine, e diamo dunque per ovvio che queste siano il suo gioco preferito. Ma magari, non mettiamo mai il bambino davanti a cose che non siano i giochi che già ha e che sono “strutturati”.
Se invece diamo ai piccoli la libertà di “creare” e sperimentare in autonomia, senza troppi stimoli da parte nostra, e osserviamo, possiamo capire quali sono le sue preferenze a prescindere dai giochi (strutturati) che già ha o nei quali si imbatte più spesso.

Questo dà grande consapevolezza di sé.

Lo sai che puoi ascoltare i contenuti di questo articolo nell’episodio 41 del mio podcast

Il gioco autonomo ha un effetto regolatore delle emozioni ed esperienze

Il gioco da solo permette al bambino non guidato in una struttura ludica precisa di rivivere e ricostruire esperienze trascorse, a volte anche difficili. A volte non capiamo perché un bambino fa “quel” gioco, perché mentre parla con un draghetto-foglia dice “quelle” cose.
Può essere perchè gli piace, o perché deve elaborare qualcosa.
Nella sua mente un bambino, con il gioco, rielabora un’esperienza nel suo spazio.

Giocare da solo aumenta la creatività e l’immaginazione

Quello che per noi è una palla, per lui è un drago, un pianeta, la luna e tutto quello che a un bambino pù grande o a un adulto non verrebbe in mente.

La nostra presenza e spesso anche la presenza di altri bambini, potrebbe non essere che un limite.
Attenzione, non voglio dire che bisogna far giocare i bambini sempre da soli, è ovvio! Ma che il gioco in autonomia deve diventare, piano piano, una parte incoraggiata della sua play-routine.

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Se sono autonomi nel gioco, possiamo avere più tempo per noi

Se li lasciamo liberi di giocare da soli senza continui interventi… abbiamo più tempo per noi. Possiamo leggere, stirare, lavorare…
Se resteremo lì, in caso di bambini sotto i quattro anni, daremo loro la certezza del “vederci” e poterci chiedere di tanto in tanto un rinforzo positivo, che può essere un sorriso, una domanda sul suo lavoretto, un commento su quello che fa, e poi tornerà a giocare da solo e rientrare nel suo “flusso”.

Come incentivare e coadiuvare il gioco autonomo nel bambino che non gioca da solo

  • Incentiviamo il gioco destrutturato , cioè il gioco che non è legato a strutture dettate dai giocattoli. 
    Se, ad esempio, una casa delle bambole è un gioco strutturato, un cartone, una scatola o più scatole, possono invece essere elementi di un gioco destrutturato, che non è legato a “una traccia” ma alla totale fantasia del bambino.
  • Quando lo vediamo concentrato per qualche minuto nel “fare qualcosa”, come travasare sabbia o acqua, osservare un oggetto e girarselo tra le mani, osserviamo con discrezione, ma NON interveniamo.
    Quelle fasi di “flusso” sono le prime fasi di quello che potrebbe crescere come “gioco autonomo”.
    In questo articolo di Silvia D’Amico puoi leggere “i 6 elementi essenziali del Gioco Autonomo
  • “Rinforzo positivo”, solo se richiesto, e non banale.
    Quando un bimbo fa qualcosa in autonomia, finché non cerca il nostro sguardo e la nostra approvazione, un nostro parere su qualcosa che ha fatto, vuol dire che è ancora “immerso” nel suo lavoro, nel suo flusso. Non interrompiamolo con i nostri “ma bravo!” Ricorda che il bambino si rinforza da solo! Non ha bisogno di un adulto che continua a sottolineare le sue competenze, lui è soddisfatto da sè stesso per quello che fa: si chiama senso di auto-efficacia!

La disciplina dolce cerca di togliere la patina della banalità dal rinforzo positivo: dire continuamente “bravo” a nostro figlio non lo aiuta nella costruzione di autonomia e autostima, ma al contrario, lo lega sempre di più all’approvazione degli altri.

Anche come fare un rinforzo positivo utile e inserirlo nella nostra comunicazione con i nostri piccoli, è tra i tantissimi argomenti approfonditi trattati ne
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Ti aspetto, non perdere questa occasione!

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